Articolo33 e Pepeverde
Scegli l'abbonamento adatto a te
Scopri di più

Le notizie della settimana

dal 31 gennaio al 06 febbraio 2022

Rassegna stampa. Buon lavoro Presidente Mattarella, e grazie

Al termine di una delle settimane più convulse della nostra storia repubblicana e della vita democratica dei partiti e del Parlamento, è stato rieletto quale Presidente della Repubblica per il prossimo settennato Sergio Mattarella. Tutti conosciamo la sensibilità del Presidente Mattarella verso le nuove generazioni e la qualità del sapere e dell’istruzione, manifestata più volte nel corso di questi anni. E pertanto tutti auspichiamo, anzi siamo certi, che la riconferma sia anche il segno, per il futuro, di una continuità nel rapporto solidale e proficuo tra il Presidente Mattarella e il complesso mondo dell’istruzione.

Detto ciò, la settimana politica e parlamentare può essere raccontata come il vero culmine della crisi di legittimazione dei partiti e delle loro leadership, una crisi che davvero ha rischiato di mettere in pericolo l’assetto formale della Costituzione e delle istituzioni democratiche. Per un’intera settimana la stampa – soprattutto quella scritta, molto meno quella televisiva – è stata l’eco di questa profondissima crisi della politica, ne ha colto le tensioni e le esasperazioni, ne ha trasmesso le convulsioni e le imbarazzanti approssimazioni. Due elementi caratterizzanti citiamo qui solo per brevità: il primo è che nessuna delle coalizioni di centrosinistra e centrodestra aveva i numeri potenziali per poter eleggere un presidente di parte, e dunque occorreva un dialogo serrato ed efficace, leale e trasparente per un’elezione condivisa. Il secondo elemento è la caduta verticale in drammatiche sgrammaticature istituzionali che hanno finito per alimentare le tensioni e la già pesante crisi di legittimazione dei leader. Prima ancora che lunedì il voto fosse partito in Parlamento in seduta comune delle due Camere, Silvio Berlusconi annunciava il ritiro della sua candidatura, dopo che ogni tentativo telefonico per racimolare qualche altro voto era naufragato miseramente (in realtà, una consolidata prassi vuole che alla Presidenza della Repubblica non ci si candida, per ovvie opportunità politiche). Su Repubblica del 24 gennaio Ezio Mauro scrive "dalla constatazione che l'intero mondo politico italiano ha vissuto sotto ipnosi questo lungo periodo di avvicinamento al Colle, suggestionato dal miraggio di due semicandidature molto diverse tra di loro, quella di Berlusconi e quella di Draghi che apparivano e scomparivano, ma intanto occupavano il terreno e assorbivano le energie politiche di chi le sosteneva, di chi le avversava e anche di chi aspettava di decifrare i rapporti di forza prima di schierarsi, e il risultato è che oggi si parte da zero, come se non ci fosse un'intelligenza strategica della società politica da sfruttare, e nel momento in cui una candidatura appassisce si preoccupa di azzoppare anche l'altra, comunque, purché la somma risulti nulla". I giorni seguenti sono stati caratterizzati da un susseguirsi vorticoso di schede bianche, incontri tra leader, e candidati lanciati mediaticamente per essere bruciati qualche minuto dopo, proprio in virtù di un equivoco di fondo per il quale il cosiddetto “boccino” spettava al capo della coalizione di centrodestra indicato in Salvini. Il 28 gennaio si assiste a una farsa che coinvolge purtroppo la presidenza del Senato, seconda carica dello Stato: la candidata al Quirinale del centrodestra, Elisabetta Casellati, non sfonda la soglia considerata minima di 400 voti e si ferma a 382. Entrano in gioco i franchi tiratori: mancano infatti all'appello 71 voti.

E per chiarire cosa davvero stia accadendo nel centrodestra, dopo l’imbarazzante figuraccia della presidente del Senato Casellati, occorre leggere un’intervista del presidente della Liguria Giovanni Toti al Corriere della Sera del 29 gennaio. "Siamo 32. Credo che più d'uno fra noi abbia dato il segnale che era sbagliato arroccarsi su posizioni che portano solo a un muro contro muro" dice. "L'elezione di un presidente va costruita - afferma Toti -. Non si può andare all'assalto, soprattutto se i numeri sono quelli che sono". Alla presidente del Senato sono mancati voti anche dal suo partito, Forza Italia. "La disciplina di partito può arrivare fino a un certo punto - rileva il grande elettore -, il Parlamento non è una caserma". Per il presidente della Liguria bisogna evitare di continuare a fare nomi "senza un metodo e un obiettivo". Ovvero, bisogna togliere a Matteo Salvini, capo della Lega, quel protagonismo mediatico che lo ha indotto a compiere errori e scorrettezze (tra le altre, quella di candidare, mediaticamente, personalità importanti come il giurista Cassese o la direttrice dei Servizi segreti Belloni). Nel frattempo, e mentre ancora si polemizzava su questa o quella candidatura, in Parlamento saliva l’onda di preferenze per la riconferma di Mattarella. Sergio Mattarella è riletto dal Parlamento all’ottava votazione. Un bis quindi, il secondo nella storia repubblicana dopo quello di Giorgio Napolitano. “Desidero ringraziare i parlamentari e i delegati delle Regioni per la fiducia espressa nei miei confronti – dichiara il Capo dello Stato al termine dell'incontro nella sala del Bronzino con i presidenti del Senato, Elisabetta Casellati, e della Camera, Roberto Fico, che gli hanno comunicato l'esito della votazione –. I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla Presidenza della Repubblica nel corso della grave emergenza che stiamo tuttora attraversando, sul versante sanitario, su quello economico, su quello sociale, richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento”. “Queste condizioni – sottolinea Mattarella – impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati e, naturalmente, devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti, con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini".

Ci aspetta "un lungo anno pre elettorale", secondo Marcello Sorgi, che sulla Stampa spiega: "Draghi dovrà cercare di tenere insieme una maggioranza sempre più rissosa", anche "pagando le conseguenza della sua, ancorché solo iniziale, partecipazione alla corsa al Colle". Per ora, nota lo stesso giornale con Ilario Lombardo, il premier "prepara i primi 'no' ai partiti", e avrebbe già stoppato Salvini sulla richiesta di ulteriori fondi contro il caro bollette. A rafforzare il presidente del Consiglio, osserva Ugo Magri, la rielezione di Mattarella, che gli offre "uno scudo". Intanto, "Salvini è all'angolo" e nel centrodestra va alla carica Giorgia Meloni che, scrive Antonio Bravetti, si intesta la rifondazione della coalizione, guarda ai tanti delusi di Lega e FI, e si prepara a dare battaglia sulla riforma presidenzialista. Alle difficoltà interne di Salvini si dedica anche il Messaggero, che con Emilio Pucci parla di "fronda dei governatori" nella Lega: i presidenti di Regione mettono in guardia il leader dall'evocare crisi di governo. Il quotidiano romano riprende anche, ma non è l'unico a farlo, il tema della legge elettorale, una partita che dovrebbe aprirsi adesso per andare al voto con regole nuove. Proporzionale o maggioritario? Tra i partiti sarà scontro anche su questo. Repubblica, che con un editoriale del fondatore Eugenio Scalfari plaude alla rielezione di Mattarella che rinsalda Draghi a Palazzo Chigi ("Due uomini giusti ai posti giusti") si concentra sui 5 Stelle; Matteo Pucciarelli racconta che una frangia preme per sfiduciare Conte mentre Grillo è furioso per la vicenda Belloni. Politicamente, evidenzia un'analisi di Sebastiano Messina, il dato è che nei rapporti con il Pd sarebbe ora Di Maio e non più Conte l'interlocutore di Letta. Anche il Fatto quotidiano, che in prima pagina titola su "Draghi battuto" perché non è salito al Colle, riferisce dello scontro interno ai 5 Stelle, parlando però di un "processo a Di Maio", e dà voce all'ex illustre Alessandro Di Battista che accusa: "Luigi pensa al potere". Sulla lite Conte-Di Maio azzecca un titolo divertente il Manifesto: "Litership".

Salvini interviene in prima persona, con un lungo articolo, insieme di autodifesa e contrattacco, che il Giornale mette in apertura. Il capo leghista spiega le ragioni della rielezione di Mattarella, e guarda al futuro del centrodestra con il progetto di una federazione che includa "liberali, garantisti, cattolici" per dare vita a una sorta di versione italiana del partito repubblicano Usa perché, scrive, "non basta sommare le forze, si inizi a pensare in un'ottica unitaria". Invita a "superare gli egoismi" e sembra che parli a Giorgia Meloni, anche se non esplicitamente nominata. Quasi in controcanto, Libero mette invece in prima pagina il post su Facebook di Giorgia Meloni, e sottolinea che la leader di Fratelli d'Italia rivendica per sé la primazia nella ricostituzione dell'alleanza andata in pezzi con il voto per il Quirinale. Sullo stesso giornale, Vittorio Feltri preconizza che il fermento della campagna elettorale imminente produrrà "un casino infernale che Mattarella, il redivivo, dovrà affrontare con poche speranze di risolverlo". Salvini indebolito, ma Lega rafforzata secondo l'analisi di Claudio Cerasa sul Foglio. Perché, spiega, "il sì della Lega al bis di Sergio Mattarella è l'ennesimo faticoso passo che la Lega compie per emanciparsi dal salvinismo" e si pone in continuità "con una serie di altri passi compiuti a fatica dalla Lega nell'ultimo anno", quali il sì al governo Draghi, al Recovery plan, all'obbligo vaccinale. Adesso, osserva Cerasa, "Salvini probabilmente non è la persona migliore per superare la stagione del salvinismo". Al contrario, secondo La Verità, "la favola di un esecutivo rafforzato dal bis di Mattarella non tiene", e Maurizio Belpietro è convinto che "per il premier si annuncino tempi difficili, perché non soltanto da qui alle elezioni molti nodi verranno al pettine, ma essendo andate in frantumi sia le coalizioni che l'autorevolezza di chi le dovrebbe guidare, Draghi sarà costretto a operazioni di equilibrismo senza più disporre della forza su cui ha potuto contare finora". Un premier intenzionato a ripartire subito e riprendere il passo viene invece raccontato dal Sole 24 ore, secondo cui Draghi nel Cdm è "intenzionato a spingere sul profilo riformista e meno incline alle mediazioni". Il quotidiano di Confindustria indica tra le priorità: "Subito la stretta sulle pensioni".

Pino Salerno