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dal 13 al 19 dicembre 2021

Rassegna stampa. Le fake news del ministro Cingolani agli studenti. Regno Unito, l’allarme dei presidi e dei sindacati: la variante Omicron sta già colpendo duramente le scuole

Fake news e contraddizioni del Ministro Cingolani dinanzi a una platea di 17mila studenti. L’attuale ministro della Transizione Ecologia, Roberto Cingolani (il primo nella storia d’Italia ad assumere quel ruolo) ha tenuto lo scorso 13 dicembre una lezione online al cospetto di ben 17mila studenti delle scuole superiori, sui temi dell’emergenza climatica e della sostenibilità. Ebbene, tutto ci saremmo aspettati da lui, tranne che diffondesse a studenti e studentesse vere e proprie fake news che gli hanno fatto vincere il premio di “Pinocchio andante” da parte di Pagella politica. E non è la prima volta.

Nell’ambito del progetto Cosmopolites, il ministro Cingolani ha dunque espresso il suo verbo: “voi giovani che siete grandi utilizzatori delle piattaforme digitali", afferma Cingolani, "sappiate che l’intero comparto digitale produce il 4% dell’anidride carbonica planetaria. Per darvi un’idea, l’intero traffico aereo produce il 2% della CO2 globale. Nessuno discute l’importanza di internet e della digitalizzazione ma, come tutte le tecnologie, anche questa se utilizzata senza sobrietà è più deleteria di quanto si sia pensato inizialmente. Un atto di responsabilità è comprendere che l’utilizzo smodato dei social non è assolutamente gratis. I social vi sembrano un prodotto gratis perché il prodotto in realtà siete voi. Una buona parte dell’anidride carbonica è prodotta proprio dai social, non è vero che quando mandate video o foto questa cosa è gratis, qualcuno le paga, voi in realtà, e hanno un impatto maggiore di quello che pensate”. Ma non si ferma. Continua: “Anche qui potete dare un contributo quando mandate una mail, mandate link al posto degli attachment; qualche post inutile risparmiatevelo; una mail o un messaggio da un megabyte produce la stessa CO2 di una lampadina da 60 watt accesa per 33 minuti. Sono piccole cose ma moltiplicate per milioni di persone possono fare la differenza”. E la stoccata finale, che pare un inno al senso dell’istruzione, e invece, come vedremo, è solo un consiglio superficiale e banale, e perfino controproducente, soprattutto se viene da un fisico teorico. Ecco le parole di Cingolani, dai resoconti giornalistici (molti dei quali ne hanno approfittato per fare del sarcasmo): “Dovete fare un patto intergenerazionale: dovete studiare, e inventare cose nuove. L’unica cosa seria che potete fare è studiare e capire. Abbiamo avanti sfide pazzesche e la soluzione verrà dalla tecnologia, non verrà da nessun altro, non verrà dalle chiacchiere e non verrà dalla protesta. Verrà solo dallo studio. Non affezionatevi a nessuna tecnologia e a nessuna soluzione, ci vuole neutralità tecnologica che si raggiunge studiando i dati. Voi non dovete fare il tifo, ma studiare qualunque soluzione. Tutto sta nella vostra capacità di studio, visione, invenzione, pensiero laterale”. Traduco: cari ragazzi, smettetela di fare politica, di protestare, di fare casino, immergetevi nella iperspecializzazione tecnica, perché “il lavoro verrà anche da lì”. E non state là a rompere le scatole sul mondo che sta per spirare perché a quello ci pensiamo noi adulti. Ora, fossimo nei panni del ministro Bianchi non esiteremmo un attimo a protestare contro questa enorme volgarizzazione del sapere e contro il tentativo di delegittimare la scuola e l’insegnamento come maturazione delle capacità di affrontare la vita nella sua complessità. Ricordo che Cingolani aveva già fortemente criticato la cultura umanistica con la polemica sulle Guerre puniche, studiate, a suo parere, ben tre volte nella vita di uno studente. Il punto è che questa annosa e puerile divaricazione tra le due culture, quella umanistica e quella scientifica, non aveva senso negli anni Settanta e non ha senso neppure oggi, a meno che non si abbia in testa un’idea di educazione iperspecialistica tutta orientata alla formazione del “capitale umano”. L’interrogativo che pongo è dunque il seguente: perché consentire a quel ministro di fare affermazioni così rischiose, e perfino sbagliate, dinanzi a una platea di 17mila giovani?

Scrivono i redattori di Pagella politica: “come abbiamo spiegato più estesamente in un fact-checking per Green&Blue - il verticale di Repubblica dedicato all’ambiente - i dati citati da Cingolani sono poco affidabili. E non è la prima volta che il ministro incappa in uno scivolone simile. Gli errori nella dichiarazione di Cingolani sono almeno due. Innanzitutto, la fonte della stima del «4 per cento» è un report del 2019 di un centro studi francese, che ha cercato di quantificare l’impatto delle tecnologie digitali, considerando le reti di telecomunicazioni, i data center con i server, i terminali (tra cui i computer, gli smartphone e le televisioni) e i sensori dell’internet of things, con cui oggetti di uso quotidiano possono essere collegati alla rete. Questa stima va presa con molta cautela: non proviene da una pubblicazione scientifica ed è stata ridimensionata da diversi esperti e altri studi. Da nessuna parte poi viene detto che una «buona metà» di questo «4 per cento» di emissioni verrebbe dall’uso dei social. In secondo luogo, anche il confronto tra l’email e la lampadina non poggia su basi solide. La fonte sembra essere una dichiarazione del 2018 di un’informatica francese, ma non sono chiari i conti e le assunzioni alla base del calcolo. Da tempo circolano stime simili a quelle citate dal ministro, che sembrano però essere datate e parecchio spannometriche. In conclusione, Cingolani si merita di nuovo un Pinocchio andante”. C’è qui svelata tutta la contraddittorietà della lezione del ministro Cingolani: con una mano consiglia di concentrarsi sul sapere scientifico, sulla certezza dei dati, sull’obbiettività, e con l’altra usa in modo clamoroso affermazioni e conclusioni che non hanno alcun fondamento “scientifico”. Se questa è la metodologia con la quale governa il suo dicastero, non v’è dubbio che chi ne chiede le dimissioni abbia qualche ragione.

Regno Unito, l’allarme dei presidi e dei sindacati: la variante Omicron sta già colpendo duramente le scuole. I presidi e i sindacati britannici lanciano l’allarme per la gravità dei contagi da variante Omicron nelle scuole, in tutto il Paese, con altissimi livelli di astensione dal lavoro del personale e dalle lezioni da parte degli alunni. La situazione è talmente grave che un numero elevatissimo di genitori ha deciso di trattenere a casa i figli per evitare che si ammalino a Natale. Presidi e sindacati delle scuole britanniche premono sul governo Johnson per l’introduzione di misure protettive rigide, dall’obbligo delle mascherine in classe, alla ventilazione al distanziamento proprio al fine di rallentare la diffusione del virus tra i bambini. In questa crescente difficoltà, annuncia il Guardian, “torna la didattica a distanza usata in modo massiccio da molte comunità scolastiche, anche perché un segmento importante del personale e dei docenti è già infettato e non è più disponibile. Così, si sta pensando di usare la didattica a distanza fino alla fine del trimestre”. Secondo i dati forniti da presidi e sindacati, “più della metà dei docenti sono contagiati e in quarantena, e non faranno ritorno a scuola prima di gennaio”. Il segretario generale del sindacato scuola Nasuwt ha scritto al ministro dell’istruzione Nadhim Zahawi chiedendo azioni immediate. “Vi chiediamo di evitare la ripetizione della confusione e del caos che lo scorso anno hanno impattato negativamente sulla fiducia pubblica e dei genitori. Riteniamo che un immediato annuncio da parte del governo per misure aggiuntive drastiche per scuole primarie e colleges sia essenziale prima che la grandissima parte degli istituti sia costretta a chiudere per la pausa natalizia”, riporta il Guardian. Tuttavia, in una intervista alla LBC, il ministro della Salute Sajid Javid ha ammesso che il governo non potrà garantire che le scuole restino aperte. Dichiarazione che Paul Whiteman, segretario generale dell’associazione nazionale presidi, ha giudicato in questo modo: “finalmente un po’ di realismo”. Nelle scuole britanniche c’è già il caos, denunciano dunque presidi e sindacati per effetto della diffusione della variante Omicron. Ritardare ancora la vaccinazione potrebbe allontanare bimbi e studenti britannici dalle scuole per un tempo lungo, di nuovo, la conclusione del quotidiano londinese.

Pino Salerno