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dal 25 novembre al 01 dicembre 2021

Rassegna stampa. La lotta contro la violenza sulle donne: come nasce e dove nasce, e cosa si fa in alcuni Paesi

Forse in pochi sanno che la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne nasce dalla lotta antifascista e contro un dittatore in America Centrale. Tre sorelle, un delitto orribile e una lotta che ha travalicato la morte, portando speranza a milioni di donne. Se il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, lo si deve a Patria, Minerva e Maria Mirabal, passate alla storia come le sorelle Mirabal o Las Mariposas (le farfalle), catturate, torturate, uccise a Santo Domingo dal dittatore Rafael Trujillo il 25 novembre 1960. In loro onore nel 1981 si tenne il primo 'Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche' ed è da allora che il 25 novembre divenne una data simbolo. Il passaggio finale avvenne nel 1999 quando l’Onu istituì formalmente la giornata con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre. L'omicidio brutale delle tre sorelle è, da subito, la classica 'goccia che fa traboccare il vaso'. La loro morte sconvolge il Paese caraibico che le conosce da tempo come attiviste politiche e appartenenti al 'Movimento 14 giugno', gruppo clandestino contrario alla dittatura. Figlie della ricca borghesia, alle prese con carriere universitarie e le rispettive famiglie, le sorelle sfidano senza paura il regime fin da quando Minerva, nel 1949, durante la festa di san Cristobal, organizzata a Salcedo dallo stesso Trujillo, dichiara le proprie idee politiche davanti alla folla di ricchi sostenitori del dittatore. La loro è una lotta senza quartiere, che le porta diverse volte in carcere, ma nulla sembra fermarle, tanto che il dittatore dominicano dirà una volta: "Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal". Tutto cambia il 25 novembre 1960. Patria, Minerva e Antonia stanno andando a trovare i mariti in carcere quando vengono fermate da uomini dei servizi segreti, rapite, torturate e uccise. Con loro viene assassinato anche l'autista della jeep, Rufino de la Cruz. I loro corpi vengono fatti trovare all'interno della vettura in un burrone, a simulare un incidente stradale. Tutti però conoscono la verità e il loro omicidio scatena la reazione del popolo dominicano. Non a caso Trujillo verrà ucciso il 30 maggio 1961, insieme al suo autista, mentre stava andando in auto a trovare l'amante. "Se mi uccideranno, farò uscire le mie braccia dalla tomba e sarò più forte", diceva poco prima di morire Minerva Mirabal. Le sue parole oggi sono più vere che mai. E nel 2021 sono ancora più efficaci. Vediamo cosa accade in alcune parti del mondo.

FRANCIA

Migliaia in marcia contro la violenza sulle donne. Al centro delle manifestazioni soprattutto la rabbia per le donne uccise dai loro partner e quella contro gli abusi e le violenze sessuali perpetrati nelle istituzioni. Le donne hanno marciato a Parigi dietro un grande striscione con su scritto: “Stop alla violenza sessista e sessuale”. “Diamo sempre la colpa alle donne”, dice a Le Monde Ghislaine Gireire-Revalier, esprimendo la sua solidarietà verso le donne intrappolate in situazioni domestiche violente. “Ciò che spesso dimentichiamo è il fenomeno di essere ingabbiate in una ragnatela…poco a poco è come un ragno che ti circonda nella sua tela”. Secondo i dati forniti da Liberation, in Francia sono almeno 101 le donne uccise dai loro partner quest’anno – una ogni tre giorni, come in Italia. Più di 220mila donne soffrono di abusi fisici o sessuali da parte dei loro partner ogni anno. Le donne chiedono al presidente Macron di destinare un miliardo di euro ogni anno per combattere la violenza contro le donne, invece dei 360 milioni stanziati adesso, in parte usati per creare più centri antiviolenza. Meryll Le Goff dice ancora a Le Monde: “esistono misure che si sono rivelate efficaci come la linea telefonica per le donne in grave pericolo, un telefono con un solo numero per avvertire la polizia”. Più di 2500 di questi telefoni sono stati distribuiti nel solo mese di settembre, secondo il ministero della Giustizia francese. “Ma non ce ne sono per tutte”, avverte Le Goff. “Le mezze misure fatte, queste sono il problema: uomini detenuti solo temporaneamente, oppure rilasciati senza alcun seguito…”.

AUSTRALIA

“Priorità nazionale”, il partito Laburista chiede di stanziare 153 milioni di dollari per il contrasto della violenza sulle donne in famiglia, scrive in un articolo l’Australian Times. Si tratta di un finanziamento per la creazione di un nuovo commissario per la famiglia e la violenza sessuale e per 500 operatrici comunitarie per la sicurezza delle donne. Il nuovo commissario agirà come un garante per le vittime, per coordinare le politiche di sicurezza, per fornire rapporti che facciano progredire la legislazione verso un piano nazionale, e lavorerà con stati e territori per raccogliere i dati. Le operatrici comunitarie hanno il compito di aiutare le donne ad abbandonare le relazioni violente e di sostenere i loro figli. Il leader laburista australiano Anthony Albanese ha ribadito che “oggi le donne che soffrono di violenze non hanno alcun tipo di aiuto e di servizio a causa dell’insufficienza delle risorse destinate alle operatrici, e lo Stato ha sbagliato a non riconoscerle come priorità nazionale”. I laburisti sostengono che il finanziamento delle operatrici in aree territoriali creeranno opportunità occupazionali e “garantiranno che non importa dove si viva, ciò che interessa è l’accesso ai servizi per costruirsi un’esistenza molto molto più sicura”. Secondo i dati forniti dal ministero per le Pari Opportunità, una donna viene uccisa in Australia ogni nove giorni dal proprio partner, mentre una donna su quattro è vittima di violenza sessuale da parte di un partner fin da quando ha 15 anni. L’Istituto australiano di Sanità e Welfare stima che la violenza contro le donne e le bambine costa ogni anno 26 miliardi di dollari. Anche in Australia la pandemia e i lockdown hanno fatto innalzare i dati sulle violenze, mentre si sono ridotte le risorse per le operatrici “frontline”.

ISRAELE

Il governo annuncia uno stanziamento di 50 milioni di dollari per la lotta alla violenza contro le donne, sintetizza il quotidiano Haaretz. “È giunto il momento di passare dalle parole ai fatti” dicono esponenti del governo. Anche in Israele la violenza contro le donne è considerata oggi come una sfida sociale che richiede forme di protezione e di aiuto per le vittime. Da oggi in avanti, in Israele vi sarà bisogno di un fondo strutturale pari a 50 milioni di dollari da usare nei settori dell’istruzione, della legislazione, delle terapie antiviolenza – tutte quelle azioni che consentirebbero di metter fine a queste violenze mortali e crudeli e di progredire verso l’uguaglianza e un’esistenza senza violenza. Ma il governo israeliano lavora anche su una legislazione che punta a riconoscere e ad agire contro gli abusi economici, nei quali i soldi vengono impiegati come forma abusiva di controllo. Non è questione di opinioni, è ciò che non accade accidentalmente. È semplicemente un’altra forma di violenza, anche se esercitata con altri mezzi. Le attiviste israeliane tuttavia hanno spesso deplorato che poco si è fatto per prevenire la violenza domestica in Israele, soprattutto nei casi in cui la famiglia è nota alle autorità.

Pino Salerno

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