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Le notizie della settimana

dal 18 al 24 ottobre 2021

Rassegna stampa: lo speciale

Il 9 ottobre 2021 sarà ricordato per l'assalto nella capitale alla sede nazionale della CGIL da parte dei manifestanti contro il Green Pass. La CGIL denuncia l'accaduto con parole nette: "La nostra sede nazionale, la sede delle lavoratrici e dei lavoratori, è stata attaccata da Forza Nuova e dal movimento no-vax - si legge in un tweet. Abbiamo resistito allora, resisteremo ora e ancora. A tutti ricordiamo che organizzazioni che si richiamano al fascismo vanno sciolte".

La solidarietà alla CGIL è unanime. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella telefona al segretario generale Maurizio Landini ed è il premier Mario Draghi a ricordare che "è inaccettabile qualsiasi intimidazione" e che la libertà di manifestare le proprie idee non c'entra niente con le violenze che oggi si sono viste a Roma, ma anche in altre città. Comunque sia il governo "va avanti" con la campagna vaccinale. Mentre il ministro dell'Interno, sollecitando la condanna da parte di tutte le forze politiche, diffonde una nota: "Esprimo la mia solidarietà alle forze di polizia che, in una giornata difficile per l'ordine pubblico, hanno agito con equilibrio e professionalità per fronteggiare intollerabili atti di violenza anche contro sedi delle istituzioni. Ho telefonato al segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, al quale ho espresso la mia vicinanza per il gravissimo assalto che ha subito la sede del suo sindacato. Auspico che tutte le forze politiche esprimano ferma e incondizionata condanna contro inammissibili manifestazioni violente che, per la loro inquietante carica eversiva, nulla hanno a che fare con la legittima espressione del dissenso".

Il giorno dopo l'assalto squadrista alla sede nazionale del sindacato, in migliaia hanno partecipato all'assemblea generale convocata a Roma e presidi davanti alle Camere del lavoro sono stati organizzati in tutta Italia. "Insieme a Cisl e Uil abbiamo immediatamente capito che bisognava rispondere, è stata un'offesa alla nostra Costituzione, hanno violentato i diritti e il mondo del lavoro. Abbiamo subito capito che bisognava reagire e mobilitarci, guardare avanti e capire come ricostruire questo Paese" dice Landini e suona come un manifesto delle prossime mosse delle parti sociali. È come una scossa per tutti. Dice ancora Landini, “lo Stato deve reagire, venga applicata la nostra Costituzione" antifascista, ma non è il momento della rabbia è "il momento di ascoltare e dare voce ai bisogni di questo Paese". "Bisogna saper unire" dice più volte partendo dal malessere, sempre più evidente, che però va affrontato. Guardare ai cortei No Green Pass può fuorviare, il diritto di manifestare "va difeso! Ma chi ha assaltato la CGIL sta sfruttando questo malessere per qualcosa che non c'entra nulla" dice. E poi prova a ricentrare il focus. “È il momento di assumere delle decisioni, applicare la Costituzione significa anche sciogliere certe organizzazioni" ma soprattutto bisogna "risolvere i disagi sociali" e fare "le riforme, mettendo il lavoro al centro". La prima richiesta di Landini è quella di intervenire ed eliminare la precarietà ma poi ci sono le pensioni, i salari, gli ammortizzatori sociali e una nuova politica industriale. "Voglio ringraziare da subito Cisl e Uil. Ieri ci abbiamo messo 3 minuti per decidere che sabato 16 saremo tutti insieme in piazza. Perché non solo non vogliamo tornare indietro, ma vogliamo andare avanti e ricostruire" prosegue. Ed ecco che in Corso Italia, ma poi a Milano, a Bologna, a Firenze e un po' in tutte le città in strada si riversano le persone cantando 'Bella Ciao'. Landini fa chiari distinguo. "L'attacco non c'entra nulla col Green Pass, lo stanno strumentalizzando, l'attacco non è stato contro la CGIL ma contro quello che rappresenta, un baluardo per la democrazia" e richiama ad unirsi all'evento di sabato 16 ottobre. "Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, tutte le forze politiche e i cittadini che credono nella Costituzione di essere tutti insieme uniti il 16 per dare un'indicazione al paese e all'Europa". Poi di nuovo in serata ricorda: "è il momento di chiamare tutto il Paese, perché la democrazia è partecipazione". Nel pomeriggio intanto, alle spalle del presidio iniziano i lavori di sanificazione nella sede romana e a fine giornata gli uffici della Segreteria Generale sono già sistemati.

Il racconto dei fatti e i principali commenti sui quotidiani

Prime pagine dei giorni seguenti orientate sui fatti romani, al corteo No vax, all'assalto alla sede della CGIL e all'incursione al Policlinico Umberto I. Con una linea di Palazzo Chigi rivolta alla tolleranza zero con i violenti e maggiori verifiche sulla sicurezza prima del via libera ai cortei. Il Corriere della Sera sintetizza così: "Cortei, stretta sui violenti" mentre la Repubblica evoca "Un piano nero contro le città" da parte di gruppi estremi della destra. La Stampa titola invece sulla frase dell'intervista del segretario della CGIL allo stesso giornale: "'Sciogliere i movimenti neofascisti'". Anche Il Messaggero pone l'accento su "Stretta del governo sui cortei" ma aggiunge un elemento in più: "Forza Nuova, arrestati i capi". Il Fatto Quotidiano mette in relazione gli eventi di sabato 9 ottobre e le prospettive di venerdì 15, quando sarebbe scattato l'obbligo di Green Pass nei luoghi di lavoro: "Fascisti, governo impreparato. E venerdì 4 milioni senza lavoro". Sulla scadenza di metà mese titola anche il confindustriale Il Sole 24 Ore: "Green pass al via sul lavoro: cosa fare in 20 casi risolti".

"Lo sanno o è l'ignoranza che guida la violenza?", si chiede su la Repubblica Ezio Mauro, riferendosi ai facinorosi che hanno sfondato porte e finestre della sede della CGIL "in una replica puntuale dello squadrismo che violentò l'Italia cent'anni fa, aprendo la via al regime fascista?", anche se - aggiunge - "nessuno pensa che si possa replicare quell'avventura che trascinò il Paese nella tragedia durata vent'anni", perché "tutto è diverso, soprattutto il contesto di un'Europa democratica che ci garantisce e ci protegge da noi stessi". Pur tuttavia, "Impressiona vedere la disponibilità vagante di una minoranza eterogenea, senza interessi di classe unificanti, a trasformarsi in forza ribelle e subito violenta nelle mani dei capi fascisti di Forza Nuova: che usano il rifiuto del Green Pass per suscitare una disobbedienza organizzata, inseguendo in questa rivolta il nucleo incandescente dell'antipolitica da trasformare in anti Stato" nel mentre "c'è uno sfruttamento intensivo del virus, della sua pressione emotiva sui cittadini, del loro sentimento di inermità che nasce dal sentirsi esposti all'insidia del male, un sentimento che può facilmente essere convertito nella sensazione di non essere coperti dalle istituzioni e tutelati dal governo". Ma secondo Mauro entra in campo anche una seconda variabile "che potremmo definire l'autonomia della ribellione", la quale "trovando nella politica soltanto segnali d'intesa e cenni d'approvazione, senza lo sbocco di un progetto compiuto, la rabbia in rivolta si riversa fuori da se stessa costruendosi dei bersagli simbolici e abbandonandosi alla violenza, come se volesse colpire l'opinione pubblica, non riuscendo a convincerla, spinge a cercare le sedi delle istituzioni, attaccando il Palazzo, che però è presidiato". Per Mauro "tutto si tiene", quindi "negli ultimi giorni pulsioni fasciste clandestine e segnali facinorosi pubblici si sono intrecciati, costringendo la destra politica a renderne conto". Per poi porre un'ultima domanda: "Cos'ha seminato il sovranismo italiano in questi anni, e che frutti si aspetta oggi mentre riemergono i suoi eterni fantasmi?”. "Dopo il Sabato Nero, avevamo chiesto ai leader della destra italiana un'assunzione di responsabilità", scrive Massimo Giannini su La Stampa, ma "a quanto pare, bisogna ancora cercare la 'matrice'" e "questa mistificazione politica è inaccettabile", osserva il direttore nel suo fondo, per poi sottolineare e tirare le somme: "Fermi restando i pasticci del governo sul Green Pass, il caos tra le aziende e i lavoratori, la rabbia sociale esacerbata dalla pandemia, le gravi carenze degli apparati di sicurezza, vogliamo dire a Meloni che invece il punto è proprio questo: quella feccia è fascista, è diffusa e lei ce l'ha in casa. Finche' non lo riconosce e non fa piazza pulita, invocando lei per prima la messa al bando di tutte le sigle e le teste calde che inneggiano al duce, può guidare Fratelli d'Italia, ma non governare l'Italia".

"Ci sono due errori che non possiamo permetterci di fronte al tentativo di manipoli di squadristi neofascisti di intestarsi violentemente il disagio, le paure, i dubbi e le proteste di quella minoranza rumorosa e spesso (ma non sempre) irriflessiva che chiamiamo 'novax' e/o 'no-pass': il primo errore da non fare è, dunque, di dargliela vinta sul piano mediatico ai manganellatori, il secondo errore da non compiere è di dargliela vinta sul piano politico" scrive sul quotidiano cattolico Avvenire il direttore Marco Tarquinio, in un editoriale di prima pagina dal titolo "Due errori e nessun alibi. Necessaria unità contro lo squadrismo". Tarquinio sottolinea che "a Roma, sabato 9 ottobre, non sono stati i no-vax ad aggredire le forze dell'ordine, a dare l'assalto alla sede della CGIL e a fare furiosa irruzione nel Pronto soccorso del Policlinico romano Umberto I. Gli aggressori sono capi e militanti di una destra estrema, concittadini che hanno diritto a pensarla come vogliono, ma che si rivelano sistematicamente - e questo è il punto - nemici delle regole democratiche, anche di quelle che hanno sinora permesso loro di organizzarsi in partito e di sfidare il limite oltre il quale si realizza la 'apologia del fascismo', il crimine che in Italia fa memoria degli orrori della dittatura nera". E pur se "non appare scelta azzeccata neanche quella di aver fissato proprio alla vigilia del voto per i ballottaggi amministrativi una grande e sacrosanta manifestazione sindacale", questo è solo "un mezzo alibi parolaio per non essere in piazza contro il fascismo a tutti coloro che in piazza preferiscono non esserci". "Solo un mezzo alibi, sia chiaro, anzi, nessuno - insiste il direttore del giornale dei vescovi -. Perché un modo lineare per disinnescare il 'conflitto' c'è, eccome. Basta esserci tutti in piazza contro lo squadrismo neofascista. Ma proprio tutti. Centrosinistra e destracentro insieme. Dopo settantacinque anni di Repubblica democratica ce lo possiamo e dobbiamo permettere. Errori a parte, chi non ci sarà avrà una responsabilità in più".

Il 13 ottobre Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della CGIL, intervistata dal Manifesto afferma: “Io penso che sia sempre sbagliato nel mondo del lavoro fare operazioni di divisione. Da questo punto di vista noi siamo stati coerenti e evidenziato da subito le criticità del Green pass che ora stanno emergendo. C’è un pezzo non soltanto di No Vax ma di disagio sociale più complessivo: evitiamo di consegnare queste persone all’egemonia dell’estrema destra. Noi continuiamo a chiedere che si arrivi all’obbligo vaccinale ma allo stesso tempo crediamo che i 3 milioni di lavoratori non ancora vaccinati vadano ascoltati e rassicurati per recuperarne almeno una parte. Per questo come CGIL abbiamo fatto due cose: una campagna social per favorire le vaccinazioni ma soprattutto assemblee su tutti i luoghi di lavoro per parlare e non lasciare sole le persone”.

Le difficoltà del Viminale nel resoconto dell’assalto alla CGIL

Il leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, non è stato arrestato prima dell'assalto alla CGIL per "evitare reazioni violente". È la versione dei fatti data dalla ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, al question time alla Camera sulla gestione della manifestazione dello scorso 9 ottobre a Roma. Parole che hanno scatenato la dura reazione di Giorgia Meloni, che ha giudicato la risposta della titolare del Viminale "offensiva delle forze dell'ordine, delle persone che vogliono manifestare pacificamente e di questo parlamento che non è fatto di imbecilli". La leader di Fdi ha tuonato: "lei sapeva e non ha fatto nulla". E "se fino a ieri potevamo pensare che il problema fosse una sua sostanziale incapacità, oggi la tesi che ci viene a raccontare in quest'aula è un'altra", ha proseguito. "Quanto accaduto sabato è stato calcolo, è stato volutamente permesso. Questo ci riporta agli anni più bui della storia italiana", ha accusato Meloni. "Siamo tornati alla strategia della tensione".

Scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera: "Non sarà facile smaltire i veleni riversati dovunque dalla guerriglia di sabato a Roma da parte degli estremisti di Forza nuova" né aiuteranno "le accuse gravi di Meloni contro il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, alla quale imputa di avere 'volutamente permesso' gli incidenti di sabato" perché "si tratta di parole che risentono di errori e sottovalutazioni nella prevenzione degli scontri; e della rabbia per i raid di un estremismo di destra che finisce per danneggiare FdI" e, dunque, "sembrano destinate a radicalizzare le posizioni, non a pacificarle". Tuttavia, annota ancora Franco, "i riflessi ideologici della sinistra e l'ambiguità della destra hanno prodotto un cortocircuito, favorito da qualche calcolo sul voto di domenica" ma "di fatto, l'unità che il governo Draghi esprime con la sua coalizione si è incrinata; e su un tema scivoloso e manipolabile", tanto più che "un Paese che si lacera a intermittenza sospetta su fascismo e antifascismo mostra un'identità irrisolta", rileva l'editorialista. Stefano Folli su Repubblica osserva: "Le incrinature che s'intravedono nella maggioranza, sullo sfondo delle proteste e nel timore di altre spinte eversive, non sono ancora laceranti, ma potrebbero diventarlo. Ne deriva che è responsabilità comune di tutte le forze, anche di chi è all'opposizione come FdI, evitare di soffiare sul fuoco: nelle piazze e in televisione. La stessa questione di cosa fare con Forza Nuova, il partitino fascista che fa della violenza il suo credo pressoché esclusivo, è delicata". Quindi, annota Folli: "Non a caso Draghi l'ha avocata a sé, consapevole che lo scioglimento otterrebbe, sì, applausi diffusi, ma presenta risvolti assai complessi, meritevoli di essere valutati a mente fredda. Salvini ha chiesto al premier, in un incontro a Palazzo Chigi, di 'guidare la pacificazione nazionale'. Frase pomposa che evoca una sorta di guerra civile da chiudere. Non siamo a quel punto, per fortuna. Tuttavia è vero che il governo rischia non di cadere, bensì di subire un progressivo logoramento. A modo suo Salvini fa sapere che non intende contribuire a tale processo". Conclude l'editorialista: "Ottima intenzione, se i fatti seguiranno. Intanto i due partiti della destra potrebbero cessare di inseguire il feticcio della leadership. Sarebbe già un passo avanti verso la pacificazione".

Roma 16 ottobre, la piazza di Cgil Cisl e Uil gremita contro ogni fascismo

Per una volta Maurizio Landini lascia nel cassetto la celebre maglietta bianca. Nella piazza san Giovanni gremita, e accomunata dall'appello 'mai più fascismi' il numero uno di corso d’Italia si presenta in cravatta rossa. “È la prima volta che la porto a un comizio" ammette coi cronisti. La cravatta rossa come i leader della sinistra. Il tono del discorso ai 100mila manifestanti è schiettamente politico. La condanna unanime del "fascismo violento" è la premessa di un ragionamento che ha come interlocutore il governo. Ad ascoltarlo ci sono i leader del centrosinistra, futuro e ipotetico, passato e presente. Da Enrico Letta a Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Pierluigi Bersani, Massimo D'Alema, Sergio Cofferati, Dario Franceschini, Andrea Orlando. Sullo scioglimento di Forza Nuova, Landini incalza Mario Draghi. "Vogliamo un atto. Il governo deve scioglierla col sostegno del Parlamento", dice, ben sapendo che il premier ha fatto capire di voler attendere il responso della magistratura. Per Landini non basta. "Non è il tempo delle chiacchiere". Il leader CGIL mette l'esecutivo nel mirino, anche per quanto riguarda la lettura delle condizioni che hanno portato ai fatti di sabato 9 ottobre. Serve un cambiamento sociale vero e necessario, e i sindacati chiedono di esserne protagonisti. "Questa bellissima piazza parla a tutto il Paese. Non è solo una risposta allo squadrismo fascista, è qualcosa di più", dice Landini. "Questa piazza rappresenta tutta l'Italia che vuole cambiare il Paese, che vuole chiudere la storia della violenza politica. Essere antifascisti è per garantire la democrazia di tutti e i principi fondamentali della nostra Costituzione. Tutto il governo assuma questa sfida e apra una fase di grande cambiamento sociale". "Questa piazza - aggiunge - è la sconfitta di chi pensava che con un atto di violenza si potesse tornare indietro di 100 anni". Il discorso interessa anche il Recovery. "Oggi abbiamo una quantità di risorse europee senza precedenti, il problema non è solo come si usano quelle risorse, ma che si usino bene. Lo dico secco, con un messaggio chiaro al Governo: non passiamo dalla pandemia del virus alla pandemia salariale". C'è poi un problema di metodo democratico. Il fascismo, ricorda Landini, era un regime sì, ma con un consenso di massa. Un sistema istituzionale basato "sulla logica dell'uomo solo al comando". E oggi come allora "la lotta al fascismo si fa innanzitutto estendendo la democrazia e la partecipazione a partire dalla comprensione dei bisogni popolari nel paese". La partecipazione è l'antidoto alla logica dell'uomo solo al comando. Il vaccino contro tutti i fascismi.

Ma l’appello di Landini cade nel vuoto. Dalla informativa della ministra Lamorgese al deludente dibattito parlamentare sullo scioglimento di Forza nuova

Sono tre i dubbi che restano dopo l'informativa della ministra Lamorgese", scrive su La Stampa Giuseppe Salvaggiulo. Primo punto critico: "Adeguatezza del dispositivo di ordine pubblico. Tutto dipende dal rapporto agenti/manifestanti. Il secondo punto critico riguarda Forza Nuova. Da un anno protagonista delle manifestazioni no vax. Il terzo punto critico riguarda la trattativa Stato-Forza Nuova. La manifestazione era autorizzata come sit-in". secondo l'analisi, "una diversa versione dei fatti è però contenuta nel fascicolo giudiziario. La versione dell'assenso della polizia al corteo, sostenuta dagli arrestati (in ogni caso per il giudice non sufficiente a ridurne le responsabilità), trova un riscontro in un'annotazione di servizio della Digos secondo cui 'attesa l'insistente richiesta dei numerosissimi manifestanti di effettuare un corteo (…) è stato loro permesso di effettuare un percorso dinamico verso i locali della CGIL'". E "questa versione, con la polizia che ferma il traffico in piazzale Flaminio per far passare il corteo, è opposta a quella della ministra, che parla di ‘accelerazione della situazione in pochissimi minuti’ e ‘avanzata impetuosa quanto disordinata’ dei manifestanti. Divergenza anche sul ruolo di Castellino: per la ministra raggiunge la testa del corteo e interloquisce con la polizia solo in prossimità di piazzale del Brasile, al limite di villa Borghese, dove la polizia viene travolta. Nell'annotazione della Digos è citato già in piazza del Popolo come interlocutore, quando motiva la richiesta del corteo 'al fine di ottenere un incontro con un rappresentante della CGIL'". Si chiede però Salvaggiulo: "Qualcuno aveva chiesto alla CGIL la disponibilità a incontrare Forza Nuova?". Evidentemente la risposta è nello stresso carattere retorico della domanda.

Il 20 ottobre, si divide la maggioranza in Senato, sulle mozioni per lo scioglimento di Forza nuova in seguito alle devastazioni della sede nazionale della CGIL dello scorso 9 ottobre. Si era partiti con la presentazione di 5 mozioni differenti, si è arrivati alla fine a una mediazione a metà, con il centrosinistra (Pd-Leu-Svp-Italia Viva) che menziona esplicitamente il gruppo di Castellino e Fiore, il centrodestra che invece (dopo che Fratelli d'Italia aveva ritirato il proprio testo sui "totalitarismi") allarga il campo a "tutte - nessuna esclusa - le realtà eversive che intendano perseguire il sovvertimento dei valori fondamentali dell'ordinamento costituzionale". Alla fine, entrambi i testi vengono approvato dall'aula, alla quale il governo si era rimesso. La scelta formale è ricaduta, in entrambi i casi, su formule che impegnano il governo a valutare il se e come intervenire, anche perché, spiega la capogruppo del Pd Simona Malpezzi, "non ci saremmo sognati di sciogliere Forza nuova in Parlamento". Eppure, "mi sarei aspettata che ci fosse l'accordo di tutti, vogliamo semplicemente difendere la nostra Costituzione: non ce l'abbiamo con una destra liberale, che è utile e sana per il funzionamento della democrazia. Non possiamo accettare la narrazione che una mozione semplice e chiara come quella che abbiamo presentato per sciogliere un partito che si dichiara fascista, nessuno avrebbe dovuto sentirsi coinvolto. L'antifascismo è una cosa che ci comprende tutti". Poco prima, Luca Ciriani di Fratelli d'Italia si era detto "amareggiato" per l'aula del Senato semi-deserta "quando fino a ieri sembrava ci fosse una emergenza nazionale: l'idea che aveva qualcuno di cancellare l'avversario politico per via parlamentare è leninista e giacobina. E questo nulla ha a che fare con il giudizio che diamo su quanto avvenuto a Roma e su Forza nuova. Se il governo ha le prove per chiudere Fn lo faccia. La domanda è: perché non lo ha fatto prima". Ilo 21 ottobre via libera da parte anche dell'Aula della Camera con 225 sì, un solo voto contrario e 198 astenuti (appartenenti al centrodestra) al dispositivo della mozione di Movimento cinque stelle, Partito democratico, Liberi e uguali e Italia viva concernente iniziative volte a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, alla luce dell'assalto di Forza nuova dello scorso 9 ottobre alla sede della CGIL a Roma. Il testo presentato dal centrosinistra "impegna il governo a valutare le modalità per dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente, adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione fascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana". L'emiciclo ha approvato anche la mozione del centrodestra, quindi di Fratelli d'Italia-Lega-Forza Italia-Coraggio Italia-Noi con l'Italia che impegna l'esecutivo "ad adottare tempestivamente ogni misura prevista dalla legge per contrastare tutte - nessuna esclusa - le realtà eversive che intendano perseguire il sovvertimento dei valori fondamentali dell'ordinamento costituzionale e, di conseguenza, che rappresentano un concreto pericolo per l'impianto democratico e a dare seguito, con sollecitudine, per quanto di competenza e secondo legge, alle verifiche e agli accertamenti della magistratura in ordine agli episodi del 9 ottobre 2021". Sul documento, il Partito democratico aveva annunciato la sua astensione. Su entrambe le mozioni, l'esecutivo si era rimesso al parere dell'Aula. Insomma, si sarebbe detto, un colpo al cerchio e uno alla botte. Dinanzi a due settimane davvero complicate per la storia d’Italia, il Parlamento ha deciso di non decidere e di non affrontare la questione sollevata dal leader della CGIL, ovvero come il lavoro possa battere i pericolosi e violenti rigurgiti neofascisti, imponendo dunque una precisa scelta di campo. Le astensioni di alcuni partiti, tra i quali il Pd e Leu sulla mozione del centrodestra hanno determinato una pericolosa confusione politica, segnalata, d’altro canto dal leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che proprio sulla mozione del centrodestra ha deciso per il voto contrario.  "Ho già avuto modo di motivare nell'Aula di Montecitorio il mio voto favorevole alla mozione che peraltro ho sottoscritto per lo scioglimento di Forza Nuova e delle organizzazioni neofasciste presenti nel nostro Paese. Ho votato contro la mozione del centrodestra e le altre mozioni presentate perché hanno un limite che a me pare grave in questa situazione, di fare quello che non bisognerebbe fare. Cioè quello di tentare di buttarla in caciara. Di fronte ad episodi come quelli che abbiamo visto bisognerebbe sempre evitarlo" ha infatti affermato nell'aula di Montecitorio Nicola Fratoianni.

Non si può che concludere questo speciale con le parole del filosofo della politica Michele Prospero sul Riformista del 12 ottobre: “I movimenti fascisti non producono quasi mai una propria cultura, ne riciclano una che è occasionalistica, eterogenea e mai coerente sul piano dei programmi. Raccolgono le suggestioni che più servono da altri serbatoi. E questa volta le categorie di Cacciari, Agamben, sono la riserva da cui estrarre idee, metafore, demonizzazioni della repubblica. L’individualismo italiano ostile al bene pubblico in nome della libertà assoluta e svincolata da legami di solidarietà, una mentalità estranea all’intelletto scientifico sfidato con i miti, le pratiche alternative, è sedotto dalle prediche dei filosofi oracolari. Non c’entra nulla il sociologismo, la questione sociale, la piazza della rivolta è anzitutto un problema di cultura, di compenetrazione tra categorie ‘di sinistra’ e movimenti di destra radicale, e per questo si tratta di un nodo ancora più intricato da sciogliere”.

Pino Salerno