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Le notizie della settimana

dal 21 al 27 giugno 2021

La settimana dell’Istruzione sulla stampa

SCUOLA. Settimana piena di notizie e articoli per tre ragioni: l’inizio degli esami di Stato per 540 mila studenti e studentesse; la questione del precariato, che ha portato in piazza sindacati e movimenti, con annessa la vicenda dei concorsi; la gestione delle risorse del Piano nazionale di rilancio e resilienza. Sugli esami di Stato, il Messaggero apre con “una maturità covid di serie B” e con l’allarme degli studenti sulle difficoltà dell’unica prova orale, mentre sul Quotidiano Nazionale, la presidente dell’Invalsi Aiello fa suo l’allarme e spiega: “i ragazzi si sentiranno sottostimati. In tanti hanno già abbandonato gli studi”. Al contrario, in un’intervista a Repubblica, è lo stesso ministro Bianchi che invece punta a rassicurare studenti, docenti e famiglie: “Maturità non di serie B, e la tesi in futuro resterà”. Lo stesso ministro spiega inoltre che “l’esame di Stato ha ancora un senso, e lo ha se valuta l’intero percorso scolastico dell’alunno. Ogni ragazzo ha diritto a essere valutato e non bastano i professori che ha avuto nel triennio, serve un presidente esterno che dia un carattere di solennità alla maturità, una sigla che chiuda un viaggio”. Insomma, si ragiona sul senso sull’esame di Stato in un Paese che costituzionalmente attribuisce valore legale ai titoli di studio. Ma Repubblica lancia anche un articolo dello psicanalista Recalcati, il quale per spiegare il senso di ansia e di angoscia dei maturandi scomoda addirittura la lezione di Lacan sul “reale”, come se a 18 o 19 anni ancora non se ne fosse raggiunta la consapevolezza. Anzi, addirittura parla della scoperta “del magistero tremendo del reale”, che occorre tener conto quando si fanno le valutazioni didattiche. A Recalcati pare replicare a distanza il quotidiano dei vescovi Avvenire che affida a un commissario d’esame il commento. Scrive il commissario: “La loro è l’età delle piccole e grandi insicurezze, delle tante passioni ma più di tutto di quella speciale insoddisfazione che non risparmia nulla”. La Stampa intervista sul tema l’ex ministra Lucia Azzolina, la quale difende il suo voto massimo conseguito in Sicilia dagli attacchi su presunti favoritismi agli studenti meridionali e rilancia con la speranza che nel prossimo anno scolastico si ritorni alla formula classica. E per concludere, il Corriere della sera si chiede se questo sarà l’ultimo esame con i protocolli anti covid; la Repubblica affida a Paolo Di Paolo un giudizio sulla cosiddetta tesina dove “Tacito incontra Hannah Arendt”; e infine Libero che esulta per il numero alto di non ammessi, il 3,8% dei maturandi: “basta indulgenze si torna a silurare”.

Sui precari e sui concorsi vale la pena ricordare il titolo del Manifesto: “non siamo fantasmi” a proposito delle manifestazioni dinanzi alla Camera e al Ministero dell’Istruzione che hanno visto protagonisti sindacati e movimenti, per cambiare il Decreto Sostegni bis. Nell’articolo si segnala in particolare la contestazione contro il concorso riservato ai docenti Stem: “uno scioglilingua usato dai fanatici neoliberali della burolingua ministeriale. Per i sindacati è misura non condivisibile perché determina disparità di trattamento e introduce criteri differenziati per disciplina con scarso fondamento giuridico”. Fin qui le ragioni dei sindacati illustrate dal Manifesto. Tuttavia, l’attacco a queste posizioni arriva dai grandi giornali. Il Corriere della sera, questa settimana, dopo aver sostenuto con decine di interventi l’attacco alle ragioni dei sindacati, pubblica un intervento di Giovanni Belardelli, che è una vera esaltazione della meritocrazia positiva, usata contro “coloro che si accodano al nuovo paradigma meritofobico chiedendo sanatorie, immissione di precari e cose analoghe”. E naturalmente la chiosa di Belardelli resta quella di altri illustri commentatori “meritofili”: il merito “permette di ridurre e annullare le differenze derivanti dall’ambiente sociale e familiare di provenienza”. Sulla questione è intervenuto anche il ministro Bianchi, che però da uomo delle istituzioni illustra, sempre a Repubblica, una diversa prospettiva: “vincere la battaglia del precariato è una missione di legislatura che si affronta bandendo concorsi regolari, anno dopo anno, e immaginando di arginare il problema dal 2023”.

Sulla gestione delle risorse relative al Pnrr si segnala uno speciale del Sole24ore con tre articoli che sembrano un vero e proprio programma di investimenti. I titoli: “Asili, mense e tempo pieno, il Welfare per le famiglie inizia a scuola”, il primo; “Innovare la didattica e il reclutamento per incidere sul futuro dei giovani”, ovvero, come si legge nell’articolo, “dall’aumento quantitativo del capitale umano al miglioramento della dimensione qualitativa dello stesso”; e infine, “Materie Stem al debutto già dalla primaria”, con la finalità di “ridurre gli atteggiamenti negativi verso le materie scientifiche e superare gli stereotipi di genere”.

UNIVERSITA’. Con un’intervista al Mattino, la ministra Maria Cristina Messa ha rilanciato gli impegni programmatici che intende rispettare nel corso del suo mandato. Intanto ha ribadito che per quanto riguarda il rapporto tra sud e ricerca, “abbiamo introdotto il fondo italiano per la scienza: 50 milioni quest’anno, 150 milioni l’anno prossimo. Unito al Pnrr dà grande rilancio alla ricerca italiana di base”. Sugli atenei, le idee della ministra sembrano chiare: “rilanciare e proteggere i punti di forza dei singoli atenei, non più in grado di essere bravi su tutto. In ognuno, l’offerta formativa e la composizione dell’attività accademica deve essere diversa dalle altre”. Dottorati in vista? Chiede l’intervistatrice. “Dottorati sì, piani straordinari per le assunzioni al momento no. Ora dobbiamo lavorare molto di più sui giovani e cercare di costruire percorsi che facciano intravedere una carriera all’Università”. Queste le opinioni della ministra Messa proprio mentre Almalaurea rendeva pubblico il Rapporto 2021. Il titolo di Repubblica: “La Dad permanente divide gli studenti. Rettori in allarme”, mentre nell’occhiello si profila “il rischio del proliferare degli atenei telematici”. Nell’articolo le dichiarazioni del presidente Crui, Resta: “la presenza è indispensabile, la didattica a distanza ha funzionato bene come giubbotto di salvataggio, ma ora è tempo di vincere pigrizie e comodità. Un discorso che vale per gli studenti ma anche per i docenti”.

In conclusione due segnalazioni dai quotidiani di questa settimana. Avvenire lancia una ricerca dell’Università Cattolica su quella che viene definita Generazione Alpha, ovvero i bimbi dai 5 agli 11 anni. Intanto il giudizio è fortemente positivo: “sono ottimisti, curiosi e green. Nella pandemia hanno saputo sfruttare le nuove tecnologie mantenendo vivi i legami familiari”. Il rapporto si conclude con auspicio condivisibile: “nell’era digitale una nuova alleanza tra le generazioni, sempre più necessaria, può passare anche da qui”, ovvero dalle capacità straordinarie manifestate nella pandemia dalla generazione Alpha. Su questo tema, il Messaggero riepiloga una proposta della ministra per la gioventù Dadone: “lezioni coi videogame, così cambia la scuola”. Non solo. L’appello della ministra agli sviluppatori di giochi, “dalla fisica alla Storia possono essere utilissimi”. Se però la ministra Dadone avesse dato solo un’occhiata al Rapporto dell’Università Cattolica sulla Generazione Alpha avrebbe avuto, di certo, analisi più dettagliate per approfondire la sua proposta.

Pino Salerno