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Le notizie della settimana

dal 28 giugno al 04 luglio 2021

La settimana dell’Istruzione sulla stampa

È la settimana in cui i sindacati confederali sono tornati in piazza il 26 giugno scorso con le manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl, Uil a Torino, Firenze e Bari contro lo sblocco dello stop ai licenziamenti. A Piazza Castello a Torino ha parlato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a Firenze a Piazza Santa Croce il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, e a Bari a Piazza della Libertà, il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Le piazze sono state collegate tra loro grazie a maxi schermi. Lo slogan della tripla manifestazione è stato "Ripartiamo, insieme. Con il lavoro, la coesione e la giustizia sociale per l'Italia di domani".

In realtà la settimana sui quotidiani si era aperta lunedì 21 con l’intervista di Maurizio Landini a Repubblica, che parecchio ha fatto discutere, fin dal titolo in prima pagina: “Il lavoro ormai è disprezzato, a rischio in Italia la tenuta democratica”. Vale dunque la pena riportare le parole di Maurizio Landini, dal momento che a distanza di una settimana, e nonostante le manifestazioni, pare che la questione del lavoro non sia ancora entrata tra le priorità del governo Draghi e dei partiti di maggioranza. Il leader della Cgil torna quindi a chiedere la proroga fino ad ottobre del blocco dei licenziamenti anche per impedire che si alimenti ulteriormente la tensione sociale: "II 26 giugno andiamo in piazza" e "iI governo ci convochi e faccia ripartire il dialogo sociale così costruiremo un'Italia migliore". Inoltre, "iI premier ha detto in Spagna che è prioritaria la coesione sociale? Bene - dice Landini-, cominci dall'Italia". Ed ecco l’analisi di Landini, sulla quale i media si sono poi soffermati per appena un giorno. “Siamo di fronte ad uno sgretolamento del tessuto sociale, ad un imbarbarimento delle relazioni umane. Così si mette a rischio anche la tenuta della democrazia", e "la nostra è una Repubblica democratica - è scritto nella Costituzione - fondata sul lavoro. Ma ora domina lo sfruttamento del lavoro, la precarietà del lavoro, l'insicurezza del lavoro. Si è passati dalla tutela del lavoro al disprezzo del lavoro”. Per Landini "è in atto da anni, più di venti, una metamorfosi del rapporto tra capitale e lavoro. Fino ad ora ha prevalso la logica del mercato e del profitto e così il lavoro è stato progressivamente svalorizzato: salari bassi, tagli agli investimenti in ricerca e innovazione, scarsa formazione, produttività ferma. E non è accaduto per caso. Una sequenza di leggi ha portato al punto in cui ci troviamo: è stata rilegittimata l'intermediazione di manodopera, un tempo vietata; è stata legalizzata la catena infinita degli appalti con la logica del massimo ribasso, per garantire i guadagni delle aziende ma non i diritti e la dignità di chi lavora. La giungla in cui ci troviamo nasce da una serie di leggi sbagliate. A tutto ciò la Cgil si è opposta e ha avanzato proposte alternative. La pandemia ha accelerato tutto, accentuando le forme di diseguaglianze, tra ricchi e poveri, tra protetti e precari, tra uomini e donne, tra giovani e anziani, tra Nord e Sud. Contemporaneamente ha fatto emergere il valore dello Stato sociale". E sottolinea: "Lo sa che l'azienda che vince l'appalto, nella quale in genere si applica il contratto nazionale di settore e l'agibilità sindacale è garantita, non ha alcun vincolo affinché la ditta subappaltatrice adotti le stesse regole nei confronti dei lavoratori? In più ci sono i contratti pirata. Questo è il mondo della logistica". E al governo chiede "di non conservare quelle leggi balorde, di innovare. Esattamente come ha fatto nel settore pubblico - grazie all'iniziativa di Cgil, Cisl e Uil - con il decreto Semplificazioni che vincola l'azienda vincitrice dell'appalto a garantire ai lavoratori delle imprese subappaltatrici gli stessi trattamenti normativi ed economici e l'applicazione del medesimo contratto nazionale di settore. Si estenda tale legge a tutti gli appalti nel privato". Il 25 giugno, sul quotidiano il Manifesto, Landini insiste sul tema della svalorizzazione del lavoro.

"Noi – rivendica Landini - con il governo abbiamo dimostrato che se coinvolti siamo capaci di risolvere i problemi. Sia con il governo Conte con i protocolli sulla sicurezza, un esempio in Europa, che hanno permesso a tutte le attività di non fermarsi - e anche con il governo Draghi con i Patti sul lavoro pubblico e la scuola fino ai miglioramenti sul decreto Semplificazioni cancellando il massimo ribasso e garantendo che nei subappalti ci sia lo stesso trattamento economico e normativo dell'impresa madre". "Da questo punto di vista noi - spiega Landini - stiamo rivendicando non solo il blocco dei licenziamenti ma, al governo che si appresta a implementare il Pnrr e le riforme collegate, stiamo chiedendo che si sancisca una sede di confronto preventivo e mi riferisco alle scelte di politiche industriali - su trasporti, rete unica, energie rinnovabile - senza dimenticare le pensioni". "Queste scelte devono rispondere a una domanda: questi processi aumentano il lavoro in Italia o solo le importazioni? Con la manifestazione - conclude - rivendichiamo che gli investimenti post pandemia devono avvenire con il coinvolgimento del mondo del lavoro, su un'idea di paese fondato sulla giustizia sociale con un nuovo stato sociale in cui si investa sulla conoscenza e sulla sanità".

Ma è stata anche la settimana in cui il Corriere della sera ha manifestato nuovamente interesse all’università, con l’intervista alla ministra Messa, e alla scuola con un editoriale di Sabino Cassese, decisamente orientato a sostenere posizioni “meritofile”. Partiamo dalla ministra Messa. "A settembre si riapre: chi vuole potrà fare una ripresa graduale, ma nelle zone bianche si torna in aula. Gli studenti saranno in gran parte vaccinati, i professori già lo sono, si potranno aggiungere screening settimanali di tamponi antigenici". La ministra dell'Università e della Ricerca Cristina Messa aggiunge: "L'insegnamento a distanza può rimanere per situazioni eccezionali e deve essere complementare: penso agli studenti che lavorano, allo scambio di lezioni tra atenei a livello internazionale, ad alcune attività specifiche", e "siamo in dirittura d'arrivo con tre provvedimenti. Il primo - già approvato dalla Camera - permetterà ai ricercatori di accelerare la loro carriera: sarà possibile diventare associati già prima dei quarant'anni, con un percorso fatto di cambi di dipartimento e di diversificazione delle esperienze. Tra l'altro finalmente si parificano i percorsi in università ed enti di ricerca. La scorsa settimana la Camera ha dato anche il via libera ad accorpare l'esame di laurea e l'abilitazione per le professioni. Quello che era stato fatto lo scorso anno per i medici e il personale sanitario ora varrà anche per veterinari, psicologi, farmacisti e odontoiatri. E, d'accordo con gli ordini professionali, verrà a breve esteso anche ai fisici, ai chimici e ai biologi. È anche previsto che in futuro, se ci saranno altri ordini che vorranno, potranno diventare abilitanti anche lauree come ingegneria e architettura. Per avvocati, notai e giornalisti ci sono problemi per ora non risolvibili. Per loro l'esame per la professione resta". La nuova disciplina entrerà in vigore "da subito, appena sarà approvata al Senato. Spero già dal prossimo anno accademico. Lo stesso spero che possa avvenire anche per la valutazione dei progetti di ricerca. Nel decreto Semplificazioni abbiamo approvato la norma che cambia il meccanismo e trasforma il comitato di garanzia in un comitato nazionale di valutazione, con poteri e fondi per velocizzare la scelta dei progetti per i bandi di ricerca. In questo modo si dovrebbero dimezzare i tempi di attesa per i ricercatori, che ora spesso superano l'anno".

Infine, l’editoriale di Sabino Cassese. "Si apre una nuova stagione per lo Stato. Il governo Draghi, anche senza suonare la grancassa, ha annunciato molte nuove assunzioni, fatte con metodo diverso" da cui "dipenderà lo stato di salute del nostro settore pubblico" quindi "se non si faranno con giudizio, ne pagheremo il prezzo" osserva e scrive sul Corriere della Sera Sabino Cassese. E calcola che "seimila posti nella scuola serviranno a dotarla di insegnanti nelle materie scientifiche; 46 mila posti sono destinati a coprire i vuoti sempre nella scuola, dove si prevedono assunzioni fino a 120 mila insegnanti. Quasi 17 mila posti saranno destinati a rendere celeri i processi. Diverse centinaia di posti sono previsti per la realizzazione del Piano di ripresa e la transizione ecologica" anche se "le cifre non sono state tutte precisate". Ora, avverte l'editorialista, "si deve passare dalle promesse e dalle norme ai fatti, ed è consigliabile tener presenti alcune avvertenze" come "fare bene i conti", "calcolare bene i fabbisogni e individuare con precisione le figure professionali di cui lo Stato ha bisogno", "scegliere bene", e "questo è l'unico modo per dare a tutti eguali 'chances' e per evitare che nei ranghi pubblici entrino gli amici degli amici", conclude Cassese, ma "assumendo persone capaci di stimolare investimenti, invece di consumare risparmio, con spesa corrente e rallentando gli investimenti". Ora, come ciò possa accadere nella scuola o negli atenei o negli enti pubblici di ricerca Cassese non lo dice. Gli bastava lanciare nuovamente il sasso “meritocratico” nello stagno ideologico neoliberale per sostenere sempre di nuovo la solita, stucchevole, sbagliata posizione per cui chi lavora nel pubblico “non merita”, perché raccomandato. Per principio…

Pino Salerno