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Le notizie della settimana

dal 27 settembre al 03 ottobre 2021

La settimana dell’Istruzione sulla stampa

L’evento della settimana è di certo l’inaugurazione dell’anno scolastico a Pizzo Calabro con la presenza del Presidente della Repubblica Mattarella e del ministro dell’Istruzione Bianchi lo scorso 20 settembre. Al termine del suo settennato, Mattarella ha voluto regalare agli italiani un messaggio politicamente impegnativo e simbolicamente elevato. Parlava nel profondo sud della centralità della scuola, della conoscenza, e della necessità di metter fine alle tante disparità e disuguaglianze che ancora perseguitano il nostro sistema dell’istruzione. I quotidiani hanno colto l’importanza politica e simbolica del gesto e delle parole di Mattarella. Ecco alcuni titoli significativi. Avvenire: “Adesso mai più scuole chiuse”; Il Sole 24 ore: “La scuola è stata un potente antivirus”; Il Quotidiano del sud: “La scuola è ossigeno per la società”, e segue il testo integrale del discorso del Presidente. E vale davvero la pena riportare qui alcuni dei passaggi più significativi del discorso di Mattarella.

“Con le scuole riaperte si riallacciano i fili che si erano interrotti o che erano diventati più esili: certo, anzitutto lo studio, ma anche le relazioni, le amicizie, l'insieme di quelle esperienze così decisive nella vostra formazione” ha detto Mattarella, che ha aggiunto: “E questo trasmette energia a tutta la comunità nazionale. La scuola è ossigeno per la società. Non riguarda soltanto voi che la frequentate. Il suo funzionamento è specchio di quello del Paese. Abbiamo una scuola di valore. Grazie alla passione degli insegnanti, alla dedizione del personale, all'impegno di voi studenti. Sappiamo che vi sono anche aspetti che devono essere migliorati. Soffriamo per ritardi antichi, per qualche inefficienza, per disparità e disuguaglianze. Non mancano risorse e capacità per superarli. E per avere fiducia in noi stessi”. Il Presidente ha fatto esplicito riferimento all’utilizzo dei fondi previsti per il sistema dell’Istruzione dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. E ha usato parole anche molto precise e rigorose, sia sul piano istituzionale che su quello politico: “Investimenti doverosi, che ora dovranno assumere continuità e prospettiva strategica con il Piano nazionale di resilienza e ripartenza. Le risorse impiegate per avere una scuola più moderna, per rendere più sicuri e funzionali gli edifici scolastici, per realizzarne di nuovi, per formare docenti preparati alle sfide di una società in trasformazione, sono l'investimento più intelligente e proficuo. La scuola non è un capitolo accessorio, bensì è assolutamente centrale in un Piano di ripartenza. Le conoscenze e la cultura delle giovani generazioni costituiscono il volano migliore per il domani di tutti noi. Sentiamo dire spesso che la crisi che abbiamo vissuto - e dalla quale contiamo di essere in via di uscita -sollecita cambiamento: diverrebbe un'espressione retorica, un'astrazione se non si affermassero impegni concreti, progetti adeguati, assunzioni di responsabilità”.

Si tratta di una vera sferzata al sistema politico e di governo del Paese, senza mezzi termini. E quando ha affrontato il tema della Didattica a distanza e dei tanti possibili abbandoni, Mattarella non ha esitato a elogiare la professionalità e l’abnegazione dei docenti, con queste parole: “L'abbandono e il disimpegno di ragazzi è stato contenuto dall'ingegnosità e dalla determinazione di insegnanti che hanno sovente rincorso gli assenti, che li hanno cercati pure quando era difficile muoversi da casa, che hanno costruito collegamenti, spesso grazie anche alla generosa collaborazione e al senso di solidarietà dei compagni di classe. Non sono rari i casi di giovani che hanno fatto da collettori di computer non più utilizzati, che li hanno mandati a riparare, per poi donarli a chi non ne aveva. L'espressione di questa solidarietà, la coscienza di appartenere a una comunità, di sentirsi responsabili gli uni degli altri, costituiscono un patrimonio prezioso da non disperdere, anzi da porre a frutto per il futuro e da far crescere ulteriormente”.

Tuttavia, nonostante i richiami di Mattarella a occuparsi con serietà e ampio respiro del sistema dell’istruzione nazionale, i giornali hanno continuato a parlare d’altro, puntando, come di consueto, sull’attualità piuttosto che sui grandi temi. È proseguita, quasi senza soluzione di continuità, la vicenda relativa alle mascherine, al distanziamento, al green pass e alle eventuali quarantene in caso di un contagiato in classe. Non sono mancate le eccezioni. Lo storico Miguel Gotor ha scritto infatti su Repubblica, del 23 settembre un articolo dal titolo “La scuola a due velocità”. Dopo aver ribadito quanto sia urgente pensare fin da ora alla scuola del post pandemia, Gotor invita a riflettere su tre direttrici fondamentali, della quali la prima è un sistema di formazione e di reclutamento degli insegnanti che eviti la forte precarizzazione e accompagni la soluzione delle cosiddette “classi pollaio”. La seconda direttrice indicata da Gotor è “l’elevazione dell’obbligo scolastico, per rafforzare l’idea di una scuola dell’inclusione che possa essere un ascensore sociale come previsto dall’articolo 3 della Costituzione”. La terza direttrice è quella delle risorse e la loro “adeguata gestione”. Infatti, scrive Gotor, “sarebbe utile individuare delle aree di istruzione prioritaria, equamente distribuite sull’intero territorio nazionale peer intervenire con investimenti speciali sul personale docente, sulla riduzione del numero degli studenti per classe e sulle politiche in favore degli alunni disabili. La faglia del disagio non è più quella nord/sud, ma esistono tanti centri e periferie che convivono nella stessa città persino con uno slittamento da quartiere a quartiere”.

Fin qui Gotor, ma la polemica politica tout court è stata espressa dallo storico dell’arte e rettore dell’Università degli stranieri a Siena Tomaso Montanari in un articolo sul Fatto Quotidiano in cui boccia sonoramente l’attività svolta dal ministro Bianchi. Il titolo è già una sfida: “Bianchi crea le regole a rotelle per la scuola”. L’accusa di Montanari a Bianchi è quella di aver reso le regole anti covid, e non solo, flessibili perché si è accorto che nulla era stato fatto dal punto di vista strutturale (“che è come dire che bisogna lavarsi le mani salvo che il bagno sia occupato”, scrive Montanari), e dunque ha piegato le regole alla realtà disastrosa di parte dell’edilizia scolastica. “L’abolizione del distanziamento è doppiamente un boomerang”, scrive Montanari, “per la salute ma anche per la scuola in presenza, giacché impedisce quarantene mirate al cerchio stretto, rischia di far saltare ogni volta intere classi. E i risultati di questa riapertura con le regole a rotelle sono già evidenti”. Insomma, al di là della casistica e delle notiziole, così care alla nostra stampa, Mattarella, Gotor e Montanari ci spingono a ripensare la funzione sociale e le qualità della scuola, nel presente e nel futuro.

Pino Salerno

 

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