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Le notizie della settimana

dal 05 al 11 luglio 2021

La settimana dell’Istruzione sulla stampa

Scuola. Le due questioni, del numero di cattedre vacanti e delle vaccinazioni a docenti e studenti, rischiano di diventare il tormentone sulla stampa di questa estate. Siamo infatti agli inizi di luglio e già se ne avvertono gli echi. Il quotidiano della Cei, Avvenire, titola: “Resta il nodo insegnanti, da coprire oltre 100mila cattedre”. Il quotidiano dei vescovi cita esplicitamente: “Secondo i sindacati ci sono almeno 112 mila cattedre libere da coprire e quindi sarà la solita corsa contro il tempo”. A sua volta, il Fattoquotidiano si sofferma sulle difficoltà del concorso riservato ai docenti delle materie scientifiche. È “una corsa contro il tempo”, scrive il Fatto, “l’obiettivo è portare in classe quanti più docenti di scienza e matematica e fisica per evitare di dover ricorrere, anche temporaneamente, ai supplenti”. E l’obiettivo del ministro è quello di chiudere la partita a luglio, anche se si presentano due grane enormi, secondo il Fatto che cita Tuttoscuola: la scarsità di commissari d’esame e di verbalizzanti a luglio, da un lato, e il cambio delle griglie di valutazione della prova pratica dall’altro. Insomma, conclude il quotidiano, “per le prove pratiche c’è il rischio che le commissioni non bastino, o che comunque, volendo conservare il rigore della prova”, i commissari “non facciano in tempo”. Sui vaccini si è aperta una vera e propria corsa tra i quotidiani. La Repubblica, ad esempio, titola: “I ragazzi da immunizzare, ma i genitori frenano”, seguita a ruota da La Stampa che lancia l’allarme attraverso la nuova presidente della società italiana di pediatria, Annamaria Staiano: “vaccinate presto i vostri figli, i giovani più a rischio varianti”. E ancora La Stampa, in un altro articolo rilancia: “Il rientro a scuola spaventa il governo, autunno a rischio”, mentre nel catenaccio anticipa che la Regione Emilia Romagna ha già proposto di rinviare in didattica a distanza tutti coloro che “non fossero immunizzati”, anche se, confessa l’assessore Donini, “a decidere sulla scuola è la scuola stessa”. Il finale dell’articolo chiede il parere al presidente dell’Associazione presidi Giannelli, ad Angela Nava, dei Genitori democratici, e a Pino Turi, segretario generale della Uil scuola. Mentre Giannelli si dichiara favorevole all’obbligo del vaccino per la scuola in presenza, Angela Nava esprime dubbi: “l’obbligatorietà sarebbe un pessimo strumento comunicativo, una scivolata in un momento di estrema delicatezza”. Nettamente contrario si dichiara Pino Turi: “la scuola va fatta in sicurezza e in presenza e puntare sulla vaccinazione è un errore e una discriminazione inaccettabile. Il vaccino è un elemento aggiuntivo, non sostitutivo”. Come si evince, l’estate della scuola italiana si annuncia torrida come quella climatica.    

Università. La notizia della settimana è la bocciatura della legge sugli Its in discussione in Parlamento da parte di imprese e Regioni. Il Sole24ore, quotidiano della Confindustria, lo dice in modo esplicito: “la richiesta è di fermare il testo unificato alla Camera e aprire un confronto”. Quale sia la ragione della bocciatura lo spiega Gianni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il capitale umano. Vale la pena riportare qui per intero il suo giudizio, dal momento che in esso è contenuta la strategia delle imprese sugli Its, anzi le mani degli industriali sull’alta formazione tecnica del “capitale umano”. Brugnoli sostiene che “la cifra degli Istituti tecnici superiori è il legame strettissimo tra industria e istruzione. Se si indebolisce il rapporto con le imprese non si valorizzano i laboratori, la docenza proveniente dalle imprese, le sedi fisiche di queste officine del sapere tecnico, ad alto contenuto tecnologico, i cospicui fondi in arrivo saranno solo spesa pubblica cattiva e non buona per ripetere le parole del premier Mario Draghi”. Per Brugnoli “senza imprese gli Its perdono la loro identità e diventano uno sparring partner, molto debole, di scuole, università, enti di formazione continua. Il rapporto università-Its andrebbe invece costruito sull’obiettivo comune di assorbire il forte drop-out universitario, specie per i percorsi tecnico-scientifici dove supera il 20%”. Paradossalmente l’alleato prevalente in questa battaglia per la conservazione del privilegio di gestire gli Its così come sono oggi, la Confindustria lo trova nell’assessore della Regione Lazio Di Berardino, ex dirigente Cgil. “La riforma degli Its così come è scritta mortifica il nostro ruolo”, afferma l’assessore, e prosegue: “è fondamentale una discussione di merito, a partire dal meccanismo di valutazione, dall’organo di governo del sistema, dal sistema di accreditamento al cofinanziamento. L’obiettivo – conclude Di Berardino – è migliorare l’attuale proposta di legge a vantaggio di studenti, imprese e territori”. È questa la ragione dell’appello congiunto, Confindustria-Regioni, a fermarsi subito per “aprire una discussione nei contenuti”. In realtà, si tratta di una questione enorme, che definisce il profilo di tante professioni tecniche del futuro, e del futuro di tanti giovani. È un peccato che essa debba essere risolta da chi, di fatto, manifesta qualche conflitto di interessi nella gestione degli Its, tenendo fuori le legittime proposte dei sindacati, ad esempio.

Ancora sull’università, si segnala un articolo del Riformista molto critico nei confronti dell’attuale ministra Maria Cristina Messa. La firma è di Emanuele Conte. E l’articolo è un racconto personale di come la burocrazia ministeriale blocchi di fatto le decisioni assunte all’interno degli atenei a proposito di personalità del mondo scientifico e della ricerca da reclutare dall’esterno. Il professor Conte scrive dunque che “se guardiamo all’università dal basso non sembra proprio che il ministero segua i propositi dalla ministra. Lei dichiara di voler incentivare la internazionalizzazione e la mobilità dei docenti ma i suoi uffici non rispondono né sì né no alle richieste che vengono dalle università. Semplicemente, fanno i ministeri, cioè tacciono e non agiscono”. La conclusione del professor Emanuele Conte? Una sorta di appello alla ministra, “donna che ha saputo farsi strada in un mondo maschile, studiosa seria e stimata, con grande esperienza come ricercatrice, docente e rettrice di una grande università. Perciò è probabile che sappia che di regola non sono le grandi riforme, ma i piccoli interventi concreti che producono efficienza e crescita”. Attendiamo la replica della ministra, poiché la questione posta, anche in questo caso è di notevole rilievo, e riguarda il senso stesso del governo degli atenei e dell’intero sistema universitario.

Pino Salerno