Cultura

08 marzo 2023

Leggere Lolita a Teheran: una testimonianza sempre attuale della repressione e della resistenza delle donne in Iran

Le notizie che da mesi arrivano dall’Iran hanno rilanciato anche nel nostro Paese l’opera della scrittrice iraniana Azar Nafisi e il suo libro più rappresentativo “Leggere Lolita a Teheran”, una forte denuncia sociale e politica di una dittatura basata sull’annullamento totale di qualunque diritto e libertà le donne avessero mai avuto.

Il libro, uscito nel 2003 e pubblicato in Italia nel 2004, prende spunto dall'esperienza vissuta dall'autrice che, dopo aver deciso di interrompere il suo insegnamento all'università Allameh Tabatabei a causa delle continue pressioni della Repubblica Islamica sui contenuti delle lezioni ed in generale sulla sua vita di donna, decide di organizzare seminari “clandestini” di letteratura occidentale presso la sua abitazione con sette giovani studentesse.

Nel salotto della professoressa Nafisi, si  parlerà di Lolita, di Gatsby, di Jane Austen e di Henry James, ma questi seminari saranno soprattutto occasione per le ragazze, attraverso la letteratura, di ampliare i propri orizzonti e di spogliarsi letteralmente e metaforicamente delle brutture e degli abusi che stanno subendo da parte del regime; un regime che impone l’obbligo del velo, legalizza la poligamia e i matrimoni temporanei,  autorizza matrimoni a partire dall’età di nove anni per le bambine, vieta alle donne l’esercizio della funzione di giudice e di alte cariche politiche, ricorre alla lapidazione per punire l’adulterio.

La forza della narrazione di Nafisi è quella di rimanere sempre attuale, oggi più di ieri, e di testimoniare che, rispetto alla privazione della libertà esercitata da ayatollah e pasdaran per imporre la loro legge, le donne iraniane non hanno mai smesso di lottare.

L’esplosione delle proteste e la brutale violenza della repressione che attraversa l’intera società iraniana da quando, il 16 settembre dello scorso anno, Masha Amini è stata picchiata e uccisa dalle guardie del regime di Teheran per un ciuffo di capelli fuori dall’hijab, hanno scoperchiato il velo di indifferenza che l’Occidente aveva calato sulla realtà totalitaria dell’Iran postrivoluzionario in cui l’imposizione del velo è solo uno degli strumenti per esercitare potere e controllo sulla vita delle donne.

Eppure, se in Iran le donne sono le principali vittime del sistema, esse rappresentano anche la forza sociale più critica e consapevole, grazie alla quale si è attivato un processo di maturazione della società civile, attraverso una mobilitazione nonviolenta e laica che ha coinvolto giovani e intellettuali, è diventata coscienza collettiva di un popolo che lotta per la libertà e per il riscatto della dignità umana e si fa presupposto di un’evoluzione in senso democratico della realtà sociopolitica.

La mobilitazione pacifica di massa per rivendicare i diritti fondamentali degli esseri umani è sempre un’onda inarrestabile, invincibile anche per il più efferato e potente degli strumenti di repressione

Se i diritti delle donne iraniane prevarranno, un effetto dirompente si sprigionerà a macchia d’olio per affermare ovunque un umanesimo rigenerato. E rendere il nostro mondo un posto migliore.

Da qui l’importanza della nostra solidarietà e delle iniziative per rafforzare, sostenere e incoraggiare la rivoluzione e la liberazione delle donne in Iran.

Perché davvero, la misura della civiltà in ogni società è la libertà delle donne.  

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L'autore

Manuela Calza