Nel 2025 ricorre il centenario della morte di Erik Satie (1866–1925), figura chiave e ancora oggi difficile da incasellare nella storia della musica del Novecento. A un secolo dalla sua scomparsa, Satie emerge come un compositore radicalmente moderno, capace di anticipare estetiche future attraverso una scrittura essenziale, ironica e volutamente antiaccademica. Vissuto ai margini, lontano dalle istituzioni e in costante povertà, fu protagonista della Parigi della Belle Époque e delle avanguardie, pur rimanendo sempre un outsider.
Con opere come le Gymnopédies, le Gnossiennes e l’estrema Vexations, Satie svuotò la musica di retorica romantica per concentrarsi sul suono puro, sulla ripetizione e sull’immobilità formale, aprendo la strada al minimalismo e alla musica concettuale. Il suo pensiero culminò nell’idea della “musica d’arredamento”, una visione rivoluzionaria che anticipa la musica ambient e il rapporto moderno tra suono e spazio.
Eccentrico, provocatore e visionario, collaborò con artisti come Picasso e Cocteau nel balletto Parade (1917), lasciando un’impronta decisiva sulle avanguardie artistiche. A cento anni dalla sua morte, l’eredità di Satie continua a risuonare come una sfida alle convenzioni: una musica “nuda”, silenziosa e ironica, che ancora oggi interroga il nostro modo di ascoltare.
Sul numero di gennaio di Articolo 33 verrà pubblicato un articolo che omaggia questo straordinario artista.