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Ricorrenze / Giugno

2 giugno 1946

Una celebrazione della festività del 2 giugno 75 anni dopo

Il 2 giugno di 75 anni fa il popolo italiano - in un contesto postbellico caratterizzato da intense passioni, da laceranti contrasti, da durissime polemiche - partecipò in massa (l’89%) al referendum tra monarchia e repubblica indetto dal Governo De Gasperi. Al voto furono per la prima volta coinvolte anche le donne, con percentuali che risultarono “analoghe a quelle degli uomini” (1).

Contestualmente al referendum, si procedette all’elezione dell’Assemblea Costituente, che avrebbe dovuto dotare il nostro Paese di una Costituzione democratica, dopo un ventennio di dittatura fascista. (2).

In tale cruciale occasione, nonostante le tensioni, la legalità venne salvaguardata, seppure con qualche smagliatura, prima fra tutte quella riguardante l’eccessivo ritardo nella comunicazione dei risultati delle urne. L’allora ministro dell’Interno Giuseppe Romita, infatti, sarà in grado di sciogliere la riserva solo il 5 giugno, con l’avvertenza però che - pur nel riconoscimento che la vittoria era andata ai sostenitori della Repubblica – i risultati dovevano essere considerati ancora provvisori. Di qui le veementi proteste da parte dei sostenitori della monarchia, i quali non tardarono ad accusare il Governo di brogli e di macchinazioni. Per altro, tale clima di incertezza si sarebbe protratto fino al il 10 giugno, data nella quale il Presidente della Cassazione dette lettura dei risultati finali del voto, proclamando la vittoria della Repubblica (12.717.923 voti) sulla monarchia (10.719.264 voti). Anche in questo caso, però, i dati forniti – in ragione dei molti ricorsi presentati sia sulle modalità del referendum, sia sul sistema adottato nella conta delle schede valide – avrebbero dovuto essere presi – si disse - con beneficio d’inventario.

A queste difficoltà “tecniche”, un’altra poi se ne aggiunse, di natura più squisitamente istituzionale: essa riguardava la nomina, da parte dell’Assemblea Costituente, del Presidente della Repubblica. Superata anche questa impasse, gli eventi si susseguirono abbastanza celermente: il 13 il reggente Umberto di Savoia (“re di maggio”) lasciò l’Italia; il 28 l’Assemblea Costituente elesse come capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, già presidente della Camera dal 1920 al 1924; il 15 luglio, infine, Alcide De Gasperi dette vita al suo secondo governo - il primo era stato varato il 10

dicembre dell’anno precedente -, con il coinvolgimento di tutte le forze antifasciste (Dc, Psiup, Pci, Pri).

Intanto, dal 25 giugno, l’Assemblea Costituente, presieduta da Giuseppe Saragat, aveva iniziato i suoi lavori. A proposito del contesto nel quale essa si trovò ad operare, ha osservato Simona Colarizi: “Privata della funzione legislativa ordinaria, la Costituente resta in certa misura estranea alla battaglia politica che diventa ogni giorno più aspra e mette a dura prova la maggioranza governativa. I costituenti vivono invece nel clima resistenziale unitario, animati da un sincero desiderio di raggiungere un accordo e da un impegno civile e morale che, fuori da ogni retorica, farà di loro gli autentici padri fondatori del nuovo Stato”. (3).

Da parte sua, ha osservato Stefano Rodotà: (4) “Certo, quando i lavori dell’Assemblea costituente cominciano il ‘vento del Nord’ è già caduto. Ma lo spirito dei partecipanti a quei lavori non era quello di chi sentiva d’avere alle spalle il periodo ‘eroico’, con l’obbligo di abbandonare la ‘poesia’ e metter mano alla ‘prosa’. Era, invece, ancora il momento delle gradi speranze, anzi il momento in cui le speranze potevano divenire davvero grandi perché ad esse si offriva la possibilità di divenire la trama costitutiva, più che d’un nuovo Stato, addirittura d’una nuova società”.

Punto di riferimento ineludibile nella edificazione di questa società “nuova” era, ovviamente, l’idea di “democrazia”, che però, sulla scorta dell’esperienza resistenziale, veniva concepita dalle forze progressiste non come statica ed “integrale” - ovvero come un ideale definitivamente “raggiunto” con la sconfitta del fascismo-, bensì come dinamica e in progress, visti gli obiettivi sempre più “alti” che le forze politiche dicevano di voler raggiungere.

La Costituzione repubblicana, insomma, “figlia della Resistenza”, fu cosa ben diversa da una operazione “eclettica”, fondata sul puro “compromesso”. Fu, al contrario, una operazione complessa e generosa, che richiese l’impegno incondizionato di quella classe politica postfascista che, ad onta della “battaglia” spesso aspra “delle idee”, si dimostrò capace di tener sempre desto quel clima di dialogo e di collaborazione, senza il quale non sarebbe stato possibile raggiungere il risultato sperato: quello di scrivere insieme un patto nel quale tutti i cittadini potessero riconoscersi, al di là dei particolarismi e delle differenze.

Non a caso è stato osservato: “Se il mugnaio di San-Souci traeva le sue certezze dal sapere che v’erano giudici a Berlino, il cittadino dei nostri travagliatissimi tempi può trarle solo dalla possibilità di appellarsi a questo più largo quadro di garanzie e fini che chiamiamo Costituzione”.

David Baldini

(1) Su questo punto di veda A. Rossi-Doria, Le donne sulla scena politica, in La costruzione della democrazia, Storia dell’Italia repubblicana, vol. I, Einaudi, Torino 1994.

(2)A proposito dell’alto numero dei votanti ha osservato F. Barbagallo, ne La formazione dell’Italia democratica, in Storia dell’Italia repubblicana, Einaudi, Torino 1994: “La repubblica ha il consenso di oltre il 54 per cento degli elettori, per la monarchia si esprime poco meno del 46. Nell’Assemblea costituente si affermano i tre partiti di massa, che raccolgono il 75 per cento dei voti. E’ la Dc che ottiene il successo maggiore, col 35 per cento dei voti e 207 voti.

Viene poi il Psiup con quasi il 21 per cento e 115 seggi. Il Pci è terzo col 19 e 104 seggi, con una notevole delusione dei militanti e dei dirigenti”.

(3) S. Colarizi, Storia del Novecento italiano. Cent’anni di entusiasmo, di paure, di speranza, Rizzoli, Milano 2000.

(4) S. Rodotà, Introduzione a Le idee costituzionali della Resistenza,. Presidenza del Consiglio dei ministri, Roma 1997.