Ricorrenze / Settembre

24 settembre 1961

Un’idea in cammino: il 24 settembre 1961 e il primo passo della Perugia-Assisi

Il 24 settembre 1961, ventimila persone si misero in marcia lungo i 24 chilometri di strada che separano Perugia da Assisi. Non si trattava di un semplice corteo, ma del primo grande atto collettivo del pacifismo italiano: la Marcia per la pace e la fratellanza dei popoli, ideata dal filosofo, antifascista e pedagogista Aldo Capitini.

Nel settembre del 1961 il mondo viveva sul filo del rasoio. Da poche settimane era stato eretto il Muro di Berlino, il blocco sovietico e quello occidentale si fronteggiavano con l'incubo della corsa agli armamenti nucleari, e la sfiducia globale toccava il suo apice. In questo scenario cupo, l'intuizione di Aldo Capitini fu rivoluzionaria: convocare una camminata corale per affermare la nonviolenza attiva.

Capitini rifiutava la logica dei blocchi contrapposti e concepì la marcia come uno spazio plurale, capace di mettere insieme anime fino ad allora distanti: cattolici, socialisti, comunisti, liberali, laici e credenti. Ieri come allora, il messaggio centrale era chiaro: la pace non è una condizione passiva da attendere, ma un cantiere da costruire con i propri piedi.

Durante la prima marcia del 1961 fece la sua prima comparsa ufficiale la celebre bandiera con i colori dell'arcobaleno e la scritta "PACE". Fu ideata dallo stesso Capitini e confezionata dalle donne di Perugia, prendendo ispirazione dai simboli utilizzati nelle marce anti-nucleari britanniche guidate dal filosofo Bertrand Russell.

Alla marcia partecipò un gruppo straordinario di intellettuali, artisti e figure politiche fondamentali del Novecento italiano. A fianco di Capitini camminavano il giurista e filosofo Norberto Bobbio, gli scrittori Italo Calvino e Giovanni Arpino, il pittore Renato Guttuso, l'economista Ernesto Rossi e l'ex Presidente del Consiglio della Liberazione Ferruccio Parri. Tra la folla c'era anche Gianni Rodari, che raccontò la marcia con la sua consueta sensibilità poeti-politica. Fu proprio Rodari a cogliere la potente metafora del nuovo simbolo, scrivendo: «Le bandiere hanno il colore dell'arcobaleno... ma l'arcobaleno, questa volta, lo vogliamo prima della tempesta, non dopo. La pace deve precedere, impedire la guerra, per non essere soltanto un doloroso bilancio di rovine.»

L'energia generata da quella giornata fu così dirompente che, all'indomani della marcia, Aldo Capitini fondò il Movimento Nonviolento, strutturando per la prima volta in Italia un'organizzazione stabile dedicata all'obiezione di coscienza, al disarmo e all'azione nonviolenta.