Che soddisfazione leggere e rileggere questo libro. La prima lettura coinvolge per lo stile dei cinque racconti, diversi per argomento, ambientazione e personaggi, ma uniformi per stile e per una struttura lineare, divisa in capitoli, che seguono il presente e i rimandi al passato, corrispondenti ai pensieri, alle azioni, ai ricordi e agli incontri della protagonista, la voce narrante. Sta qui la pulita felicità della narrazione, che non è una interpretazione di chi scrive, anzi l’autrice sembra assente, tanto è nascosta fra i personaggi umani, animali, vegetali e cosali che narrano la loro storia in forma di sincero racconto da parte della protagonista: una originale confidenza verso se stessa e verso chi legge, meglio attenta e partecipe al racconto di una esistenza, manifestata con tutti i dettagli della normale quotidianità, insieme complessa realtà. Complessa per accadimenti e per l’intricata corona della vita emotiva, che l’autrice contempla in tutte le sue interferenze fin dai titoli dei racconti: Smarrimenti, Sintonie, Amnesie, Presenze, Alleanze. Imbarazzo, entusiasmo, malinconia, delusione, generosità, gentilezza, orgoglio, arroganza, paura, gioia, responsabilità, speranza, modestia, castità, repressione, irritazione, gelosia, infelicità, felicità, passione, insicurezza, libertà, serenità, allegria, fastidio, colpa, malumori, rifiuto, rassicurazione, oppressione, confusione, tradimento, abbandono, sorpresa, fiducia, simpatia, comprensione, invadenza, pace, accettazione, invidia, ansia, disagio, agitazione, vergogna, offesa, sconforto, costernazione, violenza, rammarico, tenerezza, confronto, brutalità, comprensione, turbamento, grazia, gratitudine, mestizia, panico, sicurezza, delizia, dono, rinuncia, conquista, rapimento, bontà, crudeltà, coraggio, rabbia, rifiuto, certezza, cortesia, distrazione, cattiveria, ostilità, difesa, sofferenza, dolcezza, affetto, durezza, terrore, ammirazione, contemplazione, solidità, acrimonia, vendetta, timidezza, desiderio, sensualità, spocchia, nostalgia, mistero, innocenza, rammarico e tanti altri moti emotivi, tutti situati e narrati privilegiando il dialogo. Chi legge viene in possesso delle informazioni principali, seguendo gli incontri, i dialoghi e le varie vicende. Come una scoperta. Non è tanto mestiere, quanto rispetto della unicità della storia e dei suoi protagonisti: paesaggi, situazioni, luoghi, persone, animali, oggetti, piante… in poche pagine la densa matassa della vita è narrata con essenziale lievità ironica e una precisione scientifica, trovando il nome appropriato, la situazione adatta e le parole più adeguate, come solo la letteratura sa fare: l’apparenza è attraversata da dentro, illuminata, non giudicata. Una rivelazione.
Ogni racconto è ricco di vita. Vince la vita nelle protagoniste, pur diverse, ognuna con una storia tutta sua, eppure tutte affrontano il male, lo soffrono, lo accettano e riemergono, cambiando. La vita è imprevedibile, non avrei mai pensato di potermi trovare in una situazione del genere, dice Giuliana alla sua amica Roberta.
In Smarrimenti la protagonista Irene si trova a elaborare il lutto per la morte della madre Silvia. Non è sola, le sono vicini Franca, l’amica del cuore, Danilo e Elio, i fratelli, il ricordo del padre e di Catrina, la badante romena, le amiche della madre e uno sconosciuto. E dalle relazioni fra queste persone nasce un racconto inedito, sorprendente, da cui si snoda la storia personale di ognuno, compresa la madre e il suo segreto. Relazioni che cambieranno l’immagine della madre nella figlia, la quale, alla fine, se sostiene: «la donna che pensavo di conoscere diventa all’improvviso una sconosciuta», nello stesso tempo comprende, con l’aiuto della amica Franca, che ora continuerà a voler bene a una mamma, pur defunta, eppure più vera e più viva.
In Sintonia il problema sembra essere una crisi adolescenziale della sedicenne Ilaria, figlia della cinquantenne Antonella, insegnante di storia dell’arte in un liceo di una città di provincia. La madre spera di aiutare la figlia, organizzando un viaggio a Venezia solo con lei per un fine settimana. Venezia, Murano, Burano e Torcello diventano gli ambienti da scoprire. Un atteggiamento quello della scoperta, che libera la più giovane dai suoi nodi umorali, modifica il rapporto con la madre e permette loro di trovare le parole per formulare domande e esprimere sentimenti, legati al tradimento, che accomuna entrambe. Una liberazione che favorisce l’apertura anche nei confronti di altre persone, tanto da stabilire nuove amicizie.
In Amnesie Giuliana, una matematica di trentasette anni, sembra pienamente soddisfatta della sua vita: un lavoro che ama, una casa a Roma, da tenere pulita, dove cucinare e curare le piante, quando è ansiosa, in compagnia di Zora, il suo cane. Non chiede altro. Rifiuta convivenze o fidanzamenti. Incontra la sua più cara amica Roberta, quando torna a Roma per lavoro; cenano insieme e scambiano qualche pettegolezzo, ma Giuliana non ricorda nulla che riguardi il suo passato. Un messaggio WhatsApp la tormenta da alcuni giorni. Non vuole rispondere, ma quando lo fa, le parole di Donata, l’autrice del messaggio, provocano in lei il ricordo dell’esperienza più brutta della sua vita, rimosso per ventidue anni. Vorrebbe evitare l’incontro con Donata, ma sarà proprio la relazione con lei a rompere le sue amnesie, a renderla capace di affrontare l’evento drammatico del suo passato, senza dimenticare nulla e senza provare più panico. Diventa così libera di accettare le occasioni che la vita le offre, comprese le relative responsabilità come mamma e come nonna.
La protagonista di Presenze Renata, pianista, potrebbe sembrare una madre fissata, da quando sua figlia Gaia, di quattro anni e undici mesi, è scomparsa. Di continuo la madre ritorna con la memoria al giorno e al momento, in cui l’ha accompagnata alla scuola materna e l’ha vista entrare insieme ai compagni. Ma in classe non è entrata. Continua a cercarla da tredici anni, in Italia e all’estero, anche se la polizia, sua madre, i parenti e gli amici vorrebbero che Renata si mettesse l’anima in pace, dimenticasse e fosse capace di rifarsi una vita, specie dopo la morte del marito. Ma lei non ha nessuna intenzione di dimenticare e si lascia guidare dal dolore, che la tiene unita a Gaia. La vede dappertutto: sulla forma di qualche nuvola in cielo, in un’ombra dietro qualche animale. È sicura che Gaia sia viva e che la ritroverà. Rimasta sola, invece di suicidarsi, decide di fare sport, per mantenersi in forma e apre la sua casa, troppo grande per una persona sola, trasformandola in una scuola di musica per bambini. Sarà proprio questo impegno nei loro confronti a metterla in una situazione, dove riconoscerà sua figlia diventata grande, diversa, con un altro nome. Renata prova a stabilire un contatto con lei, ma Milena, il nuovo nome di Gaia, non sembra riconoscere nulla. Renata comprende e accetta di essere considerata un’estranea dalla ragazza, perché il tempo dell’infanzia… se lo perdi non lo recuperi. Eppure seguiranno accadimenti e segnali che rafforzano la speranza e la determinazione della madre, che guardando la figlia allontanarsi afferma: «Ora conosce la strada… So che tornerà, prima o poi. È solo questione di tempo. Ho aspettato tanto. Aspetterò ancora».
Marcella è la protagonista di Alleanze, abita a Milano, è laureata in Economia e Commercio, è sposata felicemente da due anni. Il racconto si sofferma in uno dei suoi ritorni a casa dei genitori, nei luoghi dell’infanzia, in una delle valli prealpine, dove ha vissuto i suoi primi vent’anni e, in particolare, nella visita a Virginia, la proprietaria della Villa Lodoli e madre della sua più cara amica, Diletta. Una villa che era stata chiusa nove anni per sequestro giudiziario. Tutti sapevano l’accaduto, tanto il processo era stato seguito e pubblicizzato da giornali e tv: Virginia aveva ucciso il genero. Marcella, spinta da tanti ricordi, entra nella villa da poco riaperta e affronta l’incontro con Virginia, anche se con la paura di trovarsi di fronte a un’assassina. L’impatto è mediato dalla presenza di una gatta e di Adelina, la governante, ormai anziana, che conosce bene Marcella. Una situazione che permette alla protagonista di ricordare Diletta, sua madre, suo padre, il cavallo Febo e i bei momenti che lì ha vissuto. Un legame così forte da aiutarla ad attraversare quelle stanze sguarnite, così diverse da allora, fino a incontrare Virginia, che in passato avrebbe voluto come madre, tanto era “allegra, entusiasta…razionale, capace di autocontrollo”, diversa dalla sua mamma troppo normale. Come aveva potuto uccidere? L’incontro con Adelina e poi con Virginia l’aiuteranno a scoprire la verità e a rispondere alle sue domande, tanto da decidere di telefonare subito a Diletta, con cui aveva rotto i rapporti. Saluta Adelina gridando: «Sei stata una brava madre per Virgina!» la quale le risponde: «Come lei lo è stata per me».
Un lutto importante come la morte della madre, il tradimento del primo amore, lo stupro di una tredicenne, la sparizione di una figlia piccola e un omicidio sono certo eventi dolorosi, drammatici, tragici, vissuti dalle protagoniste dei cinque racconti; la scrittrice non sottovaluta la loro gravità; una materia così densa, che l’autrice riesce a narrare in tutta la sua profondità, aiutata dalle sue competenze. Competenze nelle scienze psicologiche che, a volte, vorrebbero maggiore autonomia, riducendo la tensione narrativa, ma che per lo più entrano in metamorfosi, diventano altro, narrazione, e fanno il racconto perfetto, come in Presenze. Solo leggendo e rileggendo si può apprezzare la chiarezza della scrittura, capace di dire la verità delle cose, possibile solo a chi conosce la materia e, soprattutto, rispetta, è attenta e vuol bene alle persone che la vivono. Alla fine, chi legge, apprezza questo libro, perché l’autrice non è in cerca di mostri, né di scandali e pettegolezzi alla moda, bensì prende a protagoniste donne consapevoli, gente ‘normale’, a cui, come ai più, succede o è accaduto un evento traumatico. La storia nelle storie sta nel racconto di come si possa attraversare il dolore, il dramma e la tragedia. Come riprendere a vivere. Tanti altri aspetti della realtà diventano elementi narrativi: l’importanza di una vera amica, degli amici in genere, di una governante come Adelina, del cane, del gatto, del cavallo e degli animali del circo; la casa dell’infanzia e le ricette di menu, legati all’ambiente e alla storia di ogni protagonista; le calli, i negozi, i teatri e i monumenti di Venezia, il lungotevere di Roma, certi sogni rivelatori, alcuni sentieri delle valli prealpine, la vita e gli apprendimenti in carcere, il sesso, il problematico rapporto uomo-donna e in particolare quello tra marito e moglie. Ma l’aspetto che merita più letture è, come avverte il titolo, il legame fra madri e figlie, perché i cinque racconti ne affrontano l’inafferrabilità, anche quando la relazione sembra scontata. Quante madri e quanti figli sono stati raccontati, a cominciare dalla Bibbia, dalle varie mitologie, dalle religioni, dalle letterature, dalle fiabe, ma non basta; c’è bisogno di attualizzare, storicizzare e dare voce al rapporto fra madre e figlie oggi, dopo il femminismo e le scoperte della psicanalisi e delle neuroscienze.
Questo libro racconta come alcune mamme e le rispettive figlie vivono oggi la loro relazione nel fare quotidiano e chi legge comprende che questa relazione non è mai ovvia. Continua anche dopo la morte della madre e ognuno, nascendo, diventa partecipe di questa relazione, anzi la storia di ognuno può essere letta come storia del reciproco rapporto madre-figlia. Non se ne esce, è il passato, il presente e il futuro. Per tutti. Quasi che la relazione madre-figlia, come la vita, coincida con ogni respiro e battito di cuore. Qualsiasi sia la maternità: biologica, adottiva o elettiva. Chi legge si sorprende e stima che l’autrice non affronti l’argomento con sdolcinature sentimentali, non pronuncia mai la parola amore, ma racconta situazioni di ogni vita, la nostra vita, le domande di fondo della figlia e i comportamenti di una madre, che ama e vive per i figli in base alla persona che è.
E chi legge non solo prova il piacere della lettura, ma ritrova anche qualcosa di se stesso come madre o padre, come figlia\o, come amica\o, come moglie o marito, come donna o uomo che lavora, come sorella o fratello…, e comprende quanto sia importante vivere bene queste relazioni, per trovare equilibrio e serenità.
Anna Oliverio Ferrari, Madri e figlie, Gallucci editore, Roma 2024