La rivista

n. 7-9luglio-settembre 2026

Il rientro in aula a settembre restituisce ai ragazzi la dimensione del contatto fisico e della socialità reale, riportando spesso sotto ai riflettori il drammatico divario tra identità virtuali e solitudini reali. Questo numero si apre con un’intervista al sociologo Vincenzo Scalia per mettere a fuoco la fragile condizione degli adolescenti di oggi. Immersi in una società competitiva che illude di poter scegliere e cambiare profilo come un abito di scorta, i ragazzi pagano la scomparsa dei luoghi di aggregazione spontanea con uno smarrimento che sfocia sempre più spesso nell'aggressività.

Questa fragilità è costantemente sfruttata dal mercato digitale, come confermano le recenti notizie: Meta ha patteggiato una cifra record di 16,7 miliardi di dollari con 29 Stati americani per chiudere le accuse legate alla dipendenza dei minori e ai danni alla salute mentale causati da Facebook e Instagram. Pur negando ogni illecito formale, l'azienda di Mark Zuckerberg ha accettato restrizioni come la riduzione delle notifiche e l'introduzione di limiti d'uso per i più giovani. Nel processo è emersa la contestata strategia di business riassunta dai quattro verbi hook (agganciare), hold (trattenere), harvest (raccogliere dati) e hide (nascondere): un'architettura progettata attorno a leve neurobiologiche — dallo scroll infinito all'autoplay e ai sistemi di raccomandazione compulsivi — affiancata dal taglio dei moderatori umani a favore dell'intelligenza artificiale e dal controverso utilizzo dei dati pubblici degli utenti per addestrare i propri modelli di IA.

Tuttavia, questo patteggiamento svela un limite profondo. Meta può introdurre tutte le regole e i filtri che vuole, ma l'imposizione di norme dall'alto rimane del tutto insufficiente se non è affiancata da una costante vigilanza quotidiana e da una corretta informazione per le famiglie. I genitori sono spesso lasciati soli e privi di una conoscenza adeguata su quante app e strumenti di controllo genitoriale esistano oggi per monitorare, proteggere e guidare la navigazione dei propri figli. Inoltre, quando sono le istituzioni stesse ad arretrare o ad incagliarsi, i rischi aumentano. Lo chiarisce bene l'articolo di Mario Borrata sul consenso informato a scuola e la raccolta firme per il referendum abrogativo. Trasformare l'educazione sessuo-affettiva in un percorso opzionale vincolato a permessi burocratici rischia di privare gli studenti di strumenti indispensabili su consenso, rispetto e prevenzione. Se la scuola rinuncia a insegnare il valore dei confini personali e della gestione emotiva, a occupare quel vuoto saranno inevitabilmente i social network, la pornografia e gli stereotipi di rete: contesti che non mostrano materiali in anticipo e non chiedono il consenso a nessuna famiglia.

Ai ragazzi non servono divieti di facciata o lezioni formali, ma adulti formati, informati e presenti. Il nuovo anno scolastico deve diventare l'occasione per ricostruire un'alleanza educativa concreta e riaffermare la scuola come presidio di comunità: un luogo di ascolto, alfabetizzazione emotiva e presenza autentica, dove l'incontro reale vinca sulla solitudine dello schermo.

Come sempre, noi speriamo di essere di ispirazione per tutti voi. E vi auguriamo buona lettura.

La foto in copertina è di Giovanni Carbone.

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