La rivista

n. 10ottobre 2026

La storia - o meglio, le storie: quelle individuali e personali, quelle collettive, nazionali, generali – non smettono di metterci di fronte al lato oscuro dell'umano e dell'umanità. E alla responsabilità di riconoscerlo, di portarlo a consapevolezza, di neutralizzarlo.

Con queste parole si apre il Manifesto “Contro la disumanizzazione: praticare le Con/cittadinanze”, che Articolo 33 fa proprie con assoluta determinazione. Il punto è chiaro: oggi il rischio non è soltanto l'impoverimento economico, ma una profonda crisi umana e culturale. Tra conflitti, disuguaglianze crescenti e modelli sociali che spingono a isolarsi, la risposta non può che essere collettiva. Parlare di "con/cittadinanza" non significa lanciare un nuovo slogan, ma impegnarsi ogni giorno per allargare i diritti, applicare la Costituzione e riscoprire una responsabilità comune. A partire, prima di tutto, dai luoghi in cui si trasmette la conoscenza. La frase "Qui nessuno è straniero" non è, come qualcuno vorrebbe strumentalmente far credere, uno slogan di parte o una provocazione politica. È, al contrario, la sintesi più immediata del ruolo della scuola della Repubblica. Si tratta della traduzione quotidiana della Costituzione che sancisce la pari dignità sociale di ogni individuo, senza distinzioni, nonché il principio fondamentale e inderogabile secondo cui "La scuola è aperta a tutti".

Ed è esattamente l'attualità del nostro sistema formativo a imporci una riflessione radicale. La scuola italiana oggi è attraversata da faglie profonde, ma resta il presidio democratico per eccellenza. Eppure siamo di fronte a un paradosso evidente: mentre tecnologie come l'intelligenza artificiale trasformano a ritmi vertiginosi il lavoro e le nostre vite, chi produce conoscenza conta sempre meno nelle decisioni che contano. Schiacciato da tagli e logiche di mercato, il mondo della ricerca si è spesso rinchiuso nei propri recinti accademici, scavando un solco profondo con le istituzioni e con i cittadini. Gli effetti di questo distacco sono sotto gli occhi di tutti. Basti guardare agli Stati Uniti, dove le teorie antiscientifiche sono arrivate a condizionare persino la sanità pubblica e le politiche sul clima: quando si delegittima la scienza, a indebolirsi è la democrazia. La scuola, l'università e la ricerca non sono semplici voci di bilancio su cui fare cassa, ma l'infrastruttura fondamentale della coesione sociale. Per l'Italia, tornare a scommettere su questo patrimonio è l'unica strada possibile per creare vera inclusione.

È per dare corpo a questa urgenza che nasce LabPolK, il laboratorio per le politiche della conoscenza, una rete nazionale di docenti universitari e ricercatori di diverse discipline, uniti per rifiutare la riduzione di scienza e tecnologia a strumenti di profitto per pochi e riaffermarle, invece, come leve al servizio della pace, della giustizia sociale e dell'ambiente. In altre parole: conoscenza come bene comune. Il primo evento pubblico di LabPolK, a cui siete tutti invitati, si svolgerà venerdì 16 ottobre. Un evento a cui ci ripromettiamo di voce nei prossimi numeri di questa rivista.

Come sempre, noi speriamo di essere di ispirazione per tutti voi. E vi auguriamo buona lettura.

La foto in copertina è di Giovanni Carbone.

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