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LAUREE AFAM: IL NOME GIUSTO, I TASSELLI MANCANTI

Un nome che rende evidente ciò che era già vero

Le parole con cui chiamiamo un titolo di studio contano: per chi lo consegue dopo anni di impegno, per le famiglie e per la società che deve riconoscerne il valore. Chiamare laurea il diploma accademico rende immediatamente comprensibile l’appartenenza degli studi artistici alla formazione superiore, superando un’ambiguità che la parola «diploma» poteva ancora alimentare nel linguaggio comune. È un risultato importante per chi sceglie di fare dell’arte il proprio lavoro e per l’intero sistema dell’AFAM, l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica.

L’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, interviene sulla legge 508 del 1999: i titoli di primo e secondo livello assumono la denominazione di laurea e laurea magistrale e i riferimenti ai corrispondenti diplomi accademici nelle disposizioni vigenti si intendono secondo le nuove denominazioni. Il disegno di legge di conversione (DDL S. 2047) ha ricevuto l’approvazione definitiva del Parlamento il 30 settembre 2026.

Ricordiamo, però, che il valore di questi studi aveva già un riconoscimento giuridico. La legge 508 del 1999 aveva collocato le istituzioni AFAM nell’ambito dell’alta cultura, riconoscendone l’autonomia e le funzioni di formazione, ricerca e produzione artistica. La legge 228 del 2012, all’articolo 1, commi 102 e 103, aveva stabilito specifiche equipollenze alle lauree universitarie, in particolare per l’accesso ai pubblici concorsi. Il nuovo nome rende più evidente questa dignità degli studi; per gli effetti professionali continuano a valere le discipline specifiche.

Per chi frequenta queste istituzioni, il cambiamento ha anche un significato personale e sociale. Consente di presentare con maggiore chiarezza il proprio percorso accanto a quello dei colleghi universitari, senza dover continuamente spiegare che gli studi compiuti appartengono allo stesso livello della formazione superiore. Studiare uno strumento, comporre, progettare un’opera, lavorare sul corpo e sulla voce richiede conoscenze, esercizio e capacità critica. La nuova denominazione dà visibilità a questo impegno e contribuisce a riconoscere il valore di una scelta di vita. Dietro ogni titolo c’è inoltre la professionalità dei docenti, che uniscono pratica artistica, didattica e ricerca, e c’è il lavoro del personale tecnico e amministrativo che rende possibili lezioni, laboratori, concerti e spettacoli.

A questo riconoscimento devono corrispondere organici adeguati, stabilità e una maggiore valorizzazione economica delle lavoratrici e dei lavoratori. È necessario che la complessità delle funzioni trovi riscontro nelle retribuzioni, nelle opportunità di crescita professionale e nel tempo riconosciuto allo studio e alla ricerca. Partecipazione e contrattazione sono strumenti essenziali per rendere concreto questo obiettivo.

Un sistema che cresce

Il cambio di denominazione arriva in un sistema in espansione. Secondo i dati di sintesi pubblicati dal MUR (ustat.mur.gov.it), gli iscritti ai corsi accademici AFAM passano dai 91.111 del 2023/2024 ai 95.307 del 2024/2025, fino ai 96.292 del 2025/2026: un aumento dell’1 per cento nell’ultimo anno e del 5,7 per cento nel biennio (i dati dell’anno accademico 2025/2026 sono ancora provvisori). Cresce anche la presenza di studenti con cittadinanza straniera, che raggiungono quota 16.525, il 17,2 per cento degli iscritti, con un incremento annuo del 6,9 per cento: più di uno su sei. Nel 2025 i diplomati nei corsi accademici sono stati 22.949. La cittadinanza straniera non coincide necessariamente con un trasferimento dall’estero per studiare, ma questi dati restituiscono la dimensione di una comunità sempre più plurale.

Questi numeri dicono che l’AFAM italiana attrae, ma la crescita va sostenuta anche con maggiore attenzione ai nuovi ingressi. Servono borse di studio, alloggi, strumenti, spazi e servizi che rendano concretamente praticabile il percorso, indipendentemente dalle risorse delle famiglie; per chi arriva dall’estero, anche orientamento, sostegno linguistico e accompagnamento amministrativo. La crescita del sistema deve tradursi in opportunità effettive per tutti.

Ricerca, reclutamento e i tasselli mancanti

Un altro passaggio fondamentale è l’avvio dei dottorati di ricerca AFAM. Il decreto ministeriale 21 febbraio 2024, n. 470, ne ha disciplinato l’accreditamento e nell’anno accademico 2024/2025 sono partiti i primi corsi, sostenuti anche dal PNRR. Prende così forma il terzo livello della formazione nelle istituzioni accreditate, con la possibilità di sviluppare conoscenza attraverso le arti e consolidare il dialogo con università, enti di ricerca e istituzioni culturali.

La ricerca artistica può interrogare l’interpretazione musicale, i processi coreografici e drammaturgici, il lavoro dell’attore; può esplorare materiali e tecnologie, recuperare repertori e archivi, sperimentare nuovi rapporti con il pubblico. Richiede domande riconoscibili, scelte motivate, documentazione e confronto sui risultati. Attraverso questo rigore l’esperienza del fare può produrre conoscenza condivisibile, alimentando la didattica e la produzione. Occorre dare tempo, strumenti e luoghi a questo lavoro, perché possa svilupparsi e restituire i propri risultati alla collettività.

Sul finanziamento è intervenuto un passo significativo: nel giugno 2026 il MUR ha annunciato 17 milioni di euro annui per le borse di dottorato delle istituzioni AFAM statali, fino al 2031. La continuità, oltre l’avvio sostenuto dal PNRR, ha dunque già una base finanziaria pluriennale. Ora va tradotta in percorsi solidi, con borse adeguate, tutoraggio, laboratori e mobilità. E bisogna guardare al dopo: chi conclude il dottorato deve poter trovare opportunità di ricerca e di lavoro qualificato, anche attraverso una programmazione dei posti di ricercatore nelle istituzioni AFAM.

In questo sviluppo assume rilievo il rapporto con l’ANVUR, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, già coinvolta nel settore. Per i dottorati il Ministero concede l’accreditamento sulla base del suo parere favorevole, verificando requisiti che riguardano anche il collegio, il progetto formativo e le risorse. Per l’accreditamento periodico, il quadro illustrato dall’Agenzia richiama una procedura ancora da definire, con il contributo dei Nuclei di valutazione. È uno dei passaggi da completare per accompagnare i corsi dopo il loro avvio.

La valutazione deve aiutare le istituzioni a migliorare e a rendere conto delle risorse pubbliche, con criteri capaci di comprendere la specificità delle arti. Il semplice conteggio di esecuzioni, pubblicazioni o partecipazioni a eventi dice poco, se separato dal contenuto del lavoro. Servono competenze pertinenti, attenzione all’originalità e al rigore, confronto con le comunità artistiche e scientifiche. Occorre inoltre considerare le condizioni nelle quali si opera, affinché differenze di strutture e finanziamenti non diventino svantaggi permanenti per gli studenti e per interi territori.

C’è poi l’Abilitazione artistica nazionale, l’AAN. Il DPR 24 aprile 2024, n. 83, all’articolo 2, l’ha prevista come requisito per le procedure di reclutamento dei docenti a tempo indeterminato, senza attribuire un diritto all’assunzione. Il riordino dei settori artistico-disciplinari, adottato con il DM 128 del 2025, è un passaggio di questo percorso. Resta il compito di dare piena attuazione al sistema, con criteri chiari, commissioni e procedure scandite da tempi certi. Il riconoscimento dell’AFAM si misura anche nella possibilità, per chi vi lavora, di progettare la propria vita professionale.

Dottorato e abilitazione svolgono funzioni differenti, ma chiedono entrambi una politica del personale coerente. La formazione alla ricerca deve trovare sbocchi e il reclutamento deve poggiare su programmazione e risorse, valorizzando le competenze maturate e contrastando il precariato.

Una filiera delle arti, dall’infanzia alla ricerca

Ecco, quindi, il punto: lauree e dottorati devono essere collocati dentro un progetto pubblico più ampio, una vera filiera della formazione artistica, coreutica, musicale e teatrale, dall’infanzia alla ricerca e alla produzione culturale. La bussola è ancora la nostra Costituzione: la libertà dell’arte e dell’insegnamento e l’autonomia delle istituzioni di alta cultura, riconosciute dall’articolo 33, richiedono condizioni concrete. Rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo della persona, come impegna a fare l’articolo 3, significa rendere anche l’accesso alle arti un diritto praticato e praticabile.

Si deve partire dall’infanzia. Il gioco con i suoni, il canto, il movimento, il segno e la narrazione offrono occasioni per esplorare i linguaggi artistici rispettando i tempi dei bambini. Nella primaria e nella secondaria queste esperienze dovrebbero trovare continuità attraverso una pratica regolare, guidata da persone qualificate. La filiera deve offrire opportunità a tutti e consentire a chi lo desidera di approfondire, mantenendo aperta la possibilità di avvicinarsi alle arti in momenti diversi e di cambiare direzione. La sua prima responsabilità riguarda la crescita di ogni persona.

Per la musica esistono riferimenti da valorizzare. Il decreto ministeriale 31 gennaio 2011, n. 8, ha promosso la sperimentazione della pratica vocale e strumentale nella scuola primaria, con attenzione alla qualificazione e alla formazione del personale. Il decreto interministeriale 1° luglio 2022, n. 176, disciplina i percorsi a indirizzo musicale nella secondaria di primo grado. I licei musicali e coreutici, previsti dal DPR 89 del 2010, costituiscono un ulteriore passaggio verso gli studi specialistici. Occorrono raccordi effettivi fra questi segmenti: obiettivi progressivi, orientamento, collaborazione fra docenti e confronto costante con le istituzioni AFAM.

È necessario ampliare questa prospettiva al teatro, alla recitazione, alla danza e alle arti visive, dando loro una presenza continuativa nella scuola pubblica fin dall’infanzia. Il decreto legislativo 60 del 2017 già comprende fra i temi della creatività gli ambiti musicale e coreutico, teatrale e performativo, artistico e visivo, linguistico e creativo. Questa cornice deve tradursi in risorse, spazi, tempo educativo e personale preparato. Il corpo, la voce e l’immaginazione meritano occasioni di espressione e apprendimento nella formazione di tutti, anche fuori dai percorsi specialistici.

Le laureate e i laureati AFAM possono dare un contributo importante. Con una preparazione pedagogica adeguata alle diverse età e nel rispetto dei requisiti previsti per i vari ruoli, le loro competenze possono arricchire il lavoro delle scuole in collaborazione con gli insegnanti. Servono accordi fra istituzioni AFAM, servizi educativi e reti scolastiche, incarichi chiari, compensi dignitosi e continuità. L’alta formazione può inoltre contribuire alla formazione di docenti ed educatori e fare ricerca sulle esperienze realizzate, restituendo alle scuole metodologie e conoscenze.

Il valore di questo investimento va oltre la preparazione di futuri artisti e professionisti. Suonare insieme richiede ascolto, riconoscimento del proprio ruolo e attenzione all’intervento degli altri. Nella danza si esplorano il movimento, lo spazio e la relazione con altri corpi; nella recitazione si lavora sulla voce, sulle emozioni e sulla possibilità di assumere punti di vista differenti. Con una guida competente, queste pratiche possono aiutare a entrare in rapporto con sé stessi e con gli altri, riconoscendo capacità, difficoltà e differenze.

Realizzare un progetto comune entro un tempo concordato significa organizzare il lavoro, assumere responsabilità, affrontare gli imprevisti e rivedere le proprie scelte. Preparare una scena, un’esecuzione musicale o un’opera collettiva può far comprendere quanto l’impegno di ciascuno contribuisca al risultato di tutti. Ogni alunno deve trovare il proprio spazio e poter imparare anche attraverso l’errore. Cooperare, esprimersi e affrontare le difficoltà attraverso il confronto sono capacità utili nello studio, nel lavoro e nelle relazioni, qualunque strada si scelga. È un contributo alla costruzione di una convivenza democratica, armonica e pacifica.

Per sostenere questa filiera serve una programmazione condivisa fra istruzione, università e ricerca, cultura ed enti territoriali. Servono investimenti culturali innanzitutto pubblici, capaci di collegare scuole e istituzioni AFAM con teatri, musei, biblioteche e luoghi della produzione. La ricerca deve poter incontrare il pubblico e generare nuove domande; chi si forma deve trovare occasioni di lavoro qualificato. La crescita delle istituzioni e quella della vita culturale dei territori possono così procedere insieme, anche nelle aree che dispongono di minori opportunità.

La storia di Napoli offre un richiamo significativo. Gli antichi conservatori, nati come istituti assistenziali per l’infanzia indigente e abbandonata, svilupparono progressivamente la formazione musicale, intrecciando accoglienza, educazione e preparazione a un mestiere. Quella vicenda ci ricorda quanto la formazione artistica possa incidere sulla vita delle persone. Oggi questo compito va assunto nella prospettiva dei diritti e dell’uguaglianza, rendendo accessibili a tutti le opportunità di incontrare le arti e coltivarle.

La nuova denominazione è dunque una conquista da accogliere con soddisfazione: rende più chiaro il valore degli studi, dà riconoscimento alle scelte degli studenti e al lavoro di chi li forma. Restano tasselli essenziali da completare: consolidare i dottorati e le prospettive successive, attuare il sistema di abilitazione e reclutamento, valorizzare anche economicamente il personale, garantire il diritto allo studio e costruire continuità nella formazione artistica.

Un Paese che è stato per secoli culla delle arti ha la responsabilità di rendere possibile il loro futuro. Il patrimonio che abbiamo ricevuto vive anche nelle condizioni che sapremo offrire a chi, oggi, sceglie di studiare, insegnare, ricercare e creare.

Fonti

  1. Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, art. 6, comma 2: modifica della legge n. 508/1999 e introduzione delle denominazioni «laurea» e «laurea magistrale» per i corrispondenti titoli AFAM di primo e secondo livello. Normattiva.
  2. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, Disegno di Legge S. 2047, approvato definitivamente il 30 settembre 2026. Senato.
  3. Legge 21 dicembre 1999, n. 508, art. 2: riforma del sistema AFAM, riconoscimento dell’autonomia delle istituzioni e delle loro funzioni di formazione, ricerca e produzione artistica. Normattiva.
  4. Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, commi 102 e 103: disposizioni sulle equipollenze tra diplomi accademici AFAM e titoli universitari, con particolare riferimento all’ammissione ai pubblici concorsi. Normattiva.
  5. Decreto ministeriale 21 febbraio 2024, n. 470: disciplina dell’accreditamento dei corsi di dottorato di ricerca delle istituzioni AFAM. Ministero dell’Università e della Ricerca.
  6. Decreto ministeriale 26 giugno 2026, n. 927: criteri di riparto delle risorse destinate alle istituzioni AFAM statali per le borse di dottorato negli anni 2026–2031. Ministero dell’Università e della Ricerca.
  7. Decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 2024, n. 83, art. 2: disciplina dell’Abilitazione artistica nazionale nell’ambito del regolamento sulla programmazione e sul reclutamento del personale AFAM. Normattiva.
  8. Decreto ministeriale 12 febbraio 2025, n. 128: revisione dei settori artistico-disciplinari delle istituzioni AFAM. Ministero dell’Università e della Ricerca.
  9. Costituzione della Repubblica italiana, artt. 3 e 33: libertà dell’arte, della scienza e dell’insegnamento, autonomia delle istituzioni di alta cultura e principio di uguaglianza sostanziale. articolo 3; Articolo 33;
  10. Decreto ministeriale 31 gennaio 2011, n. 8: iniziative per la diffusione della cultura e della pratica musicale nella scuola primaria, con riferimento alla pratica vocale e strumentale e alla qualificazione del personale. DM 8/2011.
  11. Decreto interministeriale 1° luglio 2022, n. 176: disciplina dei percorsi a indirizzo musicale delle scuole secondarie di primo grado. Ministero dell’Istruzione e del Merito.
  12. Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, art. 7: ordinamento dei licei musicali e coreutici nell’ambito del regolamento di revisione dell’assetto dei licei. Normattiva.
  13. Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60, artt. 3 e 9: promozione della cultura umanistica e sostegno della creatività; individuazione dei temi della creatività e promozione della pratica artistica nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Normattiva.
  14. MUR, Il sistema AFAM – Dati di sintesi, anni accademici 2023/2024, 2024/2025 e 2025/2026 Dati di Sintesi del 03/08/2026
  15. ANVUR - DOTTORATI– AFAM

 

L'autore

Filippo Sica

Responsabile AFAM FLC CGIL Napoli, docente di canto del Polo delle Arti “Caselli-Palizzi” di Napoli, già cantante-attore della compagnia teatrale Media Aetas Teatro diretta dal M° Roberto De Simone