Questa intervista è un dialogo con Marco Santi, direttore del Conservatorio di Musica Antonio Vivaldi, per approfondire un’iniziativa di grande valore umano e culturale: l’accoglienza di studenti palestinesi all’interno dell’istituzione. Attraverso un percorso segnato da complessità amministrative, collaborazione con il territorio e una chiara visione educativa, prende forma un’idea di istituzione capace di andare oltre la didattica, affermandosi come spazio di apertura, partecipazione e consapevolezza civile.
Vuoi raccontarci come è nato e come si sta sviluppando il progetto di accoglienza degli studenti palestinesi durante il tuo mandato?
Il nostro è un Conservatorio molto vivace, di dimensioni medie, in cui la gestione non è appesantita da ciò che le grandi dimensioni impongono; allo stesso tempo abbiamo un margine di manovra, potendo contare su un patrimonio umano di 85 docenti e 33 unità di personale tecnico-amministrativo; tra le tante cose che facciamo (Progetto di internazionalizzazione, Dottorati, bandi edilizia, etc.) il Conservatorio ha un ruolo molto accentuato nell'ambito della terza missione; insieme a tutte queste attività è nata casualmente lo scorso ottobre l'opportunità di ospitare due studenti palestinesi. Ci siamo buttati a capofitto, anche se devo dire con rammarico che questi due studenti non sono ancora arrivati qui, ma molto, tutto, è stato fatto per consentire loro di arrivare.
In che modo si passa dalla proposta ai passi concreti per attuarla? In breve, come è stato affrontato il progetto sul piano didattico e istituzionale?
Nella seconda metà di settembre 2025 un collega mi ha chiesto se il Conservatorio potesse accettare due preiscrizioni tardive sul portale Universitaly. Quello è stato il primo scoglio da superare: le richieste erano da parte di studenti palestinesi, interessati rispettivamente al corso accademico di primo livello di Liuto e l'altro a quello di Musica Elettronica. Sono arrivati a noi in modo del tutto informale, tramite una persona che è in qualche modo riuscita ad intercettare questa volontà e ha contattato diversi Conservatori per trovare accoglienza ad alcuni studenti palestinesi; due di loro hanno trovato dimora in Alessandria e altri in diverse istituzioni. Ho dato disposizioni per superare lo scoglio del portale Universitaly e in pochi giorni (il 9 ottobre) siamo riusciti a svolgere gli esami di ammissione. Una nota di colore cupo si è verificata proprio durante l'esame di ammissione della candidata al corso di Liuto, quando è esploso un ordigno vicino a quanto restava della sua abitazione. È stato un momento abbastanza drammatico. Tra settembre e ottobre mi sono attivato sul territorio di Alessandria, promuovendo una riunione con il Collegio Universitario Santa Chiara e con la Caritas diocesana per costruire una rete territoriale e dare soddisfazione alla richiesta del Ministero degli Esteri rispetto alla concessione del visto. Da parte nostra abbiamo azzerato la quota di iscrizione e frequenza e messo a disposizione due borse di studio, contando sulla possibilità di recuperare una parte delle somme (che sono importanti) attraverso un'operazione di fundraising svolta dalla Caritas sul territorio. Il Collegio Universitario Santa Chiara ha messo a disposizione due posti letto, anche loro contando di recuperare una parte della spesa attraverso le donazioni liberali. La Caritas diocesana, molto presente sul territorio, si è messa a disposizione per avere la collaborazione dei vari soggetti che si occupano di queste tematiche e per aprire un conto dedicato per le donazioni a supporto del progetto. In attesa che il visto venga concesso, in quanto la documentazione è stata presentata nel mese di ottobre, stiamo erogando lezioni da remoto per alcune discipline. L'ultimo contatto con il Ministero degli Esteri - Ufficio visti è del 12 marzo scorso; ci chiedevano una conferma dei dati precedenti, i documenti di identità dei genitori dei due studenti o il certificato di morte, qualora non fossero più in vita, in quanto stanno organizzando un'uscita dai territori occupati via Giordania ed ora siamo qui in attesa. La mia impressione è che gli ultimi eventi stiano di nuovo creando ulteriori ostacoli.
Anche se in parte hai già risposto, volevo chiederti quali sono stati gli aspetti più delicati di questa importante missione del Conservatorio e cosa ti ha guidato.
Parto dal fondo, precisamente da ciò che è accaduto nei territori occupati, in risposta alle azioni criminali del 7 ottobre 2023, e che ancora si stanno perpetrando nonostante il silenzio mediatico: per me è causa di un dolore profondo e costante e di una totale incompatibilità con quella parte del genere umano che tende a giustificare la cancellazione di un popolo e dei suoi diritti. A questo sentimento costante, probabilmente si è aggiunta la mia esperienza personale, che dal 1996 al 2005 mi ha portato a curare progetti umanitari in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo. Mi ero illuso che per tutta la mia vita mai avrei dovuto rivedere scenari di quel tipo, ma non è andata così. Venendo agli aspetti più delicati, quelli cui dovremo maggiormente porre attenzione e curare non appena gli studenti arriveranno, sono: la loro reale integrazione nella comunità studentesca, che sarà sicuramente agevolata dalla Consulta degli studenti, che non vede l’ora di accoglierli, coinvolgerli e accompagnarli; la loro partecipazione alle attività di dialogo che alcune associazioni promuovono sul territorio, senza con ciò “esibire” il dramma da loro vissuto; la capacità di mantenere l'attenzione dell'opinione pubblica locale, affinché la rete di supporto che intendiamo creare garantisca le necessarie risorse al pieno svolgimento del progetto formativo e di ospitalità. Per dare pieno sostegno al percorso triennale che attende i due studenti palestinesi, bisogna che il territorio risponda e, per come conosco questo territorio, credo che la scommessa sarà vinta. Come dicevo prima, il 12 marzo scorso, attraverso i passaggi formali intercorsi con il Ministero degli Esteri, ho appreso che in questa avventura sono coinvolti anche i Conservatori di Bologna, Lucca, Cagliari e Matera, il Politecnico delle Arti di Bergamo, la Scuola Civica di Milano "C. Abbado" e la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Ho subito scritto a tutti proponendo un coordinamento; tutti hanno dato la disponibilità: attendiamo di avere qualche novità su cui aggiornarci, per cercare poi di affrontare questo percorso condividendo le buone prassi.
Infatti è molto importante condividere... tu hai citato anche gli studenti, che saranno parte attiva nell'integrazione di questi loro sfortunati colleghi. Volevo a questo punto farti una domanda riguardo al tuo dialogo con gli studenti. Tra i tanti pressanti impegni istituzionali, riesci comunque a trovare il modo per essere vicino all'utenza e a coinvolgerli pienamente nella programmazione d'istituto, ad aprirti al confronto con le problematiche del mondo giovanile?
Come dicevo all'inizio il nostro è un Conservatorio di medie dimensioni ed è aperto al dialogo attivo con tutti gli attori. Certamente, con duemila studenti la cosa sarebbe più complicata, mentre con i numeri mediamente contenuti che abbiamo noi, che ci danno comunque soddisfazione, è maggiore la possibilità di un confronto diretto. Le rappresentanze degli studenti in questo Conservatorio sono già presenti sia nelle Scuole, sia nei Dipartimenti in quanto abbiamo preso sul serio il DPR 82/24 e abbiamo riorganizzato le strutture didattiche con la rappresentanza votante degli studenti, che sono chiaramente presenti anche nel Consiglio Accademico e nel Consiglio di Amministrazione. Ho un confronto costante con la Consulta, che coinvolgo ogni volta che c'è da stilare un regolamento o ci sono da fare riflessioni riguardo a particolari criticità. Hanno fatto un lavoro eccezionale sulla revisione dei piani di studio, portando le istanze non solo del gruppo ristretto della Consulta ma promuovendo incontri con gli altri studenti. Ai colleghi e al personale tecnico amministrativo ricordo sempre che siamo qui a lavorare nell'interesse degli studenti e che le azioni che compiamo si misurano rispetto alla ricaduta che avranno sugli studenti stessi. Non sto ritraendo un mondo perfetto, ma conosciamo – anche grazie agli studenti – quali sono gli ambiti in cui è necessario agire e siamo pronti a lavorare, con gli studenti, laddove è necessario migliorare o ci sono delle debolezze.
Quanto pensi sia importante oggi l'educazione alla pace, in particolare nelle nostre istituzioni AFAM dove storia e politica apparentemente restano fuori, pur influenzando pesantemente il vissuto delle persone?
Come istituzioni noi educhiamo alla riflessione, alla ricerca del bello e a rifuggire dalle approssimazioni, però è vero che non esistono iniziative strutturate al nostro interno per consentire ai nostri studenti di confrontarsi con la storia e la politica dei nostri tempi. Molti studenti sono attivi e consapevoli grazie alle famiglie, alla scuola, all'università, alle opportunità di incontro e confronto esterne al Conservatorio. Qualcuno invece sembra totalmente assorbito dallo studio del proprio strumento, dal proprio percorso formativo, ma non saprei dire cosa si celi nell'animo di ciascuno di loro. Quello che fino ad oggi ho favorito e incentivato anche con forme di sostegno allo studio, collaborazioni parziali, è la partecipazione attiva degli studenti ad iniziative presenti all'esterno del Conservatorio sui temi fondanti della nostra coscienza civica, quali la resistenza, la costituzione, la commemorazione delle vittime di mafia, la violenza di genere, le raccolte fondi per la ricerca medica... Non è molto forse, ma sono occasioni in cui spesso ho visto gli studenti seguire con interesse le relazioni, le testimonianze e uscire da quel luogo e da quell'esperienza che li vedeva portare un contributo musicale all'interno di un contenitore più ampio, arricchiti sicuramente, o quanto meno sensibilizzati.
In diverse occasioni la FLC CGIL ha promosso in diretta Facebook l'incontro con il sindacato dell'istruzione palestinese (a partire da Occhi per Gaza) per ascoltare la voce dei colleghi e studenti dalle zone del conflitto, senza dimenticare il dolore di tutte le vittime di entrambe le parti. La conoscenza deve unire, non credi?
Sono assolutamente d'accordo. Nei mesi scorsi abbiamo realizzato, grazie ad una suggestione esterna, l'evento “Concerto per la pace in Palestina”. All'interno di questo evento abbiamo avuto un collegamento con gli attivisti palestinesi e israeliani dell'Associazione Combattenti per la Pace. È stato un momento davvero scevro da ogni retorica, sobrio ma molto commovente, che ci ha restituito l'immagine di una convivenza che, così come è stata possibile in passato, deve assolutamente essere recuperata. Il filo conduttore di quella giornata è stata la poesia "Pensa agli altri" di Mohamed Darwisch che varrebbe la pena rileggersi di tanto in tanto.
Un'ultima domanda: l'AFAM sta costruendo il suo futuro anche nell'internazionalizzazione; secondo te non resterebbe fine a sé stessa una simile prospettiva, senza promuovere nel contempo l'incontro a 360° fra le varie culture?
Premesso che l'incontro fra le varie culture è, per il mio modo di vivere, una condizione fondamentale per la vita e per la convivenza civile, nell'ambito AFAM tale opportunità deve essere necessariamente declinata in base ai progetti formativi e alla terza missione e questa è la nostra finalità. In questo Conservatorio realizziamo una rassegna che s'intitola "L'altra musica", che più volte ha ospitato vari artisti di area araba e asiatica, i quali, oltre a realizzare un concerto pubblico, il giorno successivo hanno incontrato i nostri studenti per parlare della propria cultura artistica e della cultura tout-court. Ancora molto si può fare, ma ragionando in termini di funzionalità istituzionale, è necessario che ci siano ampi finanziamenti per progetti di collaborazione internazionale extra-Erasmus per la costruzione di una rete duratura nel tempo.
Grazie, Marco, ci auguriamo di ricevere presto buone notizie riguardo l'arrivo degli studenti. E naturalmente buona fortuna per questa iniziativa e per il tuo mandato al Conservatorio Antonio Vivaldi, agli studenti, docenti e a tutto il personale dell'Istituzione.
Docente di Accompagnamento Pianistico presso il Conservatorio San Pietro a Majella, Napoli