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Ricerca bene comune

Dalle terre estreme alle sfide globali: la rotta della ricerca polare italiana verso il 2032

Dal 5 al 7 ottobre la sede storica di Roma del CNR ha ospitato un evento senza precedenti: la Prima Conferenza Nazionale Polare (CNP 2026) Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali. È la prima volta che la comunità scientifica italiana impegnata in Artico, Antartide, Terzo Polo (Himalaya, Altopiano del Tibet, Pakistan) e ghiacciai montani si ritrova in un’unica sede. L’evento è stato promosso dal CNR con ENEA, INGV e OGS, con il patrocinio dei Ministeri dell’Università e della Ricerca (MUR), degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e della Difesa. Oltre 200 i partecipanti, 15 i coordinatori senior, 9 i rapporteur.

L’obiettivo dichiarato della tre giorni è la stesura di un Libro Bianco, il White Paper: un documento strategico per orientare le politiche nazionali nei tre Poli e proiettare il Paese verso il 5° Anno Polare Internazionale (IPY-5, 2032–2033). A sintetizzare il senso di questa svolta è stato il presidente dell’INGV, Fabio Florindo: «Questa conferenza rappresenta un’opportunità per mettere a sistema competenze diverse, rafforzare il dialogo tra ricerca e istituzioni per costruire insieme una visione condivisa sul futuro della ricerca polare italiana anche in vista del prossimo International Polar Year». Per la prima volta, la comunità scientifica non si limita a presentare i propri avanzamenti, ma si candida a fornire alle istituzioni un quadro organico di priorità per pesare nei tavoli negoziali e decisionali.

Il metodo

Il programma ha alternato plenarie e lavoro ai tavoli tematici. Le plenarie hanno aperto le tre giornate, dedicate alla scienza polare nel contesto globale, alla criosfera in un clima che cambia, alla governance e alla cooperazione scientifica, con i presidenti di CNR, ENEA, INGV e OGS riuniti in un confronto. I tavoli multidisciplinari hanno trattato sei macro-tematiche e i loro contributi confluiranno nel White Paper a supporto delle strategie nazionali in ambiente polare. Sessioni poster ed eventi informali hanno completato le giornate.

La prima giornata ha dato subito alla Conferenza una dimensione internazionale e una precisa traiettoria metodologica. Come ha ricordato Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR (CNR-ISP), «la ricerca polare ci consente di osservare molti dei cambiamenti che determineranno il nostro futuro. Trasforma segnali provenienti da regioni remote in conoscenze essenziali per il clima, gli oceani, gli ecosistemi, la sicurezza e le decisioni delle nostre società».

È proprio questa capacità di anticipazione a rendere centrale il dialogo con gli attori globali:

il panel comprendeva Salvatore Aricò, CEO dell’International Science Council (ISC), Camilla Brekke, direttrice del Norwegian Polar Institute (NPI), Narelle van der Wel della World Meteorological Organization (WMO) e Gary Wilson, presidente dello Scientific Committee on Antarctic Research (SCAR). È un dato significativo: l’Italia discute il proprio ruolo polare dentro una comunità internazionale in cui la capacità di cooperare, condividere osservazioni e dati e partecipare alle grandi infrastrutture scientifiche è una componente essenziale della leadership.

I numeri

  • oltre 200 partecipanti
  • 6 tavoli tematici
  • 15 coordinatori senior
  • 9 rapporteur
  • oltre 80 poster

Il lavoro ai tavoli tematici

Comprendere la complessità dei Poli richiede uno sguardo che nessuna disciplina può garantire da sola. Lo ha ricordato con chiarezza il presidente dell’OGS Nicola Casagli: «Il contributo dei nostri ricercatori rafforza il dialogo interdisciplinare indispensabile per comprendere le trasformazioni in atto ai Poli e le loro conseguenze sull’intero pianeta».

È con questo spirito che hanno preso forma i sei tavoli multidisciplinari, vero cuore pulsante della Conferenza, aperti su candidatura e composti con criteri di equilibrio e pluralità. L’obiettivo era superare la frammentazione tra discipline, enti e programmi: la ricerca polare è un sistema, e la domanda scientifica non si separa da infrastrutture, logistica, dati e competenze. Ecco le tematiche dei tavoli.

Tema 1 – Spazio, atmosfera, criosfera: osservazioni, interazioni, processi e cambiamenti

Tema 2 – Criosfera, geosfera, idrosfera supra e subglaciale: dinamiche e archivi del cambiamento

Tema 3 – Geosfera, criosfera, oceano, biosfera: connessioni e trasformazioni

Tema 4 – Innovazione tecnologica, infrastrutture e logistica per una ricerca polare sostenibile e competitiva

Tema 5 – Intelligenza artificiale, reti osservative e dati FAIR: nuove frontiere per l’utilizzo dei dati

Tema 6 – Governance e Science for Policy: il contributo dell’Italia nel quadro internazionale

Al Tavolo 6, al quale ho partecipato, una ventina tra professori universitari e ricercatori di vari EPR (così come negli altri tavoli) si sono confrontati sul ruolo dell’Italia nel Trattato Antartico e come Paese Osservatore nell’Artico; sul sistema progettuale di PNRA e PRA in ambito nazionale e internazionale; sul dialogo tra scienza, istituzioni, territori e imprese; sui saperi indigeni e le scienze umane; su geopolitica, sicurezza, securitizzazione dei dati e autonomia della ricerca; su comunicazione, accesso responsabile alle risorse e rapporto tra scienza e logistica.

Tra i tanti termini usati ne sono emersi due come centrali nelle due giornate di discussione: visione e strategia della ricerca polare italiana. Non basta indicare le domande scientifiche da affrontare: bisogna decidere quali infrastrutture mantenere, potenziare e costruire, quali competenze conservare, quali dati proteggere e condividere, quali programmi finanziare e quali professionalità valorizzare.

Dal tavolo è emersa una constatazione: l’Italia ha competenze, infrastrutture e logistica di livello, ma non sempre le traduce in influenza nei processi decisionali.

Le indicazioni per il White Paper delineano una strategia nazionale di medio-lungo periodo per Artico, Antartide e Terzo Polo, che rispetti i diversi regimi di governance; un dialogo stabile tra scienza e logistica, con la scienza a fissare gli obiettivi; un raccordo permanente tra programmi, Ministeri e comunità scientifica; figure dedicate che traducano la ricerca in policy brief per le delegazioni italiane; linee guida su open science, research security e contro l’helicopter science. Il presupposto pertanto è la stabilità: finanziamenti pluriennali e prevedibili, preferibilmente almeno quinquennali, per ricerca, logistica e infrastrutture.

Un percorso che parte da lontano: gli eventi del 2026

A gennaio 2026 il Governo, per opera di MAECI, Difesa e MUR, ha pubblicato le nuove linee strategiche per l’Artico, che aggiornano il documento del 2015 e considerano l’Artico anche una questione di sicurezza euro-atlantica. La presenza italiana è testimoniata dalla base artica “Dirigibile Italia” a Ny-Ålesund, Svalbard (dal maggio 1997), dallo status di Paese Osservatore al Consiglio Artico (2013) e dal Programma di Ricerche in Artico (PRA), istituito con la legge di bilancio 2018. Un dato su tutti: la dotazione del PRA, definita per il triennio 2018–2020, è rimasta stabile fino al triennio 2024–2026 (per es. 1,1 milioni di euro per il 2024), mentre la strategia stessa indica l’obiettivo di incrementarla.

Il 3 e 4 marzo il CNR ha ospitato l’Arctic Circle Rome Forum “Polar Dialogue”: ministri, scienziati, società civile e comunità indigene da oltre 40 Paesi, 40 sessioni parallele, 2 plenarie, oltre 500 presenze. Le cinque parole chiave sono state “scienza, diplomazia, sicurezza, formazione e ricerca”. La direttrice del CNR-ISP Giuliana Panieri, coordinatrice della parte scientifica, ha ricordato che l’Artico si scalda molto più velocemente del resto del pianeta e che occorrono maggiori investimenti in ricerca e infrastrutture.

Il 2026 è anche l’anno del centenario del volo del dirigibile Norge (N1). Il 12 maggio 1926 Roald Amundsen, ideatore della spedizione, Lincoln Ellsworth, finanziatore, e Umberto Nobile, progettista e pilota, con un equipaggio internazionale, compirono il primo sorvolo artico e lasciarono cadere sul Polo Nord le bandiere di Norvegia, Stati Uniti e Italia. Negli stessi giorni di quest’anno una delegazione italiana di CNR e MAECI è stata ricevuta a Ny-Ålesund dalle autorità norvegesi di NPI e Kings Bay per celebrare l’impresa di Nobile e Amundsen. Altri eventi per il centenario si sono tenuti a Roma il 13 e 14 aprile, nella sede centrale del CNR e nel palazzo dell’Aeronautica Militare, con i titoli “Umberto Nobile: memorie di aria e fuoco” e “Il volo del Norge 1926: Nobile al Polo Nord”.

Nei giorni successivi alla CNP 2026 la comunità internazionale si è ritrovata a Reykjavík, dall’8 al 10 ottobre, per l’Arctic Circle Assembly. L’8 e il 9 ottobre l’associazione dei giovani ricercatori polari (Association of Polar Early Career Scientists, APECS Italy) è stata ospitata a Roma, sempre nella sede centrale del CNR, per l’VIII Convegno Nazionale, con sessioni su criosfera, paleoclima, aerosol, ecosistemi polari, spazio e carote di ghiaccio, e una dedicata a Polar Exploration e Data Governance. Dal 4 al 9 ottobre si è invece tenuta a Erice (TP) la seconda edizione della Scuola Internazionale di Science Diplomacy sull’Artico.

Il 2026 delle iniziative della ricerca polare italiana si chiuderà il 26 e 27 novembre a Messina con l’Annual Meeting dell’Istituto di Scienze Polari del CNR: una sessione interna, un seminario pubblico per gli studenti dell’Università con uno spazio dedicato alla formazione, e una tavola rotonda sulle competenze dei gruppi dell’Istituto, aperta a tutto il personale.

Le parole chiave della CNP 2026

Collaborazione e fiducia. La parola più ricorrente negli interventi di presidenti e direttori è stata “collaborazione”: per la presidente di ENEA è un “prerequisito”, per il presidente dell’INGV Fabio Florindo una “necessità”, mentre il presidente del CNR Andrea Lenzi e la direttrice del CNR-ISP Giuliana Panieri l’hanno collegata alla “fiducia”, cioè alla capacità di condividere competenze, risultati e dati. È una fiducia che vale anche all’interno degli enti: tra chi dirige e chi lavora, tra chi è strutturato e chi lavora strenuamente per diventarlo.

Visione e leadership. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel messaggio letto durante la plenaria finale, ha parlato di un “grande gioco di squadra”, Lenzi di una “visione condivisa”. L’International Polar Year 2032–2033 è indicato come l’appuntamento attorno al quale costruire la visione nazionale: le grandi questioni da affrontare, le infrastrutture da rafforzare, le tecnologie da sviluppare. Ma la leadership scientifica di un Paese come l’Italia, che non è un Paese artico, si regge su competenza e continuità, della ricerca e dei finanziamenti.

Programmazione e fondi strutturati. Tra le sfide emerse, la prima è la continuità: finanziamenti stabili e programmazione pluriennale. Le attività polari richiedono infrastrutture complesse, personale altamente qualificato e osservazioni che durano anni e decenni; senza continuità il patrimonio scientifico costruito rischia di essere compromesso. Lo ha riassunto con estrema lucidità la presidente dell’ENEA Francesca Mariotti con un monito perentorio: «Una misurazione non effettuata è persa per sempre». Una frase che fotografa la fragilità di un patrimonio costruito dal Paese in oltre quarant'anni di missioni. Senza la complessa macchina logistica garantita da ENEA in Antartide, programmi come PRA e PNRA, stazioni come Concordia e Mario Zucchelli o la nave oceanografica Laura Bassi non possono reggere sulla precarietà di bandi episodici o bilanci invariati: servono investimenti pluriennali e fondi strutturali.

Dati. I dati sono stati definiti vere e proprie infrastrutture della ricerca, archivi da proteggere, condividere e rendere accessibili, anche attraverso operazioni di data rescue. A chi appartengano e come vadano conservati è una domanda attualissima, scientifica e politica insieme. È un bene comune prezioso, costruito con fondi pubblici, e come tale va gestito in modo trasparente.

Geopolitica. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato nel suo messaggio che la “geografia della sicurezza” è cambiata negli ultimi anni, e che nelle regioni polari avvengono trasformazioni con potenziali conseguenze sugli equilibri strategici. In questo scenario la scienza è diplomazia, ma deve restare libera: la qualità dei dati e l’autonomia di chi li produce sono la condizione della sua credibilità.

Il lavoro dietro la scienza

Tra le priorità emerse c’è l’investimento sui giovani ricercatori polari, considerato fondamentale per il futuro della ricerca italiana: non solo per non perdere competenze acquisite, ma per rendere l’Italia scientificamente attrattiva. Il punto strategico è come attuarlo. Un Paese che vuole contare in Artico e in Antartide (e nel Terzo Polo) alle soglie dell’IPY-5 non può farlo con una generazione di ricercatori e tecnologi tenuta a lungo con contratti a termine, in attesa di un serio processo di stabilizzazione e di concorsi regolari nel tempo, mentre il personale strutturato, insieme ai colleghi precari, gestisce progetti, basi, campagne e gruppi di lavoro con carichi crescenti. Valorizzare il personale di ruolo significa riconoscimento, ruoli di responsabilità, sostenibilità di attività scientifiche complesse. I giovani ricercatori di APECS, fucina dei futuri leader della ricerca polare, non possono che auspicare una carriera nelle scienze polari in Italia sostenuta e concretamente possibile.

Dai tavoli tematici al White Paper

La Conferenza ha dato alla comunità polare italiana un luogo in cui riconoscersi; il White Paper dovrà indicare un metodo e una visione strategica. Servono risorse strutturali per programmi e infrastrutture, valorizzazione del percorso lavorativo dei ricercatori non di ruolo, valorizzazione del personale strutturato, governance trasparente dei dati. Investire stabilmente e coordinatamente in persone, infrastrutture e innovazione è la conditio sine qua non perché la comunità polare italiana mantenga e rafforzi competitività, strategicità e leadership. Con la dovuta attenzione a questi aspetti, la comunità polare italiana potrà arrivare all’IPY-5 del 2032–2033 più coesa e, auspichiamo, più solida e competitiva.

Dal White Paper al prossimo futuro

C’è però un nodo strutturale irrisolto che rischia di rendere vana qualunque proiezione verso il 2032 ed è più che opportuno ribadirlo: la condizione materiale in cui versa la ricerca pubblica italiana. Dietro i successi e il prestigio internazionale del CNR si cela un cronico e gravissimo sottofinanziamento che ne compromette la stabilità operativa, costringendo l’Ente a operare con organici nettamente sottodimensionati rispetto ai principali partner europei e facendo un ricorso ormai strutturale al precariato. Se oggi l’Ente produce risultati di eccellenza, lo deve quotidianamente anche a lavoratrici e lavoratori precari che mandano avanti laboratori, missioni e le stesse linee di progetto su cui si reggono i loro contratti.

Una contraddizione resa evidente dai numeri: le procedure attuate sulla base della Legge di Bilancio 2025 hanno consentito la stabilizzazione di appena 185 unità a fronte di ben 691 idonei, lasciando in un limbo inaccettabile 506 professionisti già selezionati e qualificati. Perché la rotta verso l'IPY-5 sia credibile, servono risposte immediate: lo stanziamento di risorse straordinarie e vincolate per lo scorrimento integrale delle graduatorie degli idonei del Comma 1 della Legge Madia (art. 20 del D.Lgs. 75/2017); fondi dedicati per attivare finalmente le procedure concorsuali riservate al personale del Comma 2, ad oggi mai bandite per il precariato storico a contratto flessibile; e, passaggio imprescindibile, la proroga dell'efficacia dell'articolo 20 oltre la scadenza del 31 dicembre 2026.

Il problema delle carriere al CNR non riguarda soltanto il precariato. Anche il personale già strutturato, ricercatori e tecnologi (R&T) che reggono progetti, basi, campagne e osservatori, attende da troppo tempo un riconoscimento della propria professionalità. Per questo servono tre risposte.

La prima è un fondo dedicato allo scorrimento integrale degli idonei del concorso CNR del giugno 2023 (bandito ai sensi dell’art. 15, del CCNL Istituzioni ed Enti di Ricerca e Sperimentazione del 7 aprile 2006) per i passaggi di R&T al II e al I livello: colleghi già valutati e giudicati idonei a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità, la cui progressione resta ferma per mancanza di risorse.

La seconda è una programmazione dei concorsi a cadenza regolare, con regole condivise. Ancora meglio sarebbe un sistema di passaggio di livello fondato su obiettivi stabiliti e concordati, anziché su prove comparative, che premi il lavoro svolto e la responsabilità assunta e non l’esito di una singola selezione.

La terza è un sistema di reclutamento regolare dei giovani ricercatori con contratti stabili, accompagnato successivamente da una vera valorizzazione del personale strutturato. È la condizione per trattenere i giovani ricercatori e per rendere il CNR attrattivo anche per i ricercatori stranieri.

Senza certezze per chi fa la ricerca sul campo ogni giorno, qualsiasi grande strategia per i Poli rischia di rimanere un castello di carte. E sarebbe una sconfitta per l'intero sistema Paese: in un'epoca in cui i ghiacci polari ci inviano i segnali più urgenti sul futuro del clima globale, rinunciare a valorizzare la nostra migliore forza lavoro significa rinunciare a capire il mondo di domani.

Riferimenti web

  1. CNR, I Conferenza Nazionale Polare 2026, sito ufficiale:

https://conferenzapolare.cnr.it/

  1. CNR, I Conferenza Nazionale Polare 2026: Lo speciale:

https://www.cnr.it/it/speciale-conferenza-nazionale-polare-2026

  1. CNR, I Conferenza Nazionale Polare 2026, scheda evento:

https://www.cnr.it/it/evento/20675/i-conferenza-nazionale-polare

  1. CNR, comunicato stampa «Artico, Antartide e Himalaya: verso il White Paper della ricerca polare»:

https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/14689

  1. CNR-ISP, comunicato CNR, ENEA, INGV, OGS sulla CNP 2026: https://www.isp.cnr.it/images/news/CS/77_cnr_enea_ingv_ogs_cs_prima%20conferenza_nazionale_polare.pdf
  2. ISC, sito ufficiale:

https://council.science

  1. Startmag, Chi c'era e cosa si è detto alla Conferenza Nazionale Polare al Cnr: https://www.startmag.it/salutericerca/chi-cera-e-cosa-si-e-detto-alla-conferenza-nazionale-polare-al-cnr/
  2. MAECI, Politica Artica Italiana (gennaio 2026):

https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2026/01/WEB_strategia-artica-italiana_16012026.pdf

  1. MAECI, presentazione del documento strategico sull'impegno italiano in Artico: https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2026/01/artico-domani-la-presentazione-del-documento-strategico-sullimpegno-italiano/
  2. CNR, Scienza, memoria storica e fotografia a cento anni dal volo che conquistò il Polo Nord: comunicato stampa:

https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/14233/scienza-memoria-storica-e-fotografia-a-cento-anni-dal-volo-che-conquisto-il-polo-nord

  1. CNR, Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue:

https://www.cnr.it/it/arctic-circle-2026

  1. CNR, Concluso a Roma l'Arctic Circle - Polar Dialogue: l'Italia guida il confronto sulle regioni polari: comunicato stampa.

https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/14184

  1. The Arctic Circle Rome Forum, sito ufficiale:

https://www.arcticcircle.org/forums/arctic-circle-rome-forum

  1. Arctic Circle Assembly 2026, sito ufficiale: https://www.arcticcircle.org/assemblies/2026-arctic-circle-assembly
  2. CNR, VIII Convegno Nazionale APECS Italy:

https://www.cnr.it/it/evento/20762/viii-convegno-nazionale-apecs-italy

  1. APECS Italy, 8° Convegno nazionale, sito ufficiale:

https://www.apecsitaly.it/lectures-conferences/8convegno-en/

  1. International Polar Year 2032–2033 (IPY-5), sito ufficiale:

https://ipy5.info/

  1. Programma di Ricerche in Artico (PRA), sito ufficiale: https://www.programmaricercaartico.it/
  2. Programma di Ricerche in Artico (PRA) 2024-2026

https://www.mur.gov.it/sites/default/files/2025-06/Decreto%20Interministeriale%20n.%20403%20All.%201%20bis%20PA%202024.pdf

  1. Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), sito ufficiale:

https://www.pnra.aq/

  1. CNR-ISP, Annual Meeting 2026, programma preliminare (Messina, 26–27 novembre 2026)

L'autore

Massimiliano Vardè

Ricercatore CNR, Istituto di Scienze Polari (ISP)