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Politiche educative

Orientamento scolastico a costo zero, ma a carico delle altre materie

L'introduzione dell'orientamento obbligatorio anche nella scuola secondaria di primo grado è occasione per tornare a discutere del ruolo della scuola pubblica, in particolare di quella dell'obbligo. La decisione di imporre agli insegnanti un minimo di trenta ore annuali per classe per “orientare” i propri alunni non arriva come un fulmine a ciel sereno. L'obiettivo, del resto, viene proposto senza particolari infingimenti: occorre creare un rapporto sempre più forte tra processi educativo/formativi e mondo del lavoro. E l'orientamento segue di pochissimo l'introduzione dell'obbligo di costruire percorsi di educazione civica per un tempo pressoché analogo.

Allora le questioni sul tappeto diventano tante, talune necessitano di approfondimenti pedagogici, altre sono riferibili alla professione docente in quanto tale, alla considerazione che se ne ha socialmente ed istituzionalmente.

Proposte a costo zero che pesano
Nel caso dell'introduzione dell'educazione civica si fece riferimento alla necessaria integrazione di elementi di civismo nella prassi quotidiana dei percorsi educativi in ogni ambito disciplinare. E questo va programmato con adeguatezza, quindi relazionato tenendo conto di contenuti, obiettivi, finalità, meccanismi di valutazione. Pare vi sia una sorta di dichiarazione implicita che, così come viene effettuata, la normale azione pedagogica ed educativa degli insegnanti non contenga abbastanza civismi, per cui è necessario formalizzare i percorsi in modo chiaro poiché non ve n'è traccia nel quotidiano dell'insegnamento. Come dire, se non è proprio una dichiarazione di sfiducia nei confronti dell'operato degli insegnanti, a quella somiglia parecchio. Tutto questo va comunque fatto - ovviamente - a costo zero, sottraendo ore all'insegnamento disciplinare, pure producendo ulteriore aggravio di burocrazie alla professione docente, cosa di cui non è che se ne avvertisse né l'urgenza nemmeno la necessità. A stretto giro di posta arriva pure l'obbligo di educazione motoria nelle scuole primarie. Certo è buona cosa migliorare le pratiche sportive, le attività fisiche, ma forse non pare ottima idea farlo a scapito degli altri insegnamenti cui l'educazione motoria si aggiunge senza intaccare il monte ore complessivo.

Per l'orientamento valgono comunque alcune considerazioni analoghe. Le ore di orientamento sono per gli insegnanti a costo zero, vanno rendicontate in qualche modo, programmate nell'ambito delle proprie ore di lezione e sino al raggiungimento delle ore totali previste. Quindi programmazioni ulteriori, formalizzazioni che s'aggiungono alle altre. Ma qui c'è da intendersi meglio, magari rifacendosi al ruolo della scuola dell'obbligo, alle prassi pedagogiche.

Libertà di insegnamento e inclusività
Ora, già talune dichiarazioni istituzionali d'un recente passato avevano provveduto a mettere in dubbio l'importanza dei pedagogismi, «ismi» qualunque, sorta di cascami ideologici da superare in nome d'efficienza e modernità. Nello specifico, probabilmente, bisogna proprio intendersi su cosa possa definirsi orientamento per le ragazze ed i ragazzi della scuola secondaria di primo grado. A dar retta alle «vecchie e stantie» tassonomie, gli studenti dovrebbero essere orientati non certo verso una scelta definitiva di tipo lavorativo, troppo giovani per questo, ma a ricercare i propri talenti, le proprie aspettative. Nel contempo andrebbero guidati e sostenuti affinché possano riconoscerli, maturando coscienza di sé, una propria personalità critica. Questo, a ben vedere, deve poter scaturire da un'esplorazione consapevole degli abiti disciplinari, dentro cui trovare una propria precisa individuazione mentre si costruisce l'impalcatura delle «conoscenze» necessarie e comunque spendibili dentro un contesto di cittadinanza più ampio. Una prassi di questo tipo può e dev'essere certamente sostenuta, ma con percorsi ad hoc pare si metta ancora una volta in dubbio che gli insegnanti perseguano davvero questo obiettivo - peraltro statutario - nelle proprie buone pratiche. Semmai viene da pensare che ai docenti occorrerebbe potenziare gli strumenti a disposizione per svolgere questa delicatissima funzione, ad esempio facendo di necessità virtù, con un'azione di superamento del sovraffollamento delle classi nell'evidenza del calo della popolazione scolastica. Cosa che, in definitiva, sarebbe un bel traguardo anche per il superamento delle difficoltà che nascono dall'abbandono scolastico e per garantire efficacia ai processi di inclusione ed integrazione. Va da sé, invece, che se non si procede in questa direzione, non c'è da stupirsi se qualcuno poi si scaglia contro i meccanismi d'inclusività scolastica normativamente previsti - e che fanno della scuola italiana una realtà educativa all'avanguardia mondiale -, puntando ancora una volta il dito sui soggetti più fragili, additandoli come freno per la crescita culturale, formativa ed educativa di tutti gli altri in condizioni non svantaggiate. Di più, pare curioso che ancora una volta le risorse per l'orientamento, in tempi e pratiche, si attingano dall'orario curricolare che quindi si impoverisce un pochino anche rispetto alle necessità strategica già enunciate d'esplorazione degli ambiti disciplinari. Serve su questo una riflessione assai più ampia, magari a partire proprio dall'Articolo 33 della nostra Costituzione, e magari del 34.

L'autore

Giovanni Carbone