Nel 2006 nasceva la FLC CGIL, una federazione nuova nella forma ma profondamente radicata nella storia del movimento sindacale italiano e nella elaborazione della CGIL. Mettere insieme scuola, università, ricerca, alta formazione artistica e musicale non fu una semplice operazione organizzativa: fu una scelta politica e culturale. Si affermava allora — e con ancora maggiore forza oggi — che la conoscenza è un bene comune, un diritto universale e una leva decisiva per la giustizia sociale, per lo sviluppo, la democrazia e la pace.
A vent’anni di distanza, stiamo attraversando una stagione complessa, segnata da profondi mutamenti economici, tecnologici e geopolitici. Celebrare questo anniversario non significa indulgere nella retorica, ma interrogarsi sul senso del cammino percorso e sulle responsabilità future.
In questi vent’anni la democrazia ha mostrato tutta la sua fragilità. La crisi della rappresentanza, la crescita delle disuguaglianze, l’indebolimento del welfare, l’uso distorto dell’informazione e il riemergere di pulsioni autoritarie hanno messo in discussione diritti che sembravano acquisiti.
Conoscenza, lavoro e democrazia
In questo contesto la FLC CGIL ha svolto un ruolo essenziale non solo come soggetto di tutela contrattuale, ma come presidio democratico. Difendere la libertà di insegnamento, l’autonomia della ricerca, il pluralismo culturale e il carattere pubblico dei sistemi di istruzione e formazione significa difendere la qualità stessa della democrazia.
Non esiste democrazia senza conoscenza diffusa, senza capacità critica, senza luoghi in cui si impara a pensare, discutere, dissentire. Scuole e università non sono semplici erogatrici di competenze funzionali al mercato: sono spazi di costruzione della cittadinanza. In questi vent’anni la FLC CGIL ha affermato con coerenza che il sapere non può essere ridotto a merce e che chi lavora nella conoscenza non può essere precarizzato, svalutato, silenziato.
Il mondo della conoscenza, tuttavia, è attraversato da contraddizioni profonde. Da un lato, mai come oggi l’accesso all’informazione è stato così ampio; dall’altro, mai come oggi il sapere rischia di essere frammentato, semplificato, manipolato.
La precarietà strutturale del lavoro nella scuola, nell’università e nella ricerca mina la continuità didattica, la qualità scientifica e la libertà intellettuale. L’indebolimento degli investimenti pubblici e la crescente subordinazione ai criteri dell’efficienza e della competitività economica rischiano di svuotare la missione costituzionale della conoscenza.
In questo scenario, la FLC CGIL è chiamata a rilanciare una visione forte: la conoscenza come infrastruttura democratica, non come costo da comprimere. Una visione che tenga insieme diritti del lavoro, qualità dei sistemi educativi e funzione sociale del sapere.
Le sfide del futuro
L’irruzione dell’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle sfide più rilevanti dei prossimi decenni. L’IA sta già trasformando i processi di apprendimento, la produzione scientifica, l’organizzazione del lavoro e la circolazione dell’informazione.
Le potenzialità sono enormi: supporto alla didattica personalizzata, nuove frontiere della ricerca, strumenti per l’inclusione e l’accessibilità. Ma i rischi sono altrettanto evidenti. Senza un governo pubblico e democratico, l’IA può accentuare disuguaglianze, rafforzare il controllo, comprimere l’autonomia professionale e concentrare il potere nelle mani di pochi attori globali.
Per questo la questione dell’IA non è solo tecnologica, ma politica e sindacale. La FLC CGIL ha il compito di rivendicare la centralità del lavoro umano e delle competenze professionali, la trasparenza e l’etica degli algoritmi, il diritto alla formazione permanente, la partecipazione dei lavoratori alle scelte sull’uso delle tecnologie. L’innovazione non può essere subita: deve essere orientata al miglioramento delle condizioni di lavoro, alla qualità della conoscenza e all’allargamento dei diritti.
Il ventesimo anniversario della FLC CGIL cade in una fase storica segnata da guerre, conflitti regionali, riarmo e tensioni internazionali. In questo contesto, parlare di pace può sembrare retorico; in realtà è un’urgenza politica e culturale.
La pace non si costruisce solo con la diplomazia, ma con l’educazione, la cooperazione scientifica, il dialogo tra culture. La conoscenza è uno strumento fondamentale per decostruire la logica dell’odio, della semplificazione e del nemico. Scuole, università e istituzioni culturali sono luoghi in cui si può imparare a leggere la complessità del mondo, a riconoscere le cause profonde dei conflitti, a immaginare alternative.
La FLC CGIL, nel difendere l’istruzione pubblica e la ricerca libera, contribuisce alla costruzione di una cultura della pace, fondata sui diritti umani, sulla giustizia sociale e sulla cooperazione internazionale.
La storia della FLC CGIL dimostra che il sindacato della conoscenza può essere non solo uno strumento di tutela, ma un soggetto di visione, capace di tenere insieme lavoro, sapere e futuro. In un tempo incerto, investire nella conoscenza significa investire nella libertà, nella democrazia e nella pace. È questa la responsabilità che il ventennale consegna alla FLC CGIL e a tutte le lavoratrici e i lavoratori che, ogni giorno, rendono vivo questo progetto collettivo.