In tempi incerti come quelli che stiamo vivendo, scegliere da dove cominciare non è mai neutrale. Apriamo questo numero con l’intervento di Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL che riflette sul ventennale dell’organizzazione sindacale, che ricorre proprio quest’anno: una tappa importante non solo per il sindacato, ma per chiunque creda che il lavoro nella conoscenza non sia un settore tra gli altri, bensì un presidio di democrazia. Vent’anni attraversati da trasformazioni profonde, spesso drammatiche, in cui è diventato sempre più evidente che investire nella conoscenza significa investire nella libertà, nella capacità di pensare criticamente il presente, di immaginare il futuro, di costruire pace.
Questo tema attraversa l’intero numero. Viviamo una fase storica segnata dalla precarietà, dalla frammentazione dei saperi, da un dibattito pubblico sempre più povero di complessità. In questo contesto, la conoscenza non è mai neutra: può essere ridotta a competenza immediatamente spendibile oppure restare uno spazio di emancipazione collettiva.
Per questo motivo abbiamo scelto di riflettere sulla lettura come forma di resistenza, tema a cui la nostra casa editrice ha dedicato la sua agenda Liberi di Leggere. Mentre i dati registrano il calo dei lettori e l’aumento di pratiche sempre più intermittenti e superficiali, leggere diventa una scelta consapevole e fondamentale: sottrarre tempo alla distrazione, rivendicare profondità, allenare lo sguardo critico. La lettura non è solo un gesto individuale, ma un atto che costruisce comunità, che crea linguaggi comuni, che rende possibile riconoscere ciò che spesso viene semplificato o rimosso. Un gesto di libertà.
Questo numero esce nei giorni in cui si celebra il Giorno della Memoria, una ricorrenza che negli ultimi anni sembra diventata solo una celebrazione rituale, un contentino per le nostre coscienze, visto che siamo impotenti, quando non indifferenti a quanto accade intorno a noi. Ancora guerre, ancora genocidi. Ancora prepotenze e aggressioni da parte di chi si ritiene più forte e sa di essere impunito. E ricordare, oggi, non può essere un esercizio rassicurante. Allora, in un momento storico in cui la memoria è stata cancellata al punto che persino i discendenti delle vittime sono diventati carnefici, abbiamo provato a interrogarci sui vuoti della memoria, su ciò che resta ai margini del racconto ufficiale, volutamente o per noia, sulle storie che faticano a trovare spazio perché scomode, lontane o perché mettono in discussione equilibri consolidati. La memoria, se vuole restare viva, deve saper guardare anche alle ferite aperte del presente e alle verità incompiute, a chi ha pagato un prezzo alto per aver cercato di raccontarle.
Memoria, conoscenza, lettura, resistenza non sono parole isolate, ma parti di uno stesso discorso. In un tempo che spinge all’indifferenza e all’oblio, scegliere di ricordare, di leggere, di formarsi, di organizzarsi è un gesto controcorrente. Questo numero prova ad abitare quello spazio necessario in cui la cultura non consola, ma interroga; non semplifica, ma complica; non chiude, ma apre.
Perché, oggi più che mai, difendere la conoscenza significa difendere la possibilità stessa di un futuro democratico e di pace.
Come sempre, noi speriamo di essere di ispirazione per tutti voi. E vi auguriamo buona lettura.
La foto in copertina è di Giovanni Carbone.
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