Premessa
«La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È certo che l’esercizio mantiene il ricordo fresco e vivo, ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall’esperienza, cristallizzata, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese». Primo Levi, con queste parole, ci ricorda – appunto – il pericolo a cui l’esercizio della memoria può andare incontro, quando si trasforma in mera ripetizione meccanica, sterile rievocazione o semplice commemorazione svuotata di ogni viva riattivazione del passato. In questi casi, come aveva già ben compreso e spiegato Platone, la memoria genera oblio. La scuola è il luogo dove il passato incontra il presente, si riattiva, prende vita e si trasforma. Compito difficile, perché l’inerzia della ripetizione e l’impercettibile gravità dell’oblio circondano il lavoro di trasmissione del passato in modo ineluttabile, come una minaccia sempre presente, quasi fossero l’ombra stessa della parola da cui bisogna continuamente e quotidianamente imparare a guardarsi.
Una possibile soluzione è quella di vedere nella scuola non solo il luogo di trasmissione culturale, ma anche quello di produzione di cultura, mettendo al centro, come protagonisti attivi del processo di costruzione dei contenuti, gli studenti e le studentesse. È questa la scelta che Libera, con il progetto “Parliamone”, in collaborazione con la Camera del Lavoro di Monza, ha fatto, proponendo alle scuole un percorso di riattivazione della memoria finalizzato sia alla realizzazione di originali contenuti culturali, sia alla condivisione degli stessi tra generazioni differenti, in modo che si potesse realizzare un virtuoso “passaggio del testimone” tra studenti e studentesse di tutti i cicli scolastici. Ed è questo progetto che la classe 4M del Liceo Statale “A. Banfi” di Vimercate, nell’anno scolastico 2024/2025, ha accolto e realizzato con interesse e viva partecipazione[1].
Il brutale assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è stato dapprima studiato, quindi rielaborato criticamente per progettare un’attività didattica che potesse essere fruibile da una classe di terza media. Gli studenti e le studentesse, al fine di proporre un’attività che fosse veramente coinvolgente e suscitasse interesse, hanno inventato un gioco investigativo strutturato in due fasi, prima sull’omicidio e poi sul depistaggio. Sia la fase della pianificazione che quella della realizzazione sono state condotte in piena autonomia e il risultato finale è stato sicuramente soddisfacente sia in termini di contenuti appresi che di gratificazione personale. Ne abbiamo conferma anche dalla voce di alcuni studenti e studentesse che hanno partecipato al progetto, come si può leggere dalla seguente intervista, realizzata da Francesco Ciccarello della classe 5ALC del Liceo, collaboratore del giornalino scolastico dell’Istituto.
Ancora una volta il Liceo Banfi non manca di trattare tematiche attuali con i suoi studenti, anche a beneficio dei più giovani. È questa la base del lavoro che il professor Emanuele Rainone, docente di Storia e Filosofia, ha proposto alla sua 4M durante lo scorso anno scolastico: creare un progetto sulla storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista italiana e il cameramen scomparsi nel 1994 a Mogadiscio, in Somalia, dove stavano indagando su una questione legata a traffici illeciti di rifiuti, di armi e corruzione internazionale. Questo elaborato è stato poi presentato alle classi terze della scuola media di Vimercate e alle prime del nostro liceo, riscuotendo molto successo. Abbiamo intervistato alcuni degli studenti protagonisti, ormai in quinta: Lara Sacchetto, Alessandro Lisanti, Simone Dursi, Iris Tagliabue, Giorgia Martino, che ci hanno raccontato come si è svolto il progetto e le loro sensazioni.
Come è nata l’idea di questo progetto?
La proposta di svolgere un progetto sulla vicenda di Ilaria Alpi ci è stata portata dal prof. Rainone – hanno cominciato a raccontarci – e noi abbiamo accettato di occuparcene non solo per l’importanza della vicenda, ma anche perché si prestava bene alla trattazione di tematiche molto importanti collegate ad essa. Così siamo andati all’incontro organizzato dall’associazione Libera, alla Camera del Lavoro di Monza, per ascoltare due interventi sull’argomento: uno della ex-parlamentare Mariangela Gritta Grainer che ha seguito tutta la vicenda e l’altro con il prof. Raffaele Mantegazza, che ci ha anche dato qualche consiglio su come illustrare il lavoro per mantenere l’attenzione dei ragazzi.
Come avete articolato il lavoro di realizzazione ed esposizione nelle classi?
Ci siamo divisi in cinque gruppi: quattro si sono occupati della realizzazione della presentazione e delle attività da proporre, mentre il quinto si è dedicato a disegni e grafiche. Abbiamo organizzato la presentazione in modo da poter dare subito delle informazioni sulla vita di Ilaria Alpi, sulla situazione in Somalia e sulle ecomafie, poi abbiamo lasciato ai ragazzi il compito di ricostruire come era avvenuta la scomparsa di Ilaria basandosi su ciò che avevamo raccontato loro. Dobbiamo dire che è stato più semplice esporre il lavoro alle scuole medie di Vimercate perché ci siamo dovuti dividere in sole due classi, mentre abbiamo diviso le prime del liceo in due giorni per via della loro maggiore quantità.
Quale feedback avete ricevuto dai ragazzi?
In generale il lavoro è piaciuto molto perché, nonostante l’argomento rischiasse di essere poco interessante in quanto lontano dai ragazzi, siamo riusciti a tenere alta l’attenzione alternando bene i momenti di spiegazione necessaria a quelli di gioco e interazione. In particolare abbiamo anticipato loro che ci sarebbe stato il gioco e che ogni cosa che avremmo detto sarebbe stata importante per la sua risoluzione, quindi sicuramente l’attesa per l’attività ha aumentato l’attenzione. Sicuramente le medie sono un ambiente più controllato dai docenti, quindi è stato più semplice mantenere un ambiente calmo, mentre i ragazzi delle superiori si sono mostrati più interessati anche al contesto delle ecomafie. In generale il progetto è stato davvero apprezzato.
Quale messaggio pensate di essere riusciti a trasmettere?
Siamo stati contenti di poter far conoscere la storia di Ilaria Alpi ai ragazzi, che per la loro età non ne avevano mai sentito parlare, e speriamo di essere riusciti a parlare adeguatamente della libertà di espressione e di stampa nel mondo. Crediamo che il messaggio sia arrivato chiaramente, tanto che gli organizzatori dell’evento “Legalità e cittadinanza attiva contro le mafie”, che si è tenuto al Teatro Manzoni di Monza lo scorso 23 maggio nell’anniversario della strage di Capaci, ci hanno invitato a partecipare. Lì abbiamo potuto esporre il nostro elaborato davanti alle associazioni organizzatrici e ad altre scuole, tutte riunite per presentare i propri lavori sulla lotta alle diverse mafie nel mondo.
Quali sono state le cose che avete apprezzato e quelle che vi hanno scosso maggiormente?
Le parti che ci sono piaciute di più sono state probabilmente diffondere un messaggio che aveva trovato molti ostacoli sul suo percorso, dando giustizia alla morte di Ilaria e facendo conoscere la sua storia, un po’ come i portavoce del suo lavoro. È stato bello anche vedere l’impegno dei ragazzi nella ricostruzione del gioco. Invece quello che ci ha scosso di più forse è stato scoprire che la giustizia non sempre riesce a risolvere tutti i problemi e che alcuni sono più grandi di noi.
Si ringrazia il professore Emanuele Rainone per averci fatto conoscere questa interessante esperienza didattica.
[1] Per saperne di più https://www.liceobanfi.edu.it/node/2163