L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’ambito della ricerca accademica rappresenta una importante svolta e una profonda revisione dei processi che caratterizzano il panorama scientifico contemporaneo. L’IA, sia come insieme di tecniche e modelli capaci di attingere da una mole enorme di dati, sia nel suo aspetto generativo di inferenze autonome, sta ridisegnando il perimetro degli strumenti della conoscenza e la modalità di validazione dei prodotti accademici. Essa si configura non soltanto come un ausilio tecnico, bensì come un agente che contribuisce alla ridefinizione stessa del metodo scientifico.
Applicazioni e opportunità
L’IA ha iniziato ad essere applicata anche in campo accademico, con lo scopo di velocizzare i lavori di ricerca e scrittura, attività principali per coloro che si occupano di ricerca.
Non solo, di recente l’IA è stata inserita come supporto a studenti e docenti, ne è un esempio Multilearn, una chatbot potenziata sviluppata da Multiversity insieme a Open AI. Negli atenei telematici del gruppo Multiversity (Pegaso, Universitas Mercatorum, San Raffele di Roma) l’IA fornisce un aiuto personalizzato agli studenti, come una sorta di tutor disponibile 24 ore su 24. Tuttavia, l’uso dell’Intelligenza Artificiale da parte delle università telematiche che rispondono a un modello profit e hanno un rapporto docenti/studenti di molto superiore rispetto alle Università tradizionali potrebbe rischiare di cadere in un uso distorto di questa tecnologia, ad esempio affidando a essa lezioni ed esami.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 11/2025 di Articolo 33. Lo trovi integralmente qui