Il dibattito mondiale sull’Intelligenza Artificiale è ovviamente vastissimo e a tutt’oggi al centro dell’attenzione pubblica e di quella di quasi tutte le organizzazioni sociali e lavorative. Si tratta di una vera e propria rivoluzione tecnologica e l’IA è destinata in breve tempo a trasformare profondamente il mondo che conosciamo e senza alcuna possibilità di poter mai più tornare indietro.
Ecco, è proprio questa la frase che si legge e si leggerà dovunque in ogni studio o intervento in merito. E si deve anche ammettere che è vero, la trasformazione è e resterà irreversibile. Come molte volte è successo nella storia, una nuova tecnologia cambia le nostre abitudini, i nostri pensieri, la nostra quotidianità, aprendo anche nuove relazioni con la realtà. Anche se bisogna sempre tenere a mente che di fatto non vengono mai eliminate del tutto le tecnologie preesistenti; esse diventano semplicemente settorializzate e vengono poi utilizzate per campi e compiti specifici o per un valore simbolico connesso, come può essere l’uso di una penna stilografica, oggi segno di ricercatezza o di potere.
La vera posta in gioco: conoscenza e democrazia
Senza voler azzardare una definizione tecnica dell’IA tra le centinaia possibili utilizzate nella ormai sterminata letteratura di riferimento, ci basti isolare due aspetti cruciali del fenomeno: la dimensione di tecnologia linguistica e comunicativa e la potenza economica e industriale che la produce e la diffonde. Se proviamo a tratteggiare una rapida genealogia, si comprenderanno meglio le dinamiche antropologiche connesse, la posta in gioco e le criticità sociali.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 3/2023 di Articolo 33. Lo trovi integralmente qui