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Politiche educative

29 aprile 2022

La “pedagogia del ritorno” di Raffaele Iosa e le dinamiche dell'accoglienza scolastica degli alunni ucraini

Sono ormai 20 mila i minori ucraini attualmente presenti nelle classi del nostro Paese, nei diversi cicli di istruzione.

Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione, aggiornati al 26 aprile, sono così suddivisi: 4292 nella Scuola dell’infanzia, 9143 nella Primaria, 4647 nella Secondaria di I grado e 1783 nella Secondaria di II grado.

A livello regionale, le scuole che accolgono più profughi, in termini di numeri assoluti, sono Lombardia (4320 alunni), Emilia Romagna (2338), Campania (2166), Piemonte (1614), Lazio (1496), Veneto (1469), Toscana (1352). In queste regioni si concentra circa il 75% del totale.

Enorme è lo sforzo delle scuole italiane per dare il proprio contributo alla gestione dell’emergenza umanitaria derivante dal conflitto in Ucraina, facendo leva sulle professionalità e su un patrimonio culturale e valoriale che le rende da sempre luoghi privilegiati di accoglienza, inclusione e diritti. 

Ma di fronte a questa nuova ondata che riguarda, e che riguarderà ancora nei prossimi mesi, migliaia di minori che fuggono dalla guerra e dal dolore alla ricerca di una condizione di sicurezza, almeno per ciò che riguarda l’incolumità fisica, le scuole sanno di doversi attrezzare per affrontare una realtà del tutto nuova, perché l’arrivo massiccio dei profughi ucraini si presenta con caratteristiche proprie, che richiedono specifici interventi didattici e pedagogici.

Si tratta di un fenomeno determinato da condizioni di brutale violenza, accompagnata da lacerazioni familiari, caratterizzato da un lato da una repentinità senza precedenti, dall’altro dalla prospettiva di temporaneità di chi fugge per salvarsi, non per restare, per cui l’Italia rappresenta solo un luogo di passaggio.

È inevitabile, dunque, adattare gli strumenti elaborati in passato e di predisporne di nuovi. Per questo il ministero dell’Istruzione ha annunciato lo stanziamento di apposite risorse e diffuso indicazioni relative alle modalità di accoglienza.

Integrazione e supporto linguistico sono aspetti fondamentali di ogni esperienza di accoglienza e lo sono anche in questa situazione che richiede capacità di ascolto e di comprensione all’interno di un percorso orientato al rientro in Patria, sostenuto, quindi, dal mantenimento, quanto più possibile, di legami di continuità con l’esperienza scolastica pregressa e di appartenenza alla comunità di origine.

La scuola è chiamata anche in questa occasione a svolgere un ruolo imprescindibile in un progetto che necessita l’attivazione della comunità educante in senso ampio, attraverso un’efficace sinergia con le risorse del territorio, dagli enti locali al terzo settore; ma soprattutto spetta alla scuola il compito di trovare nella pedagogia e nelle relazioni gli spazi e gli strumenti di elaborazione dell’esperienza vissuta e di messa in opera di un processo autenticamente resiliente.

Ne parliamo con Raffaele Iosa, uomo di scuola, pedagogista, componente del Comitato Tecnico Scientifico di Proteo Fare Sapere, nonché profondo conoscitore del mondo russo e ucraino che, a proposito dell’accoglienza degli alunni ucraini, ha elaborato il concetto di “pedagogia del ritorno”.

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L'autore

Manuela Calza