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14 gennaio 2022

Coronavirus: lasciateci il bollettino quotidiano!

Negli scorsi giorni si è rianimato un dibattito sui mezzi di informazione a proposito dell'opportunità di continuare a pubblicare e diffondere il bollettino giornaliero del Ministero della Salute che dall’inizio della pandemia accompagna i pomeriggi degli italiani.

Secondo alcuni ci sono troppe informazioni, troppo dibattito, troppi numeri e dati. Basterebbe non fornire i numeri alla popolazione per essere più tranquilli e tornare alla “normalità”, cioè rassegnarsi a qualche migliaio di morti “accettabili”.

Tra tanti giornali e tv che in questi anni hanno dato spazio solo ai numeri quotidiani, commettendo peraltro sempre gli stessi errori di superficialità, sono emersi anche buoni esempi, come la pagina di infografiche del Sole 24 ore, che dà un’idea di come a partire dai famigerati bollettini si possano costruire informazioni molto più ricche. Con quegli stessi dati, che sono caricati giornalmente sulla piattaforma github, singoli ricercatori producono quotidianamente letture, analisi e ragionamenti spesso originali e interessanti, come Lorenzo Ruffino su twitter, o Antonio Caramia sul suo sito.

Anche un ente di ricerca, l’INFN, utilizza i dati del bollettino giornaliero per arricchire un sito che in tempo reale costruisce interessantissimi grafici, tabelle e mappe.

Esistono dati che non sono quotidiani, ma che sono altrettanto importanti, e che però continuano ad essere trascurati.

L’ISS, ente pubblico di ricerca, cura un report di monitoraggio settimanale ma anche  dati di dettaglio aggiornati quotidianamente, che quasi nessun giornale cita ma che sono disponibili su un’apposita pagina web

Sempre l’ISS pubblica anche - con un ritardo di qualche settimana - dati approfonditi sulle caratteristiche delle persone decedute positive al virus. I dati che fornisce invece l’ISTAT sono raccolti in una pagina apposita con i dati relativi all’impatto del covid sull’economia e la società italiana.

La comunità scientifica può e deve aiutare a leggere i dati in modo consapevole, a cominciare da chi li maneggia per “tradurli” all’opinione pubblica, che a sua volta necessiterebbe di avere strumenti per interpretare i numeri. E su questo c’è tanto da lavorare, ma non si può certo avallare nessuna forma di censura delle informazioni. Servirebbe, semmai uno sforzo per aumentare (e non ridurre) l’informazione, ad esempio per comprendere davvero quanto si propaga il virus nei luoghi di lavoro o nelle scuole.

Il bollettino crea (e continuerà a farlo) preoccupazione se i dati saranno negativi, sollievo quando mostreranno un miglioramento. Non sarà l’invito di qualche politico, scienziato o esperto di comunicazione a non guardarli (Don’t look up!) a fermare il bisogno e la voglia di conoscenza.

L'autore

Lorenzo Cassata