Attualità

03 giugno 2024

A 50 anni dalla strage, le giornate della memoria di Brescia

Sul finire del mese di maggio di quest'anno due anniversari ci hanno coinvolto, anche emotivamente, per il severo richiamo alla realtà che hanno suscitato in molti di noi.

Il 28 maggio del 1974, 50 anni fa, scoppiava a Brescia la bomba fascista. A piazza della Loggia si svolgeva una manifestazione sindacale unitaria in risposta a una serie di atti di violenza "nera" dei giorni precedenti. Morirono 8 persone e oltre 100 furono ferite.

Il 30 maggio del 1924, 100 anni fa, Giacomo Matteotti pronunciava in Parlamento un duro discorso di accusa contro Mussolini e i brogli alle elezioni che avevano portato il fascismo al potere. Elezioni all'insegna di violenze degli squadristi, intimidazioni e occupazioni dei seggi. Come si sa il 10 giugno seguente Matteotti fu sequestrato e ucciso da una banda fascista composta da Amerigo Dumini, Augusto Malacria, Giuseppe Viola, Albino Volpi. Come si sa Mussolini se ne assunse con arroganza la responsabilità.

Storie lontane, si dirà, ma che suscitano ancora indignazione e commozione e che vanno ricordate.

Brescia in questi 50 anni non ha mai dimenticato i suoi martiri. E non solo per la stele che li ricorda in piazza della Loggia. I parenti delle vittime hanno istituito la Casa della Memoria quale «centro di iniziative e di documentazione sulla strage e sulla strategia della tensione». La CGIL Scuola, prima, la FLC dopo, non hanno mai mancato di ricordare, ogni anno, quanto accaduto e non solo perché 5 delle vittime erano docenti iscritti al sindacato, ma anche per il valore educativo della memoria e della ricostruzione storica dei fatti. Sono innumerevoli le iniziative promosse in questi 50 anni e le pubblicazioni che ricordano quanto accaduto. Di grande valore documentario sono I Quaderni della Piazza, oggi disponibili online, curati dalla FLC CGIL di Brescia, che rievocano sia la storia delle otto persone che morirono, ma ricostruiscono anche la storia della strage, i contesti, le indagini, l'iter processuale. Un lavoro di ricerca che ha coinvolto anche le scuole della città. E diverse scuole della città e del circondario bresciano hanno continuato negli anni a coltivare la memoria di quella strage che ha segnato la storia della città oltre che tante vite personali.

Nelle tante iniziative per il cinquantenario emerge con chiarezza che la ferita è ancora aperta e da generazione in generazione si passa il testimone della memoria. È il lavoro che fanno molte scuole con la produzione di opere, in genere multimediali, che ricordano la strage. Un lavoro che coinvolge le scuole elementari e quelle secondarie. Nella scuola primaria che si chiama proprio 28 maggio 1974 gli alunni e le alunne, aiutati dalle maestre e dalla dirigente, hanno fondato un museo che curano e aggiornano e poi, una volta passati alle superiori, consegnano la cura alle classi che seguono.

Alcuni di questi lavori sono stati presentati all'iniziativa promossa dalla FLC CGIL e da Proteo Fare Sapere per celebrare la ricorrenza di questi 50 anni: Non potevano essere che lì, questo il titolo della giornata di dibattito che si è svolta a Brescia il 27 maggio, alla vigilia della manifestazione rievocativa del giorno successivo.

Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, docente, Livia Bottardi Milani, 31 anni, docente, Euplo Natali, 69 anni, pensionato, Luigi Pinto, 25 anni, docente Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio, Alberto Trebeschi, 37 anni, docente, Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, docente, Vittorio Zambarda, 60 anni, pensionato.

Questi i nomi delle vittime della strage che Brescia non dimentica. E che sono stati ricordati, ancora una volta, da Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, in apertura della discussione del 27 maggio. Ha ricordato la militanza nella CGIL Scuola dei cinque docenti, della loro pedagogia militante, della loro visione di scuola inclusiva. Ha insistito Fracassi sul filo che unisce le strategie nere di allora al vento di destra che soffia oggi sull'Europa che ripropone un modello autoritario, razzista, xenofobo e rivendica una scuola selettiva e respingente. Per questo ha richiamato l'importanza di fare i conti con la storia e di riflettere anche sulle lunghissime vicende giudiziarie che hanno accompagnato le stragi di quegli anni e sui depistaggi a opera di settori dello stato. La storica Benedetta Tobagi si è soffermata, tra l'altro, sul contesto storico-sociale nel quale si è sviluppata nel nostro paese la strategia della tensione e lo stragismo, da piazza Fontana a Brescia, all'Italicus, alla stazione di Bologna. Vicende che si intrecciano alla storia sindacale di quegli anni, anni di lotte dure ma anche di conquiste sociali importanti. Una forte struttura industriale in particolare nel territorio bresciano e un sindacato in forte crescita. Le stragi neofasciste – ha precisato Tobagi – creavano un clima di confusione e paura, servivano a bloccare lo spostamento troppo a sinistra dell'asse politico. Da qui i depistaggi e il coinvolgimento di apparati dello Stato che non si sentivano vincolati dai principi della Costituzione, come è emerso, tra l'altro, dalle inchieste giudiziarie e dalle condanne.

Sul ruolo della cultura e delle istituzioni educative si sono soffermati Massimo Baldacci, pedagogista dell'università di Urbino e presidente di Proteo Fare Sapere, e Tomaso Montanari, storico dell'arte e rettore dell'Università per stranieri di Siena.

«La vera educazione è sempre antifascista» ha detto Massimo Baldacci spiegando che «Una formazione fascista non è educazione autentica, bensì indottrinamento, manipolazione, coercizione. Perciò non è degna di essere definita come “educazione”». Tutto questo non è compatibile con la formazione di un pensiero libero e critico e di cittadini responsabili e consapevoli. «Il fascismo vuole sudditi passivi e consenzienti, chiusi nel proprio menefreghismo verso i problemi della collettività». Essere antifascisti, ha concluso Baldacci, è una scelta etica, di valori, prima che politica, anzi diviene politica proprio in quanto etica.

Anche Tomaso Montanari si è concentrato sul senso e le finalità dell'educazione che è creare "capitale umano", «pezzi di ricambio per un mondo così com'è». La ricerca scientifica, la cultura, l'educazione trovano la loro dimensione nella ribellione per cambiare lo stato di cose esistente. Lo affermava un liberale moderato come Luigi Einaudi 80 anni fa. Montanari denuncia il disegno dell'attuale maggioranza di ridurre l'educazione all'obbedienza al regime, come prefigurò negli anni Trenta Giovanni Gentile. Ma le università e le scuole devono essere separate dall'esecutivo e dalle politiche dei governi, la loro autonomia consiste nella loro capacità di costruire un pensiero critico e di coltivare l'arte di comprendere l'altro.

La discussione del 27 maggio a Brescia è stata intensa, nel corso della quale è intervenuta anche Rosi Bindi che ha ricordato le conseguenze sulla vita politica del lavorio di quegli apparati dello Stato che non hanno mai accettato la Costituzione, anzi hanno cercato di impedirne l'attuazione, né la vocazione antifascista che si era affermata nel dopoguerra. Momenti di commozione si sono manifestati quando hanno preso la parola i parenti delle vittime: nessun tono di vendetta nei loro discorsi, ma tanto impegno civile e politico per onorare la memoria di quelli che non ci sono più perché hanno pagato con la vita la loro militanza al servizio della collettività.

La lunga giornata è stata conclusa da Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, che ha voluto collegare la strage di Brescia e comunque tutta la tragica vicenda del terrorismo fascista alla storia del movimento sindacale, alle lotte per la conquista dei diritti sociali e di migliori condizioni di lavoro. Le aspirazioni e le rivendicazioni del mondo del lavoro sono sempre state contrastate da un capitalismo che non ha esitato a servirsi dello squadrismo per fermare questi processi. Landini ha espresso preoccupazione per la situazione geopolitica mondiale alla quale è collegata anche la situazione nazionale e ha ricordato come l'attuale maggioranza di governo venga, per ammissione della stessa presidente del consiglio, da una cultura politica che è sempre stata ai margini della storia della nostra repubblica. Ha richiamato l'importanza per il sindacato di costruire un punto di vista "radicale" che consente di capire i cambiamenti globali e saperli affrontare soprattutto di fronte a scenari di guerra e a un aumento di povertà e disuguaglianze.

Le giornate della memoria di Brescia si sono concluse il 28 maggio in una piazza della Loggia stracolma di lavoratori e studenti, di pensionati, di famiglie, dirigenti politici e sindacali e tanta gente comune a dimostrazione che esiste un paese che crede ancora nei valori della costituzione, nell'antifascismo come scelta etica e non violenta, nella libertà di pensiero e di critica, nella militanza solidale. 

L'autore

Anna Villari