Attualità

10 agosto 2021

Sesto Rapporto degli esperti: l’allarme Onu sul clima ha un peso politico planetario

La notizia non è nuova, scrive Le Monde in un editoriale assai preoccupato sul destino del pianeta, ma non è mai stata così implacabile: “il riscaldamento climatico, che ha fatto salire il livello del mare, sciogliere i ghiacciai e moltiplicare gli eventi estremi, si aggrava a un ritmo e con un’ampiezza senza eguali da millenni e tocca tutte le regioni del mondo”.

Pubblicato il 9 agosto, il lancio del sesto rapporto di valutazione del Gruppo di esperti intergovernativo sull’evoluzione del clima costituisce l’ultimo stadio delle conoscenze su basi fisiche del cambiamento climatico. Le sue conclusioni unanimi, redatte da 234 scienziati di 66 Paesi, hanno un “peso politico planetario, dal momento che sono state negoziate dai rappresentanti dei 195 Stati membri di questa istanza integrata nell’Onu”.

A causa della temperatura dei mari, dello scioglimento dei ghiacciai e dell’elevazione del livello degli oceani, è già troppo tardi: si tratta di fenomeni che si susseguono da secoli. Per la prima volta, il gruppo di scienziati dimostra che, nel corso dell’ultimo decennio, le attività umane, e in particolare la combustione dell’energia fossile dei trasporti, della produzione di elettricità, dell’agricoltura e dell’industria, “sono interamente responsabili del riscaldamento climatico. Aggravando la loro stima, gli esperti prevedono che un riscaldamento di appena 1,5 gradi centigradi in rapporto all’era pre industriale avrà i peggiori effetti della crisi nei prossimi 20 anni, meno di quanto era stato previsto nel 2018”.   

Così, scrive ancora Le Monde, con l’avvicinarsi dell’apertura della 26esima conferenza sul clima dell’Onu (Cop26), il prossimo primo novembre a Glasgow, gli impegni assunti dalla metà dei Paesi firmatari dell’accordo di Parigi restano insufficienti per raggiungere l’obiettivo centrale del trattato internazionale siglato nel 2015: limitare il riscaldamento climatico di almeno 2 gradi centigradi e se possibile a 1,5 gradi. Il nuovo rapporto, tuttavia, costituisce un allarme sull’urgenza assoluta per tutti gli Stati del pianeta a decarbonizzare le loro economia uscendo dai combustibili fossili. “Paradossalmente”, rileva Le Monde, “il nuovo allarme degli esperti fa eco alla serie di eventi climatici estremi che hanno colpito diverse popolazioni, anche nei Paesi sviluppati. Inondazioni mortali in Germania e in Belgio, aumento del caldo in Canada e negli Stati Uniti, incendi in Grecia e in Turchia: la responsabilità del riscaldamento climatico è chiaramente visibile nella ripetizione sempre più frequente di questi drammi. Inquiete, le opinioni pubbliche sono sempre più consapevoli dell’urgenza di agire”, allo scopo di evitare nuove catastrofi. I Piani di Rilancio e Resilienza post covid elaborati da numerosi Paesi - auspica Le Monde - devono costituire potenti acceleratori. Purtroppo, solo meno del 20% di loro sono “verdi”, secondo l’Onu. In Francia, il Consiglio di Stato ha dato nove mesi al governo per cambiare politiche e realizzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2030.

Il dibattito sulle decisioni urgenti e drastiche da prendere per lottare contro il riscaldamento climatico deve essere posto al centro delle elezioni presidenziali francesi. Al di là degli allarmi, è tempo di passare più risolutamente all’azione, dettagliando le prospettive positive di un mutamento mondiale in cui la posta in gioco non è altro che la salute dell’umanità.

L'autore

Pino Salerno