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Attualità

14 febbraio 2022

I giovani e la matematica: un intrigante dibattito francese

Due inchieste pubblicate nel 2020 hanno gettato l’allarme sulla riduzione del livello di apprendimento in matematica degli studenti francesi. L’inchiesta internazionale Timms (Trends in International Mathematics and Science Study) rivela una netta perdita di posizione internazionale degli studenti francesi sia nelle classi primarie che nei licei. La comparazione è effettuata su 20 Paesi. Dalla prima indagine Timms nel 1995, il punteggio medio degli studenti francesi si è ridotto in maniera significativa: gli studenti della classe quarta nel 2019 ottengono risultati equivalenti a quelli degli studenti della quinta classe nel 1995. L’altra inchiesta, quella del dispositivo Cedre (Cycle des évaluations disciplinaires réalisées sur échantillon), è interna al sistema nazionale dell’Istruzione francese e ha visto come protagonisti gli studenti della classe terza nel 2019. Essa conferma la riduzione dei livelli di apprendimento, rivelando soprattutto che, dal 2008, la proporzione degli studenti più bravi nel campione è passata dal 29% al 22%, mentre quella relativa ai meno bravi è passata dal 15% al 25%.

Alla luce di questi dati, si è aperta in Francia una vera e propria “questione matematica” nell’ambito del sistema complessivo dell’istruzione. Secondo alcuni esperti, la prima spiegazione di questa regressione interessa innanzitutto la formazione degli insegnanti, soprattutto nella scuola primaria. Più dell’80% degli insegnanti, di fatto, provengono da studi umanistici o di scienze sociali e dopo il liceo non hanno più avuto contatto con la matematica. Essi dunque hanno bisogno di una formazione specifica conseguente, ma non sembra che sia la principale preoccupazione dell’attuale ministro Blanquer. Nel 2015, una conferenza sull’insegnamento della matematica nelle scuole primarie organizzata dal Centre national d’étude des systèmes scolaires e dall’Institut français de l’éducation aveva già concluso che “il contenuto della formazione degli insegnanti è relativamente incerto e confuso, e non fa riferimento a contenuti specifici”.

L’interrogativo che dunque nel dibattito pubblico francese emerge è il seguente: la matematica è o no un elemento di cultura generale, oppure è solo uno strumento che ha a che fare con la vita professionale?

In Francia il dibattito non è nuovo, in realtà. In queste settimane, però, è stato rilanciato proprio dalle statistiche rilasciate dal Ministero dell’Istruzione nazionale, le quali mostrano che uno studente su tre abbandona questa disciplina subito dopo la seconda classe. Il fatto è che la riforma dei licei voluta dal Presidente Macron nel 2019 sostituisce i cicli con un sistema à la carte composto da un tronco comune e da opzioni individuali. La matematica non esiste nel tronco comune se non come componente di un “insegnamento scientifico” generale ed è divenuta materia opzionale all’interno di un insegnamento specifico. Così, di fatto, la matematica è quasi del tutto scomparsa dalle scuole francesi: appena il 37% degli studenti la sceglie come “specialità”, nell’ambito delle sei ore settimanali dedicate all’insegnamento delle scienze, ovvero in combinazione con la chimica e la fisica. Tuttavia, quella riforma ha fatto precipitare dal 90% al 59% la proporzione degli studenti che segue la matematica in una classe terminale. E la cosa più grave è che la riduzione colpisce soprattutto le studentesse, con una ulteriore riduzione del 7% di coloro che seguono un corso di matematica nelle classi terminali.

La riforma dei licei aveva come obiettivo quello di metter fine alla gerarchia delle discipline scientifiche, dove la matematica era la regina incontrastata. Tuttavia, per effetto di una sorta di eterogenesi dei fini, gli studenti, concentrati per lo più sulle materie umanistiche, hanno finito progressivamente per abbandonare la matematica, che così è divenuta sostanzialmente una disciplina specialistica per pochi. Insomma, la riforma dei licei, dicono in coro in Francia pedagogisti, filosofi dell’educazione e i giornali, produce effetti perversi che meritano di essere corretti. Il ministro Blanquer ha già annunciato dei correttivi, ma finora sembrano solo desideri più che veri e propri provvedimenti. E la penuria di docenti di matematica, che limita i margini di manovra del ministro, deve essere combattuta con l’aumento dei salari e delle condizioni di lavoro di una professione strategica.

Si impone dunque la reintroduzione della matematica nel tronco comune, al fine di evitare che gli studenti - ma soprattutto le studentesse - non escludano precocemente questa materia. Il punto decisivo, nel dibattito francese, è che le scelte vanno operate non sulla base di criteri amministrativi o corporativi, ma in funzione dei bisogni cognitivi e delle aspirazioni degli studenti e del Paese. Molti ritengono che sia la volta buona per investire risorse al fine di aiutare la Francia a ritrovare la sua tradizione di eccellenza in matematica e per favorire la sua partecipazione attiva alla rivoluzione tecnologica in corso.

L'autore

Pino Salerno